Torre Tresca, bonifica in corso a Bari ma non si sa nulla della tutela storica – IL VIDEO

Il cantiere di Torre Tresca a Bari

Le ruspe sono al lavoro ma come si preserverà la storia?

 

È in corso a Bari la bonifica dell’area di Torre Tresca, un luogo della memoria legato alla seconda guerra mondiale, alla presenza di siti di natura archeologica ma anche una zona di abbandono e degrado che nel tempo si è trasformata in una discarica.

Da alcuni giorni sono in corso scavi che hanno allertato ambientalisti e gruppi civici tra cui Archeoclub di Bari, che ha scritto alla Soprintendenza di Bari nel timore di potenziali danni a ipogei, insediamenti rupestri, aree sottoposte a vincolo in prossimità della chiesetta abbandonata di San Vito. Ruspe e movimentazione terra sembrano raccontare più di una ripulitura dai rifiuti, anche perché nella zona dovrebbe sorgere la fermata Stadio della linea ferroviaria Bari-Bitritto. Finanziata con fondi provenienti dal Pnnr, dovrebbe essere attivata entro il 2026.

Nei giorni scorsi, dopo un sopralluogo, le associazioni ambientaliste Fronte Verde, Fare Verde e Onda Verde hanno chiesto e ottenuto un incontro con la Ripartizione Edilizia Privata del Comune di Bari per avere riscontri sul cantiere in attesa di un successivo confronto con la Sovrintendenza, il neosindaco Leccese e il futuro assessore.

A gennaio l’Agenzia del Demanio ha aggiudicato ad una società di Lucera il “servizio di rimozione, raccolta, selezione, trasporto e smaltimento/recupero dei rifiuti presenti nel compendio di proprietà dello Stato denominato Torre Tresca, per un importo di 2,2 milioni di euro da completare entro 240 giorni.

La ditta incaricata, oltre a rimuovere i rifiuti, catalogarli e conferirli in discarica, considerato che molti sono risultati pericolosi, dovrà fare lavori di scavo e piccole demolizioni. Ma anche provvedere, si legge nel capitolato di gara, al “riempimento dei vuoti rimanenti dalle operazioni di scavo e nella ricostruzione superficiale dei livelli per ripristinare lo stato dei luoghi.

Già nel 2021 il Demanio aveva predisposto “Indagini ambientali di caratterizzazione dei rifiuti propedeutiche alla bonifica del complesso Torre Tresca”.

Se la ripulitura dell’area era necessaria da anni, cosa si sta facendo per preservare la memoria e la conservazione dei luoghi? 

Ph Regione Puglia presentazione della guida In Viaggio nella memoria

Ovviamente non è possibile che si ritenga esaudito l’obiettivo della tutela storica dopo la sola pubblicazione di una guida, il primo itinerario della Memoria dedicato a turisti, studenti delle scuole e agli stessi pugliesi messo a punto dall’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, e pubblicato sul sito turistico di Pugliapromozione.

Leggi Turismo della Memoria: itinerario nella Bari dell’Antifascismo e della Resistenza

Presentandola, lo storico Vito Antonio Leuzzi, dell’Ipsaic disse: Nella costruzione di questi sentieri della memoria si e? posto l’accento su alcune caratteristiche paesaggistiche, artistiche e culturali del territorio regionale, che consentono al visitatore di cogliere anche le specificita? geo-antropiche delle diverse aree. Con questa guida si tenta di rispondere all’esigenza di salvaguardare la memoria, nella convinzione che la sua trasmissione possa aumentare la consapevolezza di cio? che e? accaduto, trasformando la storia in storia comune, rendendola sentire condiviso e aspetto fondante dell’identita? collettiva”.

Ma perché è importante Torre Tresca?

La parte più antica fa riferimento a un insediamento di epoca neolitica per cui sono stati fatti diversi scavi e saggi archeologici e da cui è emerso principalmente vasellame. L’area non lontana da Ceglie e Carbonara, altra zona ricca di insediamenti preistorici, era caratterizzata dalla presenza del torrente Picone, una lama dove migliaia di anni fa scorreva un fiume proveniente dalla Murgia, che la rendeva un luogo agevole agli insediamenti umani.

Invece, il complesso ipogeo che si trova all’interno del recinto della masseria (1685) è costituito da un grande vano, che probabilmente in origine era diviso in vari ambienti e in seguito a un crollo fu voltato a sesto acuto, e da un corridoio intorno al quale si dispongono altri vani. Sono state ritrovate tre macine in pietra, testimonianza del fatto che alcuni ambienti fossero adibiti a trappeto. Nel piano di campagna soprastante sono state rinvenute delle sepolture, in parte visibili nelle volte del complesso perché intercettate nei lavori di escavazione della struttura ipogea. Come spiega il catalogo Iccd del ministero della Cultura, “Questo ipogeo si può considerare il prototipo degli insediamenti rupestri in terra di Bari, anche se si differenzia da questi per le modalità costruttive: fu progettato e costruito in unico tempo e non ha subito negli anni alcuna modifica o ampliamento. Pur essendo stato parzialmente distrutto dalla realizzazione della circonvallazione di Bari, la pianta è ancora leggibile ed evidenzia la presenza di un atrio, di un criptoportico che si sviluppa su tutti e quattro i lati e di un corridoio che porta ai vani più interni destinati alle attività produttive (palmento, cantina). La chiesa, costituita da un semplice vano rettangolare, presenta i resti di un altare a parete. Sulle pareti esterne e interne sono visibili incisioni a croce”.

