Un’iniziativa tutta italiana a Maputo

L’iniziativa di Cloros prevede la distribuzione di 15 mila sistemi di cottura efficienti a 7 mila e 500 famiglie residenti in due quartieri della capitale del Mozambico, Maputo

Circa 7 mila e 100 chilometri più a sud dell’Italia c’è il Mozambico, stato che ha sotto di sé soltanto il Sud Africa e che guarda dalla terraferma il Madagascar. Anche a così tanta distanza, tuttavia, l’eco di un importante progetto arriva fino alle nostre orecchie italiche; il merito è di Cloros, società che punta dritto in direzione di un ambiente migliore a 360 gradi e che ha una mission che viene perfettamente sintetizzata dalle “voci” presenti nel suo  sito: sostenibilità integrata, sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale, sostenibilità economica, efficienza energetica.
Dallo Stivale a Maputo – Il sodalizio tra una società completamente made in Italy ed una degli Stati dall’Africa nera si concretizza nel progetto Improvement Cooking Stoves in Maputo, ovvero – senza troppi giri di parole – migliorare le condizioni di vita e di salute della popolazione locale, riducendo le emissioni di CO2 provocate dalla combustione di carbone e diminuendo al contempo le morti per avvelenamento di gas tossici e incendi. Entrando più nei dettagli e sciorinando un po’ di numeri, l’iniziativa di Cloros prevede la distribuzione di 15 mila sistemi di cottura efficienti che vanno a soddisfare le necessità di 7 mila e 500 famiglie residenti in due quartieri della capitale del Mozambico, Maputo.
«Grazie all’utilizzo di questa tecnologia – spiegano dalla Cloros – sarà possibile ridurre fino al 50 % il consumo di biomassa usata per cucinare, eliminando l’immissione in atmosfera di circa tre tonnellate di anidride carbonica all’anno per ogni famiglia. In termini economici, questo si traduce in circa 190 dollari di risparmio annuo per le famiglie locali nell’acquisto di carbone; ma soprattutto significa una drastica riduzione degli effetti nocivi delle inalazioni dei fumi derivanti dalla combustione del carbone e una diminuzione dei processi di deforestazione e di degradamento forestale grazie al minor bisogno di legna per la produzione di carbone».

L’utilizzo di questa tecnologia eviterà l’immissione in atmosfera di 3 tonn. all’anno di Co2 per famiglia e porterà un risparmio di 190 dollari l’anno per l’acquisto di carbone a famiglia

Partner del progetto – Cloros ma non solo. La buona riuscita di questa interessante ed ambiziosa idea – le previsioni parlano di una realizzazione in sette anni – trova conforto nella partnership di altre associazioni ed enti: in particolare la fruttuosa sinergia con Carbon Sink, derivato dell’Università degli Studi di Firenze, e AVSI, organizzazione non governativa che opera in Mozambico dal 2000 nel “recupero” ed educazione di giovani dei quartieri più poveri e che si è resa disponibile nella distribuzione di tali sistemi di cottura.

Grande soddisfazione da parte degli attori delle associazioni in gioco, si pensa in grande e si pensa in modo concreto per lo sviluppo di un contesto che vive tra mille difficoltà. Il successo – previsto e prevedibile – dell’operazione potrà allargare in futuro i propri orizzonti anche nelle altre zone del Paese africano ed oltre, un exemplum virtuoso di come, tutto sommato con poco, si può fare molto.

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