Riciclo della plastica, una visione alternativa

Il Consorzio CARPI raccoglie e ricicla il 50% della plastica derivante dagli imballaggi secondari e terziari. Ma il decreto Monti mette in forse questa attività.  A rischio 200mila tonnellate di plastica

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Quando pensiamo alla di carta, vetro e plastica e al che ne consegue, pensiamo ai urbani e domestici  gestiti in genere da aziende comunali; ma esistono anche i prodotti dalle aziende di tutti i settori – agricolo, industriale, commerciale –  che seguono altre strade di raccolta e :sono i cosiddetti “rifiuti secondari e terziari” e i rifiuti in plastica ne costituiscono una parte importante. Dove e come smaltirli? Il (Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia) fondato nel 2007, si è posto sul mercato di tutto il territorio nazionale nel settore degli imballaggi di plastica secondari e terziari, una tipologia di imballaggio che non rientra nel circuito dei rifiuti urbani e domestici. (art.224 comma 8 D.Lgs. 152/06).

Il Decreto sulle liberalizzazioni impedisce nei fatti di raccogliere e riciclare plastica prodotta da altre aziende

La caratteristica principale del Consorzio CARPI è quella di aver saputo amalgamare aziende concorrenti tra loro ed essere riuscito a rappresentare tutta la filiera degli imballaggi in plastica, raccolta, riciclo, produzione di materia prima seconda (MPS). Con le sue 30 aziende consorziate CARPI attualmente raccoglie e ricicla il 50% della plastica derivante dagli imballaggi secondari e terziari. Qualche numero aiuta a capire la portata del settore: in Italia si raccolgono e si recuperano circa 710.mila tonnellate di plastica di cui 355.mila derivano da raccolta urbana e domestica e sono di competenza di (Consorzio Nazionale perla Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), le restanti 355mila sono di competenza del circuito indipendente e di questa quota Carpi raccoglie e ricicla circa 200mila tonnellate.

Una fase della lavorazione dei materiali nella sede del Consorzio CARPI

Con il nuovo Governo Monti hanno avuto nuovi spazi le liberalizzazioni

 che sulla carta avrebbero dovuto facilitare i sistemi gestionali autonomi anche nel campo del riciclo della plastica; invece l’art. 26 che originariamente doveva favorire la raccolta dei rifiuti anche da parte di nuove realtà produttive nel mercato dei rifiuti speciali (non urbani), è stato modificato a sfavore dello sviluppo economico del settore. Tutta colpa di una parola inserita all’ultimo minuto “proprio” che obbliga i riciclatori a raccogliere solo i rifiuti di plastica che sono stati riciclati da loro stessi. Una sorta di circolo chiuso che impedisce di raccogliere e riciclare plastica prodotta da altre aziende. «Non si è tenuto conto di quanto indicato dalla Commissione Europea e di quanto evidenziato più volte dall’Autorità Antitrust – commenta il direttore generale del Consorzio CARPI Alfeo Mozzato – ossia di come il settore della gestione dei rifiuti di imballaggio in Italia è da sempre caratterizzato da forti criticità a livello concorrenziale».

Il Consorzio CARPI è gestore del Sistema PARI

(Piano per la gestione Autonoma dei Rifiuti di Imballaggio), il primo sistema di gestione autonoma dei “propri” rifiuti di imballaggio in plastica (previsto dall’art.221 del Testo Unico Ambientale) che assicura a un produttore di imballaggi la corretta gestione dei rifiuti, il pieno rispetto degli obblighi comunitari e il totale impiego dei rifiuti raccolti nella catena del riciclo e della produzione di nuovi materiali.

L'avvio del processo di lavorazione degli imballaggi
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One Response to Riciclo della plastica, una visione alternativa

  1. antonio dicono:

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