Complesso ipogeo di Masseria Tresca (Ph itineraridigitali.cultura.gov.it)

Vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Bari Barletta-Andria-Trani e Foggia c’è poi una masseria.  “La parte centrale è costituita da una torre a cui si aggregano altri corpi di fabbrica con locali al piano terra adibiti a frantoio e stalle e ad ambienti al piano superiore coperti da tetto a padiglione e a crociera. Di interessante valore – spiega il catalogo dei beni culturali – è un complesso ipogeo ubicato fuori dal recinto murario il cui accesso è collocato sul lato a sud-ovest, dove è in opera un ingresso architravato su cui si legge A.D. 1685”.

La parte più moderna della storia di Torre Tresca risale all’uso dell’area durante la II guerra mondiale. La zona è stata usata come Campo per prigionieri di guerra dal maggio 1941. Alle dipendenze del IX Corpo d’Armata del Regio Esercito, in parte attendato e in parte baraccato, poteva ospitare 500 ufficiali e 3.626 sottufficiali più la truppa e fu ampliato fino al giugno 1942. Gli internati erano inglesi, australiani, inglesi, sudafricani, neozelandesi, canadesi, americani, ciprioti, mediorientali, ex jugoslavi, greci.

Settimane dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gli alleati anglo-americani o meglio i responsabili dell’Amgot (Allied Military Government of Occupied Territories – Amministrazione Militare Alleata dei Territori Occupati) decisero di utilizzare l’ex campo di concentramento militare come centro di accoglienza e smistamento di profughi iugoslavi, albanesi, greci e, in particolare, di ebrei di diversa nazionalità provenienti dall’area balcanica, assieme a connazionali rimpatriati dalla Dalmazia, da Corfù e da Patrasso. Nel “Transit Camp n. 1” i profughi venivano registrati, visitati da medici, curati e riforniti di abiti. Oltre al reparto per la quarantena, una zona del campo era destinata ad accogliere i profughi per un soggiorno più lungo e fra loro trovarono rifugio anche migliaia di ebrei tra cui diversi sopravvissuti del lager di Auschwitz. Una parte dei profughi venne poi trasferita in altre località della provincia.

Nel dopoguerra il posto dei profughi fu occupato da diverse centinaia di famiglie della Città vecchia duramente colpita dagli eventi bellici, in particolare il bombardamento tedesco del 2 dicembre 1943 e l’esplosione del piroscafo “Charles Henderson” del 9 aprile 1945 che distrusse molte abitazioni a ridosso del porto nella città vecchia.  Molti di loro poi, trovarono casa nel quartiere popolare del San Paolo negli anni ’60.

Ad eccezione della chiesetta edificata agli inizi degli anni ’50 al posto di una precedente costruzione in legno, affidata ai cappuccini della vicina Santa Fara, sia gli edifici in muratura che le baracche di legno furono demolite agli inizi degli anni ’60. La chiesa fu attiva fino al 1967: l’anno successivo il quartiere fu cancellato e la chiesa abbandonata.

Per capire la storia e i luoghi vi consigliamo di visionare il video realizzato da nell’ambito del progetto Raccontate. Non tacete! con i testi dello storico dell’antifascimo Vito Antonio Leuzzi, di Giulio Esposito, Annabella De Robertis, Mariano Argentieri, le riprese con drone di Rino Peluso, le illustrazioni di Donato Sciannimanico. Il video è stato realizzato nell’ambito del progetto curato da Mariano Argentieri e dal  Centro di Documentazione per la Legalità e la Nonviolenza “Antonino Caponnetto” del Municipio 2 di Bari, gestito dalla Coop. Soc. Il Nuovo Fantarca.

Area abbandonata da decenni

Il cantiere di Torre Tresca a Bari

Nel 2007, l’area concessa nel 2002 in uso governativo al Corpo Forestale dello Stato e al Cnr con l’iniziale intenzione di costruirci una sede operativa, è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza, dopo la realizzazione di una recinzione in muratura.

Nel 2010 era emerso che il sito era potenzialmente contaminato e per questo l’Agenzia del Demanio aveva affidato le indagini ambientali per la caratterizzazione preventiva alla bonifica, alla rimozione dei rifiuti abbandonati in modo incontrollato. Nel 2019 un tavolo tecnico aveva disposto la messa in sicurezza dell’area interessata da cemento-amianto con un progetto esecutivo del 2023, dopo aver ottenuto la compatibilità paesaggistica dell’intervento proprio tenendo conto del fatto che “l’area di intervento è prossima al bene culturale ‘Insediamento rupestre Torre Tresca’ asse nord-sud (ex casale di Sao o ipogeo Mola) sottoposto a tutela, oltre che adiacente a diverse segnalazioni archeologiche e interferente, seppur in minima parte, con la segnalazione archeologica ‘Insediamento neolitico Tondo di Carbonara'”.

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