
Il Distretto, guidato da Beppe Bratta, si pone l’obiettivo di creare sinergie tra le imprese e il mondo della ricerca
Il Distretto delle Energie rinnovabili e dell’Efficienza energetica è uno dei distretti riconosciuti dalla Regione Puglia che si occupa di creare sinergie tra il mondo produttivo e tutto il mondo associativo, della ricerca e della didattica. Sono 300 le aziende che fanno parte del Distretto dal nome suggestivo di “La Nuova Energia”, che gode anche del supporto di tutte e cinque le università pugliesi. Promuovere sinergie, efficienza energetica, riducendo così i consumi e favorendo la produzione di energia da fonti rinnovabili sono gli obiettivi perseguiti.
Noi di Ambient&Ambienti abbiamo parlato con il presidente del Distretto, Beppe Bratta.
La Puglia leader nell’energia rinnovabile
Presidente Bratta, qual è lo stato dell’arte della transizione energetica in Puglia?

«La Puglia è la prima regione in Italia, in termini di produzione di energie rinnovabili. Noi produciamo circa il doppio di quello che consumiamo, quindi siamo un esportatore di energia rinnovabile verso le altre regioni d’Italia. Questo è dovuto soprattutto ai primati di energia da fonte rinnovabile dell’eolico e del fotovoltaico traguardati negli anni 2009- 2012. In Puglia, infatti, c’era una legge regionale che facilitava in modo particolare l’implementazione degli impianti da fonti rinnovabili e quindi questo vantaggio competitivo è poi rimasto nel tempo, proprio perché la nostra regione ha, dal punto di vista morfologico, una vocazione alla produzione di energia; infatti è una terra dove, grazie alla presenza di sole nell’arco di tutto l’anno, mediamente per ogni kilowatt installato si producono circa 1.400 kilowattora. E poi nel Foggiano e in alcune zone del Salento, c’è una larga produzione di energia dal vento».
“La sfida dei prossimi anni sarà sullo storage”
Però immagino ci siano anche delle criticità.
«Le criticità sono innumerevoli. Questo è un settore che si basa sempre su due pilastri: quello tecnologico e quello autorizzativo e burocratico. Quello tecnologico è in continua evoluzione e non dipende solo dalle competenze tecniche della nostra regione, ma è legato ad un contesto europeo e mondiale. Se penso, ad esempio, agli impianti fotovoltaici nel 2010 e a quelli realizzati oggi, posso dire che hanno quasi raddoppiato l’efficienza. Significa che nello stesso spazio si produce quasi il doppio di energia da fonte solare. Nei prossimi anni, la vera sfida prioritaria sarà sulle batterie, ovvero sullo storage, cioè la possibilità di conservarsi l’energia autoprodotta a un costo abbastanza sostenibile. La parte più critica è quella normativa, nel senso che nel nostro Paese realizzare un impianto che sia piccolo o che sia medio che sia grande ha degli iter autorizzativi abbastanza complessi e che hanno anche un costo. Tutto questo rappresenta il vero ostacolo allo sviluppo di questo settore che avrebbe bisogno di una transizione burocratica».
Energia pulita: le opportunità sul territorio

In Puglia ci sono anche aziende estere che investono in questo settore?
«Ci sono due tipologie di aziende, quelle che investono in progetti per produrre energia e di queste ne abbiamo tantissime, perché la sostenibilità è anche di carattere economico. Poi ci sono molti soggetti che anche grazie alla politica di incentivazione della Regione stanno implementando attività produttive sul territorio con nuove fabbriche di produzione di componenti di pannelli, di turbine eoliche che si stanno insediando nel contesto regionale, per essere sia più vicini al mercato e sia perché qui ci sono tutte le competenze professionali di cui hanno bisogno».
La transizione energetica, pur essendo essenziale per affrontare il cambiamento climatico e migliorare l’ambiente, può generare alcuni problemi con gli ambientalisti. Lei cosa ne pensa?
«In passato la sostenibilità energetica e ambientale è stata sfruttata anche politicamente. Personalmente penso che lo sviluppo di questo settore non debba essere legato ad un colore politico, al contrario debba corrispondere agli interessi delle persone, agli interessi ambientali, agli interessi economici. Non sono un ambientaloide, non sono cioè una persona che strumentalizza l’ambiente per fini politici; sono un ambientalista che crea valore ogni giorno col proprio lavoro, con un approccio completamente diverso».


