Inverno 2008 – 2009. Centinaia di capi di ovini sono stati prelevati dalle masserie del tarantino in esecuzione di una ordinanza emessa dalla Regione Puglia perché nelle carni degli animali, trasportati al macello per essere abbattuti, sono stati riscontrati valori di diossina superiori al limite di legge. I periti hanno confermato all’autorità giudiziaria che esiste un’elevata correlazione tra il profilo della diossina emessa dall’Ilva di Taranto e quella riscontrata nelle carni di pecore e capre, così come sui terreni, nel raggio di 20 km e con molta probabilità anche oltre, di distanza dalla zona industriale.
Le diossine per la loro natura generano il fenomeno del bioaccumulo, entrano nella catena alimentare e giungono all’uomo. Si comprende, quindi, perché nel latte di tre giovani mamme tarantine che allattavano al seno i neonati è stata trovata una quantità di diossina, in percentuale, di circa trenta volte superiore ai limiti imposti dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità e a quella assunta normalmente da animali di pascolo.
Desta certamente preoccupazione sapere che gli uomini come le pecore sono vittime dell’inquinamento diffuso. Espressione di tanta giustificata preoccupazione è il titolo che, Liliana Cori, antropologa dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha dato al suo libro: «Se fossi una pecora, verrei abbattuta?». Un manuale sulla valutazione del rischio sanitario connesso all’inquinamento ambientale che la ricercatrice ha fatto conoscere agli studenti della quinta A di meccanica dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Augusto Righi” di Taranto, per approfondire le questioni relative all’inquinamento da diossina. Gli studenti, infatti, erano impegnati nel progetto “Dioxin free”, nato «in seguito ad una riflessione sulle “vie di uscita” dalla grave situazione collegata alla contaminazione da diossina evidenziata da PeaceLink a Taranto e confermata dalle analisi dell’Arpa e della Asl»; è il progetto che definisce le procedure per assegnare il marchio “libero da diossina” ad alcuni alimenti che superano severi controlli di laboratorio.
Il progetto “Dioxin Free”, presentato dagli studenti insieme con il professore di lettere e presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, nell’ambito delle attività didattiche nazionali “Senato per ragazzi”, si è classificato primo in Italia.
Marco Morelli, lo studente che ha fatto da relatore del progetto, ha sintetizzato così il senso complessivo del progetto didattico cui la classe ha partecipato: «Il nostro testo mira a definire un marchio di qualità denominato “Dioxin Free” che consente al consumatore di conoscere la quantità di diossine e pcb (policlorobifenili) presenti nell’alimento che acquista. Tale marchio di qualità viene rilasciato solo se gli esami di laboratorio attestano quantità di diossine e pcb inferiori a soglie minimali che il disegno di legge fissa a tutela dei consumatori e della loro sicurezza alimentare».
L’iniziativa, promossa dal Senato della Repubblica in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, intende offrire ai giovani nuovi strumenti di partecipazione alla vita pubblica, come e.workshop Senato dei Ragazzi, uno spazio di discussione dei progetti di legge vincitori del bando nazionale. Ai ragazzi registrati, è offerta quindi la possibilità di prendere coscienza dei meccanismi di formazione di una legge e soprattutto delle mediazioni necessarie ad un dibattito politico, di votare i disegni di legge che reputano più interessanti e anche proporre emendamenti.
La notizia del risultato conseguito dai ragazzi del Righi è stata comunicata dal Senato della Repubblica che ha inviato al dirigente scolastico ingegner Vincenzo Giancarlo Dentico un’apposita targa di riconoscimento.





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