Fiato sospeso. Notizie altalenanti negli ultimi giorni da quando, l’11 marzo scorso, un sisma devastante ha colpito il Giappone. E all’ira della natura si sommano i limiti in cui la scienza umana può incorrere: la situazione in bilico nella centrale atomica di Fukushima ha su di sé gli occhi dell’intero pianeta. Intanto 180 tecnici – eroi – stanno lavorando in una corsa contro il tempo per evitare il peggio, ovvero la temuta fusione del nocciolo, nonostante i rilievi di un elevatissimo tasso di radiazioni riscontrato nella zona, attualmente pari a 882 microsievert l’ora, ben oltre il limite consentito di 500 microsievert. Alcuni elicotteri avrebbero dovuto intervenire in queste ore per gettare acqua sul reattore centrale e raffreddarlo ma si è dato lo stop alle operazioni proprio per le alte concentrazioni radioattive. Finora è stata evacuata un’area entro il raggio di 30 km dall’impianto mentre il Governo del Sol Levante palesava una situazione sotto controllo. Non della stessa opinione il capo della Nrc-Nuclear Regulatory Commission, l’ente nucleare americano: Gregory Jaczko ha dichiarato che la centrale nucleare di Fukushima 1 sta diffondendo «radiazioni estremamente forti, potenzialmente letali».
Wikileaks grida intanto che il Governo nipponico sapeva da oltre due anni che i suoi impianti nucleari non sarebbero stati in grado di reggere l’urto di un potente terremoto. Resta valido comunque l’invito di ogni parte – politica e non – a non cedere agli allarmismi: si parla di centrali più o meno moderne (di prima, seconda, terza generazione e di terza generazione plus), di catastrofi naturali inimmaginabili in altre zone, di eventi assolutamente eccezionali. «Quando un evento potenzialmente disastroso connesso a una tecnologia ha una probabilità sia pur minima di verificarsi, bisogna astenersi dall’uso di questa tecnologia. Non c’è altra soluzione nè mediazione possibile», è l’opinione di Stefano Leoni, presidente di WWF Italia. Una riflessione che non fa una piega e che si sta allargando a macchia d’olio nella politica mondiale.
Appena arrivata è la notizia che il Consiglio di Stato cinese ha deciso di sospendere l’approvazione dei piani di energia nucleare nel paese. Intanto dagli USA il Segretaro di Stato Hillary Clinton, ha dichiarato che «La crisi giapponese pone gli Stati Uniti di fronte alla questione dei rischi e dei costi dell’energia nucleare». Dunque una prima riserva verso l’energia dell’atomo all’interno di un’amministrazione che la definiva «sicura» e valida tra le possibilità energetiche. Altra autorevole voce contraria è quella dell’economista Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends, che ribadisce «la follia della scelta nucleare» contro un futuro che deve guardare alla «rete diffusa dei piccoli impianti basati sulle rinnovabili». Anche l’India inizia a guardare con sospetto al nucleare: il primo ministro indiano Manmohan Singh ha annunciato che sarà verificata la sicurezza di tutti i reattori nucleari nel Paese.
Una messa in discussione a cui sembra piegarsi anche l’UE. Un “test di resistenza” da sottoporre a tutte le centrali nucleari europee è la proposta indicata nel frattempo dal commissario all’energia Guenther Oettinger. In Germania il cancelliere Angela Merkel ha stabilito la chiusura immediata degli impianti nucleari più vecchi, ovvero i due siti che si trovano in Assia e nel Baden-Wuettemberg, e sarà inoltre sospesa per tre mesi la decisione del previsto prolungamento della vita delle altre 15 centrali nucleari tedesche. Situazione di fermo al nucleare anche per la Svizzera, che ha fermato le domande di autorizzazione per tre nuove centrali nucleari mentre gli impianti più vecchi dovranno essere disattivati dal 2020. L’Ufficio federale dell’energia (UFE) sta lavorando a tre scenari per il futuro dell’atomica helvetica: l’abbandono totale, come chiedono i Verdi e i socialisti, un suo mantenimento oppure una situazione di mezzo con una centrale nucleare sostitutiva puntando però a «forti investimenti nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica».
Spaccatura in Francia tra i Verdi che propongono un referendum e il governo che tira la presa. Il presidente Nicolas Sarkozy vede il nucleare come «un elemento indispensabile dell’indipendenza energetica»: infatti in Francia ben 75% dell’energia elettrica deriva dall’atomo. Come Sarkozy anche il premier britannico David Cameron resta convinto della bontà dell’energia atomica sia pure «imparando la lezione del Giappone». Idem per la Spagna che decide di non portare variazioni alla propria politica energetica dopo il disastro nipponico.
E mentre Belgio e Finlandia esprimono perplessità sull’energia nucleare vi si oppone nettamente l’Austria che torna a chiedere a Bruxelles la chiusura degli impianti in Slovenia e in Slovacchia e la verifica di sicurezza per tutte le centrali nucleari europee. C’è intanto chi sta già costruendo nuove centrali in Europa, come la Bielorussia con la centrale di Minsk e la Turchia con quella di Akkuyu, realizzata con la coperazione della Russia. Polemiche piovono su quest’ultima situata in una zona altamente sismica che dista appena 25 km dalla fossa Ecenús, convergenza tra la falda del Mediterraneo e quella dell’altipiano anatolico. L’energia nucleare è sicura: ribadiscono insieme il presidente russo Dmitri Medvedev e il premier turco Recep Tayyip Erdogan.
Inamovibile anche la maggioranza al nostro Governo che non intende far marcia indietro nella prospettiva di una politica energetica diversa per l’Italia con l’avvento delle centrali nucleari anche da noi. Il tutto in attesa del referendum in cui la popolazione sarà chiamata a dire “sì” per vietare la costruzioni di impianti atomici o dire “no” esprimendo invece assenso. I vari Prestigiacomo, Testa, Veronesi, Cicchitto, Romani si mostrano fiduciosi e parlano di speculazioni sulla tragedia in Giappone per disinformare la popolazione e bloccare l’avanzata del nucleare (per le dichiarazioni leggere le news di Ambiente&Ambienti). Ma dove andranno costruite le nuove centrali in Italia? Si guarda al proprio vicino cercando di sbolognare la “patata bollente” mentre netti rifiuti giungono anche dalle nostre parti. «Devono fare un nuovo appalto: devono comperare una nuova generazione di carri armati per poter pensare di raggiungere la Puglia per mettere qualche cantiere nucleare» ha dichiarato il governatore Nichi Vendola. Come andrà a finire? Staremo a vedere, aspettando il referendum…




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