Si ama ciò che ci appartiene e ci appartiene ciò che si conosce. Un sillogismo vecchio come il mondo che ha fatto fa da cornice ad una discussione sul rapporto nuovo tra tecnologie e ambiente.
E’ questa la sfida lanciata da Ambient&Ambienti con la tavola rotonda The green web per affrontare i temi della tutela del territorio e di come anche l’informazione on line possa fornire il proprio apporto nel raggiungimento di tale obiettivo .
Si soffermano a parlare proprio di questa potenzialità il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, Paola Laforgia e Raffaele Lorusso, presidente di Assostampa Puglia. Si discute di un web “strumento democratico” che concede a tutti di reperire le informazioni ma a non tutti di svolgere l’indispensabile mediazione giornalistica che vaglia le fonti, le verifica e le interpreta.
E solo un’informazione che produce cultura – come evidenzia il prof. Giandomenico Amendola, (Università degli Studi di Firenze) – può scongiurare i pericoli di ogni consumo “immediato” e superficiale, anche nelle modalità di valutazione del paesaggio, e accrescere un senso di appartenenza al territorio da parte della popolazione. L’assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente, riporta appunto l’attenzione sulla necessità di sviluppare i “profili culturali” del paesaggio, da intendersi come «ambiente di vita per una comunità e come ambito da cogliersi in relazione al modo in cui gli abitanti lo percepiscono». Da qui la presa di coscienza – anche della stessa Regione Puglia – verso la necessità di coinvolgere la popolazione nello sviluppo di un piano di tutela del territorio.
In un contesto complesso come quello della fenomenologia ambientale intervengono «fattori diversi e numerosi», ribadisce il Prof. Giuseppe Spilotro (Università della Basilicata). L’informazione interviene dunque a coordinare la partecipazione, il ruolo di una cittadinanza attiva, per consentire un’interazione reale ma proficua tra i vari attori: pongono l’accento sull’indispensabile presenza di un dialogo mediato l’esperta in politiche urbane partecipate, Maria Teresa Cuonzo, e il direttore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Fabio Modesti. Fine ultimo è quello di raggiungere un modello partecipativo che vada oltre la tendenza alla denuncia sì necessaria ma che spesso relega l’attenzione e del cittadino e dell’informazione, al clamore e alle tinte fosche della cronaca. Ad avvalorare questo trend, l’esperienza di giornalisti come Giuseppe Armenise e Pino Bruno. L’attenzione è focalizzata in un gap dell’informazione e non dello strumento con cui viene condotta: insomma vale ancora “la distinzione tra buon e vecchio giornalismo” senza distinzioni tra web e carta stampata. Perchè il lettore pone la domanda di sempre: che sia destata la sua attenzione!
PHOTOGALLERY




Loading...