Trivellazioni in adriatico, Greenpeace: Italia intervenga sui piani della Croazia

Greenpeace ha scritto ai ministri Gentiloni, Galletti e Guidi per sollecitare il governo italiano a chiedere alla Repubblica di Croazia di essere consultato e incluso nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) in corso, riguardo ai piani di sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio nell’Adriatico croato.

L’Italia è chiaramente parte in causa nella “strategia fossile” croata. Per questo, Greenpeace chiede che il governo si attivi per garantire la vita e il futuro del nostro mare e, si legge nella lettera, sollecita l’esecutivo “ad avvalersi dei meccanismi previsti dalla Convenzione di Espoo dell’UN/ECE sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) in un contesto transfrontaliero; e dunque a esigere dalla Croazia un diritto di consultazione”.

La Croazia ha avviato un piano di sfruttamento intensivo delle sue risorse nazionali di idrocarburi nel Mare Adriatico. Dopo un’estesa attività di prospezioni geosismiche, sono state avviate le prime procedure per l’assegnazione dei diritti di ricerca in questa aree, ancor prima della conclusione della VAS, con l’assegnazione di dieci concessioni a cinque compagnie, tra cui l’italiana ENI. Una VAS vera e propria è infine stata pubblicata lo scorso 16 gennaio.

«Il piano del governo di Zagabria è lacunoso e potenzialmente disastroso per l’Adriatico – dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace -, un mare fragile e già sotto stress, che per l’Italia rappresenta una risorsa preziosa. Vogliamo un Adriatico trasformato in una specie di Texas a poche miglia dalle nostre coste? È questo il futuro che prevediamo per il nostro mare, per le nostre comunità costiere e per chi di quel mare vive?», conclude Boraschi.

La Croazia intende trivellare la quasi totalità dei suoi mari, non risulta infatti un limite ai pozzi e alle piattaforme previste. Nell’ambito di queste operazioni, non sono considerati gli effetti transfrontalieri, così come sono ignorate misure di tutela per aree cruciali per la riproduzione di specie ittiche di importanza commerciale anche per la flotta peschereccia italiana. Ugualmente appaiono trascurati gli impatti sul turismo. Alcune trivellazioni potrebbero inoltre essere realizzate su fondali profondissimi, oltre i mille metri. Le attività di estrazione classificate come “ultra deep drilling” sono particolarmente rischiose: la tragedia della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico, in tal senso, dovrebbe indurre a non correre mai più rischi di quel genere.

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