Trivellazioni in Adriatico: è emergenza nazionale!

Le trivellazioni nel Mar Adriatico tra Puglia, Molise e Abruzzo sono un’emergenza nazionale. Annunciato ricorso al TAR del Lazio di Regione Puglia e Provincia di Foggia. Manfredonia, Rodi, Vieste, Peschici e Vico del Gargano impugnano il decreto Prestigiacomo

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Sulle incombe la minaccia del petrolio

Quella delle trivellazioni nel Mar Adriatico tra Puglia, Molise e Abruzzo è una minaccia sempre più seria per l’, tanto da, osserva il Foggia, doversi considerare ormai ufficialmente come un’emergenza nazionale.

Il pericolo giunge dalla , la stessa società che si è ripresentata con un’autorizzazione firmata a fine marzo dai ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali per effettuare indagini a una profondità di 140 metri su un’area di 730 chilometri quadrati a circa 26 chilometri dalle isole Tremiti.

Pericolo che, ancora una volta, ha fatto scendere in campo associazioni, cittadini, amministratori locali di ogni schieramento e artisti: il 30 giugno scorso, infatti, le Tremiti hanno ospitato il concerto di , con Renato Zero e Gigi D’Alessio, che ha lanciato il messaggio «Il mare più bello è blu. No alle trivellazioni nell’Adriatico».

Mobilitazioni ci sono state già lo scorso anno e il ministro dell’Ambiente si propose di rivedere la valutazione ambientale favorevole ottenuta dalla società Petroceltic Italia, emanazione della società irlandese, per ricerche petrolifere in un’area di 528,8 km quadrati al largo del tratto di costa compreso tra il Lago di Lesina e quello di Varano, a ovest delle Tremiti.

Il Governo, invece, sembra proprio intenzionato a non ascoltare la voce dei cittadini del versante adriatico, la voce della sua Sicilia l’ascolta perché  ”Lampedusa e le Pelagie sono un giacimento di natura e di bellezza che va valorizzato come risorsa per un turismo sostenibile. È questo il nostro obiettivo” – ha affermato la ministra Stefania Prestigiacomo nell’illustrare il contenuto del piano straordinario da 26 milioni di euro approvato a giugno dal Consiglio dei ministri per fronteggiare lo stato di emergenza a Lampedusa – e procede ancora in direzione delle multinazionali.

Una misura cautelativa obbligata è stata, quindi, presentare un ricorso al TAR del Lazio contro il Ministero dell’Ambiente e la società Petroceltic che C.S.N., , , LIPU e WWF Italia hanno sottoscritto.

Uno dei capodogli spiaggiati a Peschici, sulla costa del Gargano, in provincia di Foggia

«Le ragioni del ricorso – ha dichiarato l’avvocato Angelo Masucci legale del WWF Italia – sono sia di natura formale sia di natura sostanziale. Tra le prime rientra il mancato coinvolgimento nella procedura di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione Puglia e del Parco Nazionale del Gargano. Tra le seconde il mancato approfondimento degli effetti dannosi della tecnica dell’Air Gun, probabilissima causa dello spiaggiamento dei capodogli e di molteplici squilibri dell’ecosistema marino, dei rischi di un incidente petrolifero in un mare chiuso e piccolo come il nostro e, soprattutto, il mancato esame cumulativo ed integrato dei vari progetti (in totale 11) che la Petrolceltic ha in corso, Un grande progetto è stato trattato cioè come se ne fossero 11 piccoli, eludendo lo studio del reale impatto cumulativo e delle interferenze tra loro».

Contro il Decreto ministeriale 126/2011 che autorizza le indagini petrolifere, ha presentato ricorso al TAR Lazio anche la Regione Puglia, cui si è associata la Provincia di Foggia, per non essere stata coinvolta nella procedura di VIA. I comuni di Manfredonia, Rodi, Vieste, Peschici e Vico hanno, invece, impugnato il decreto Prestigiacomo.

 

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