La “corsa” alla sostenibilità del tonno in scatola è diventato un traguardo da raggiungere da parte delle aziende. Anche i volontari Greenpeace si mobilitano travestiti da lattine di “tonno in trappola” in 26 città italiane, tra cui Milano, Genova, Roma e Palermo, per denunciare i metodi di pesca distruttivi. Sotto accusa sono le reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (FAD), responsabili della cattura di esemplari giovani di tonno e numerose specie marine, tra cui squali, mante e tartarughe. Nelle piazze e nei supermercati delle principali città italiane sono stati distribuiti i volantini con la nuova classifica; ai consumatori, informati sulla sostenibilità delle scatolette che mettono nel carrello della spesa, è stato chiesto di firmare la petizione su www.tonnointrappola.it per cambiare i metodi di pesca.
L’associazione, inoltre, ha stilato la terza edizione della classifica “Rompiscatole”, dalla quale è emerso l’impegno di molte aziende verso una maggiore trasparenza. Entro la fine del 2012, infatti, al posto della semplice scritta “Ingredienti: tonno”, ben dieci aziende delle quattordici in classifica riporteranno in etichetta nome della specie ed area di pesca, fra le quali tre inseriranno anche il metodo di pesca. Mareblu, tra le più importanti marche di tonno del mercato italiano, per esempio, ha annunciato che entro la fine del 2016 il 100% del prodotto sarà pescato solo con canna (Pole&Line) o reti a circuizione senza uso di sistemi di aggregazione per pesci (FAD). L’azienda, inoltre, si è impegnata ad appoggiare la creazione di riserve marine nelle zone d’alto mare del Pacifico, incrementare nei propri prodotti la quota percentuale di tonnetto striato (unica specie al momento non in crisi), non utilizzare il tonno obeso (specie vulnerabile secondo l’IUCN) ed offrire maggiore trasparenza ai consumatori, indicando in etichetta l’area, il metodo di pesca ed il nome della specie. Il primo prodotto sostenibile, tonnetto striato pescato con canna, dovrebbe essere disponibile già entro l’anno.
Anche Nostromo, azienda storica del panorama alimentare italiano e nel settore conserviero ittico, sta dedicando particolare attenzione e cura ad un processo di sostenibilità che investe gli aspetti ambientali, sociali ed economici del marchio. Entro il 2012, in particolare, vi è l’impegno sulla tracciabilità dei prodotti attraverso l’indicazione in etichetta di tutte le informazioni inerenti la materia prima, la sua provenienza, la specie ed il luogo di pesca. Per garantire chiarezza al consumatore, l’azienda ha stilato e reso pubblico un decalogo di pratica della pesca sostenibile, consultabile sul sito www.tonnonostromo.it ed in quello del gruppo Calvo. Il portale, ora in costruzione, avrà a breve una veste completamente rinnovata in cui le tematiche dell’eco sostenibilità saranno strettamente collegate a quelle della qualità e grande varietà produttiva. L’azienda, in ultimo, sta puntando all’ottenimento di una certificazione da parte di un’importante organizzazione che ha l’obiettivo della conservazione e tutela dell’habitat marino. Questa operazione sarà conclusa nel corso del 2012.




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