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Un parco per le lame della Murgia barese

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Lama San Giorgio

Tutelare le lame aiuta la prevenzione idrogeologica. Il parere della dott.ssa Flaviana Defilo, geologa: «L’istituzione del Parco rappresenta un’opportunità di miglioramento delle condizioni di Lama San Giorgio e Lama Giotta»

Non è difficile definire in prima battuta le lame. Sono incisioni di origine fluviale poco profonde, che partono dalla Murgia barese per finire la loro corsa nel mare Adriatico. Tutto il tratto di costa che sottende le Murge baresi, da nord a sud, è caratterizzato dalla presenza di queste incisioni dal fondo piatto e pareti sub verticali scavate nei millenni dalle acque superficiali.

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Pare essere arrivato a buon fine l’iter per l’istituzione del “Parco Naturale regionale delle due lame” comprendente Lama San Giorgio e lama Giotta

Le lame espongono nella parte alta, dove presenti, le rocce tenere di colore giallo paglierino facilmente lavorabili e ricche di cavità di origine antropica; nella parte bassa, invece, affiorano le dure e bianche rocce calcaree stratificate tanto da sembrare in alcuni casi muri a secco; qui si rinvengono grotte naturali di origine carsica.

Lame “corridoi” ecologici

Le lame, con i loro percorsi a volte sinuosi e a volte rettilinei sono l’alveo di corsi d’acqua che diventano veri e propri torrenti solo in occasione di piogge rilevanti; lungo il percorso delle lame si sono sviluppati importanti insediamenti abitati e non è sbagliato definirle corridoi ecologici che collegano la Murgia al mare e vanno tutelate e valorizzate nell’interesse dell’ambiente e delle popolazioni che nei loro pressi vivono. le loro caratteristiche naturalistiche di biodiversità e geodiversità hanno fatto sì che, quindi, si attivassero percorsi normativi di valorizzazione ai fini della loro tutela e conservazione.

Proprio per capire meglio quale può essere il ruolo che le lame rivestono per la tutela del territorio e la difesa dell’ambiente e delle vite, ma anche il percorso per la valorizzazione delle lame a sud di Bari, abbiamo sentito l’esperta dott.ssa Flaviana Defilo, geologa, co-autrice dell’itinerario geo turistico del Basso Salento (L’itinerario è consultabile sul portale del progetto geositi della Puglia).

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A che punto è l’iter normativo per valorizzare le Lame del sud barese?

«Il percorso per la valorizzazione delle due lame del nostro territorio, Lama San Giorgio e Lama Giotta, sembra essere arrivato a una svolta; c’è infatti la volontà della politica locale di sollecitare una rapida ripresa dei lavori per l’elaborazione dello schema del disegno di legge regionale d’istituzione del “Parco Naturale regionale delle due lame”. I lavori sono fermi al documento d’indirizzo formulato nella Pre-conferenza di servizi nel settembre 2007.

A partire dalla Legge regionale n. 19 del 1997, che recepiva la Legge Quadro delle Aree Protette, attraverso vari step, tra cui ricordiamo l’intesa fondamentale raggiunta nel 2002 tra Regione e Comuni interessati (Bari, Triggiano, Noicattaro, Rutigliano, Sammichele di Bari, Casamassima e Gioia del Colle), si è perimetrata l’area del parco e sono state definite le peculiarità paesaggistiche, ambientali e gli ecosistemi da salvaguardare e valorizzare.

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Le lame potrebbero essere valorizzate grazie a percorsi naturalistici in grado di conciliare l’habitat naturale con la promozione turistica del territorio

Lo scopo di istituire l’area parco serviva anche per risanare la situazione di forte degrado in cui versano attualmente le due aree per effetto di anni d’incuria e attività antropiche scriteriate e rivalutare il ruolo che queste aree ricoprono in questo tratto della fascia costiera adriatica a sud di Bari».

Perché è necessario tutelare le lame?

«Si tratta di elementi del nostro paesaggio molto significativi, perché in uno scenario suggestivo di affioramenti di rocce calcaree e calcareniti con le tipiche “terre rosse” e tratti a macchia mediterranea, si rinvengono grotte naturali e cavità di origine antropica che rappresentano testimonianze di attività millenarie di grande valore storico e archeologico. Ma al di sopra di tali aspetti più legati al paesaggio o alla cultura, queste incisioni poco profonde fanno parte di un fitto reticolo di corsi d’acqua a carattere torrentizio che svolge un’importante funzione idrogeologica: la difesa dei territori costieri dalle piene provenienti dall’area murgiana».

E’ un vantaggio o uno svantaggio?

In occasione di piogge particolarmente intense, quando si arriva alla saturazione dei terreni e l’acqua non riesce più a infiltrarsi nel sottosuolo, questa si concentra sul fondo delle lame e si accumula creando la cosiddetta piena che arriva in poche ore fino alla mare, che è lo sbocco naturale delle lame. Ricordiamo al proposito i tragici eventi dell’ottobre 2005, quando un evento meteorico eccezionale ha letteralmente spazzato ampi tratti di vigneti a tendone e alcune recinzioni in muratura che sbarravano l’alveo della Lama San Giorgio, provocando anche una vittima che fu travolta dall’ondata della piena in prossimità della foce».

Quali interventi di valorizzazione possono avere un’efficacia anche dal punto di vista idrogeologico?

«L’istituzione del Parco da questo punto di vista rappresenta sicuramente un’opportunità di miglioramento delle condizioni ambientali e idrauliche delle due lame, lì dove misure di tutela e ripristino della vegetazione autoctona, in particolare in prossimità delle sponde, la pulizia degli alvei (anche da materiali di risulta scaricati dall’uomo e a volte inquinanti) e il ripristino dei manufatti storici come i muretti a secco nelle aree adiacenti all’alveo, possono contribuire ad aumentare le condizioni di funzionalità idraulica del reticolo oltre che il valore paesaggistico».

Più nel concreto?

«Si confida, per il momento, nel lavoro della buona politica perché riesca a valorizzare il territorio con la promozione di attività compatibili con gli habitat naturali. Un esempio concreto potrebbe essere l’individuazione di “percorsi naturalistici“. Questi rappresentano un’offerta turistica non tradizionale in grado di attirare un pubblico interessato e responsabile, con ricadute senz’altro interessanti per gli operatori commerciali del territorio».

Le foto sono della dott.ssa  Flaviana Defilo)

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