Triggiano, in provincia di Bari, chiama i suoi abitanti a raccolta e ospita un dibattito per discutere insieme della trasformazione dell’insediamento urbano verso la realizzazione di una città sostenibile.
Ad organizzare l’evento, il neonato movimento di cittadinanza attiva L’altra Via. Di ispirazione cristiana, ha inaugurato la propria attività partendo proprio dal territorio e dalle politiche principe che lo vedono protagonsita.
Una lezione di urbanistica passepartout è quella impartita dal prof. Carmelo Torre, Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica e Docente del Politecnico di Bari. In una comunicazione fruibile anche per non addetti ai lavori ha illustrato quelle connessioni tra economia e politica che spesso sfuggono alla logica del cittadino, ovvero al «proprietario del bene pubblico». Il professore fa per questo proprio il concetto di democrazia ambientale il cui ambito è talvolta subdolo, difficile da individuare e circoscrivere. A lungo infatti – come sottolinea Torre – si è posta una linea di demarcazione tra ambiente ed economia, dimenticando però che «la gestione dell’ambiente è un fatto si sopravvivenza», che dunque coinvolge direttamente la popolazione nel suo insieme. Qui entrano in campo le istituzioni che devono operare verso un processo che parta dalla pianificazione del territorio per giungere al vivere quotidiano. É la gestione del piano a necessitare dunque di nuova attenzione, in quanto nell’attuazione di nuove politiche urbane vanno sì coinvolti gli amministratori e i proprietari fondiari – laddove la trasformazione dei suoli vedrà l’utilizzo di immobili di loro proprietà – senza dimenticare però chi il territorio lo vive, il proprietario della res publica, del bene comune.
Il Prof. Torre non tarda di rivolgersi implicitamente ai colleghi e all’estrema importanza che la realizzazione ad hoc di un piano può avere nel miglioramento della fruizione del territorio. Parola d’ordine è argomentare: riportare in auge i criteri base per valutare le caratteristiche dell’ambiente in oggetto e ricordare che «quando non si hanno elementi di conoscenza non si realizza».
Rientrando nelle competenze dell’Istituto Nazionale di Urbanistica vi è la complessa questione del vaglio nell’offerta tra Pubblico e intervento privato, laddove con la realizzazione di un dato progetto il pubblico cercherà almeno di contenere una spesa mentre il privato di generare una rendita. É l’ing. Felice Rubino, tra i tecnici dell’amministrazione comunale di Triggiano, a portare in primo piano il recente passaggio dal programma di fabbricazione, che delineava soltanto gli strumenti per consentire all’atto pratico la realizzazione di un bene, al piano regolatore generale (il cosiddetto PUG) ora vigente. In precedenza, dunque, mancavano nella programmazione gli standard, aree attrezzate con servizi per i cittadini. Un gap in apparenza banale che ha però permesso, nel corso del tempo, di edificare senza tener conto della creazione di strutture base per la vivibilità collettiva e ostacolando, oggi, la già delicata questione della riqualificazione urbana.
Determinante è in questo contesto l’apporto che gli esperti sono chiamati a fornire. Il prof. Torre richiama appunto la necessità di sconfiggere l’attuale «oligopolio della potenza consolidata degli ingegneri» e lasciare spazio a chi ha aggiornato di recente le proprie competenze o alle nuove leve nel campo dell’ingegneria formate nel periodo di attuazione della legge regionale pugliese 20/2001 (clicca per leggerne il lesto). Infatti con il suo avvento l’attività regionale di verifica di compatibilità dei PUG ha rilevato le difficoltà dei Comuni a cogliere l’innovazione legislativa e tradurre in pratica principi chiave del nuovo sistema di pianificazione.
Intanto la valenza dello strumento di politica partecipata, che sembra sia un trend in crescita anche nelle questioni ambientali, viene confermata dalle parole dell’Ing. comunale Michele Radogna che invita le associazioni dislocate nel territorio ad aprirsi e fornire i propri contributi verso una pianificazione del territorio condivisa. A chiudere i lavori Don Salvatore De Pascale, una figura di riferimento nell’associazionismo del movimento L’Altra Via, che auspica un cambiamento di metodo con al centro “l’Idea”, a prescindere dai ruoli e dalla statura di chi la propone.





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