Funi: l’immagine che abita la materia

Dal 27 maggio al 4 giugno il Museo Civico di San Parasceve di Ginosa ospita una mostra di fotografia e gioielli riciclati. Ambiente&Ambienti intervista le due giovani creatrici tarantine

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Da sinistra Cinzia Miiccoli e Irene Spedicato

Due donne, due creatrici, due passioni: e un’amicizia che si trasforma in un’esperienza artistica comune. Ad unire le giovani tarantine Irene Spedicato e Cinzia Miccoli è prima di tutto l’amore per la bellezza e la natura, oltre che il bisogno di comunicare agli altri la loro visione interiore del mondo. Cinzia, appassionata di , e Irene, che oltre alla sua esperienza pittorica e grafica si dedica alla creazione di monili originali, hanno deciso di trasformare questo dialogo tra ricerche diverse nel progetto di una mostra comune: Funi, che è appunto un dialogo tra l’immagine (le foto) e la materia (i riciclati). Linguaggi diversi che approdano ad una grammatica condivisa, uniti perché entrambi sospesi tra ricordo sensoriale e desiderio di reificazione.

Migrazioni. Un particolare dell'installazione artistica

«Mi piace molto la fotografia- rivela Cinzia Miccoli- Mi permette di dire fino in fondo quello che vedo e che sento, ciò che mi coinvolge fin nelle viscere. Le mie foto sono immagini semplici, di luoghi della natura. Mi ci vorrebbero troppe parole per comunicare le sensazioni di un tramonto o di un cielo di nuvole, ma amo il silenzio e la fotografia mi permette di esprimermi utilizzando tutte le mie parole non dette. Alcuni amici, vedendo le mie foto mi hanno incoraggiata, così un giorno ho detto a Irene : perché non mettiamo assieme le nostre emozioni? Inizio io, faccio una foto, tu la guardi e con le mani le dai una forma. Così è nata Funi». Tramonti infuocati, cieli frastagliati di nuvole, visioni rubate di angoli ameni si trasformano in pendenti da portare al collo o alle orecchie, quasi a ricordarci che ciò che vediamo, ciò che ci circonda, è quanto di più prezioso ci possa appartenere. E che ciò che ci appartiene deve essere conservato con preziosa cura. 

Tra i tanti materiali riciclabili Irene Spedicato ha scelto la per la creazione di gioielli. «Lavorare con la carta è stato un colpo di fulmine. E’ successo durante la frequentazione di un’associazione che si occupava di artistico. Mi piace la trasparenza della carta –afferma Irene- l’infinito suo modo di manifestarsi; si può tagliare, piegare, colorare…E poi il suo essere fragile con una incredibile forza nascosta: basta lavorarla e diventa resistente come pietra, pur conservando la sua dote di leggerezza. Sto lavorando sulla creazione di gioielli di materiale riciclato perché è intrigante lanciare il messaggio che si può trasformare la spazzatura in oro. Come una trasposizione della favola del brutto anatroccolo, un pezzetto di anonimo cartone riesce a trasformarsi in oggetto fashion».

Tramonto. Un particolare dell'installazione artistica

Non manca quindi una filosofia dell’arte ispirata all’ecologia ed al rispetto della natura, in particolare rispetto al tema dell’aumento esponenziale dei nelle nostre città ed alla difficoltà di gestirne un corretto riciclo. «I – conclude la Spedicato- sono diventati ormai un problema gravissimo. Stanno sommergendo il pianeta. Per aprire nuove discariche si deturpano anche siti di rilevanza artistica, storica e ambientale . Si costruiscono inceneritori procurando grave inquinamento. E’ un problema che andrebbe affrontato molto seriamente, cominciando dall’educazione dei cittadini e nelle scuole. Il rifiuto può diventare risorsa. Nel mio piccolo, preferisco riutilizzare gli involucri dei vari prodotti, le scatole, i volantini pubblicitari e dargli nuova vita, invece di contribuire e creare un altro pezzetto di inquinamento. La scelta che faccio nel mio lavoro di ricerca creativa mi fa sentire personalmente più pulita ed in armonia con il mondo e le persone».

Funi è ospitata al Museo Civico del Territorio “Santa Parasceve” di , presso il Palazzo della Cultura, a partire dal vernissage programmato il 27 maggio, e sarà aperta al pubblico fino al 4 giugno.

 

 

 

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