Arriva da ARPA Puglia una nota che va a contestare gli ultimi dati diffusi da Goletta Verde, campagna itinerante di Legambiente che ogni estate va a monitorare la qualità di mari e litorali. Nel dettaglio l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione dell’Ambiente mette in ombra i criteri con i quali sono stati effettuati i campionamenti delle acque, verifiche che hanno portato a bocciare diverse località turistico-balneari e a fornire un quadro dei mari pugliesi assai poco edificante. Le acque di balneazione sono attualmente controllate dall’ARPA e il monitoraggio (ai sensi del D.Lgs. n.116/2008), è effettuato con frequenza mensile nel periodo tra aprile e settembre, controllando due parametri di tipo microbiologico – Enterococchi fecali ed Escherichia coli – indicatori di inquinamento di origine umana. Secondo ARPA, dunque, «il 97% delle acque di balneazione pugliesi è risultato in classe di qualità “eccellente” per il 2010, e meno dell’1% è risultato in classe di qualità “scarsa”».
Più critica la situazione dei mari pugliesi secondo Legambiente che evidenzia 9 “maglie nere” in tutta la regione, con quattro punti risultati fortemente inquinati. Le analisi chimiche sono state condotte dal laboratorio mobile di Legambiente, direttamente a bordo della Goletta, grazie all’ausilio di strumentazione da campo. I primi a finire nell’elenco dei bocciati sono i siti di Trani (Bat) e Torre Guaceto (Br), con un triste primato per la pessima qualità delle acque. Nel primo caso si sono riscontrati altissimi livelli batteriologici mentre nell’area protetta nel brindisino si accusa l’inquinamento della foce di canale Reale, presente al suo interno.
Orecchie d’asino anche al punto di Pane e Pomodoro sul lungomare A. Perotti di Bari; nel brindisino alle località La Forcatella di Fasano e Torre Testa di Brindisi; a Massafra (foce del fiume Patemisco) e a Lizzano (Canale dei Cupi), nel tarantino; a Foggia nei comuni di Zapponeta (foce Torrente Carapelle) e Serra Capriola (foce Fortore). Finiscono dunque sotto accusa le foci dei fiumi, i canali e gli scarichi non depurati. «Anche in Puglia – sottolinea Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci, indice di una mancata depurazione nell’entroterra, e da scarichi fognari non a norma o abusivi. Un problema che purtroppo accomuna l’Italia intera. É dal 1998 – precisa ancora Ciafani – che il nostro Paese avrebbe dovuto mettersi in regola con i sistemi di depurazione delle acque reflue, come richiede la Direttiva Europea 1991/271/CE ma, ad oggi, la copertura del servizio in Italia arriva appena al 70% degli abitanti, lasciando una ampia parte della popolazione sprovvista di sistemi adeguati di trattamento delle acque».
Ritornando alle considerazioni dell’ARPA, la direzione generale della sede pugliese non condivide l’approccio metodologico con il quale sono state condotti i prelievi analizzati. «Non ci si potrebbe aspettare risultati diversi, visto che la ricerca effettuata è assimilabile alla stima dello stato di salute mentale di una popolazione attraverso il campionamento di soggetti ospedalizzati in una clinica psichiatrica!», è brutalmente detto nella nota. L’ARPA Puglia tiene a ricordare che «Sempre sulla base della normativa italiana ed europea sono invece inibite a priori alla balneazione le acque destinate ad altri usi, quali le aree portuali, le aree militari, le zone “A” delle aree marine protette (ovvero Zona di Riserva Integrale, in cui è vietata qualunque tipo di attività ad eccezione della ricerca scientifica, ndr), o quelle in cui sono presenti scarichi puntuali, incluse le foci dei fiumi o canali».
Dunque l’Agenzia Regionale conclude che «Le aree pugliesi risultate “critiche” per le analisi di Goletta Verde rientrano proprio in questa ultima categoria, cioè in punti caratterizzati dall’immissione in mare di scarichi o canali; per esempio, nel caso della spiaggia barese di “Pane e Pomodoro”, il campionamento è stato effettuato da Goletta Verde in prossimità della grata allo scarico del pluviale “Matteotti” (zona inibita) e non nell’acqua di balneazione afferente alla spiaggia, che ARPA monitora in maniera routinaria». Di contro anche l’associazione ambientalista tiene a salvaguardare il buon nome del mare di Puglia, storicamente fonte incessante di turismo per tutta la regione. «Le criticità ancora presenti sul fronte della depurazione – chiarisce Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – non mettono in discussione comunque la qualità ambientale del nostro mare. Esempi evidenti delle pratiche virtuose che già caratterizzano il nostro territorio, sono le località pugliesi premiate con le vele della Guida Blu 2011 di Legambiente e Touring Club Italiano». Dall’annosa questione un dato emerge su tutti: di sicuro il mare di Puglia non manca di essere oggetto di un campionamenti continui e costante. Rassicurati i bagnanti!





Loading...
Pingback: Legambiente: “Dall’Arpa Puglia battute stucchevoli e di cattivo gusto” | Ambiente & Ambienti