Rio+20: le aspettative e le preoccupazioni dell’UE

Al via il Summit dell’ONU sullo sviluppo sostenibile. Green Economy e lotta alla povertà i temi caldi. Quale sarà l’esito senza i grandi della Terra?

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Rio si prepara per la Conferenza dell'Onu sullo sviluppo sostenibile

La Conferenza internazionale dell’Onu sullo sviluppo sostenibile, , apertasi il 13 giugno a Rio de Janeiro, è iniziata con una riunione del comitato preparatorio (13-15 giugno) e il cosiddetto Summit dei popoli (15-20 giugno), cui stanno partecipando Ong provenienti da ogni parte del mondo. Entrambi gli eventi anticipano il vertice vero e proprio dei capi di Stato, che si terrà dal 20 al 22 giugno. A quanto pare, le preoccupazioni riguardanti l’esito del vertice mondiale più importante sulle questioni ambientali, sono legate proprio alla riunione dei capi di Stato, dal momento che i grandi della Terra hanno confermato la loro assenza, a partire dal presidente Usa, Barack Obama, passando dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, e dal primo ministro britannico, David Cameron.

Di certo non mancherà il Commissario europeo per l’ambiente, Janez Potocnik, il quale cercherà di far rivalere la posizione dell’UE. Lo stesso Potocnik aveva espresso, durante i negoziati di New York, lo scorso 3 giugno, il «suo dispiacere per la mancanza di progressi» in quanto aveva sperato «che un maggior numero di protagonisti avrebbero riflettuto in modo più urgente nelle ultime settimane sulle questioni sul tavolo delle trattative».

Ban Ki Moon, Segretario Generale dell'ONU

Ma quale sarà la posizione dell’UE in merito ai due temi fondamentali del Summit, ossia la e la lotta contro la povertà? A tal proposito una comunicazione della Commissione UE definisce il “cosa, come e chi” del passaggio a un’economia verde e propone azioni specifiche che potrebbero essere attuate a livello internazionale, nazionale e locale. I punti principali sono i seguenti: investire in risorse chiave e capitale naturale. Si tratta di risorse idriche, energie rinnovabili, risorse marine, biodiversità e servizi eco-sistemici, agricoltura sostenibile, foreste, rifiuti e riciclaggio. Questi settori forniscono sostentamento a milioni di persone e possono contribuire ad alleviare la povertà. Inoltre, in futuro potrebbero diventare settori chiave della crescita economica e dei mercati mondiali. Il secondo punto è la combinazione di strumenti normativi e di mercato, come l’introduzione delle eco-tasse, l’eliminazione di sovvenzioni controproducenti sotto il profilo ambientale, la mobilitazione di risorse finanziarie pubbliche e private. Per l’UE occorre mettere a punto indicatori che permettano di misurare il progresso in senso più ampio, ossia tenendo conto degli aspetti ambientali e sociali, parallelamente al PIL. Infine migliorare la governance e incoraggiare la partecipazione del settore privato sono gli ultimi aspetti importanti menzionati nella comunicazione. In questo caso si tratta di consolidare e razionalizzare le strutture attuali di governance internazionale (ad esempio potenziando il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – UNEP).

Amazzonia, il polmone verde del Pianeta

Dunque, nonostante le premesse non siano delle migliori, Janez Potocnik sostiene che «la conferenza Rio+20 può segnare l’inizio della transizione verso un’economia verde in tutto il mondo. È fondamentale, ha continuato Potocnik, che gli Stati, qualunque sia il loro grado di sviluppo, gestiscano in modo sostenibile le risorse e il capitale naturale. Per i Paesi in via di sviluppo può trattarsi di una grande opportunità, perché le risorse e il capitale naturale sono intrinsecamente legati alla lotta contro la povertà. Per ottenere questi risultati a livello globale occorre creare le condizioni di mercato e normative adeguate a livello mondiale».

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