Il tonno rosso a rischio estinzione. Il tonno in scatola è la conserva ittica più venduta in Italia e nel mondo. Per pescarlo si utilizzano spesso metodi distruttivi come i palamiti e le reti a circuizione con sistemi di aggregazione per pesci (o Fad), responsabili della cattura accidentale di un’ampia varietà di altre specie, tra cui tartarughe e squali e di esemplari immaturi di tonno. Il pinna gialla, il più consumato in Italia, è sotto pressione.
Il tonno rosso rischia l’estinzione. Dopo anni di pesca fuori controllo, cattiva gestione e il fallimento della politica, è necessario fermare la pesca al tonno rosso del Mediterraneo, fino a quando la specie non avrà mostrato segni di recupero. Perché, allora, continuare a pescare una specie in pericolo, se migliaia di tonnellate di tonno rimangono invendute?
Il totale ammissibile di catture. Secondo l’ICCAT, (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico, cui aderiscono 48 Paesi delle due sponde dell’Oceano), ben 10mila e 200 tonnellate di tonni rossi si troverebbero in questo momento, vivi, all’interno di gabbie negli allevamenti di tonno del Mediterraneo. Questo quantitativo si avvicina di molto all’intera quota di tonno rosso concessa per il 2010. Di anno in anno la Comunità Europea assegna a ciascuno Stato membro il totale ammissibile di catture (TAC). La sessione annuale che si è tenuta a Parigi a fine novembre dell’Iccat ha fissato per il tonno rosso del Mediterraneo 12.900 tonnellate per il 2011, contro le 13.500 del 2010. Per quanto riguarda l’Italia, nel 2009 la quota è stata di 3.176,10 tonnellate; circa 2000 tonnellate per il 2010, per il 2011 la quota di cattura è stata ridotta del 4,4% , scendendo a circa 1.875 tonnellate. In Italia sono solo 79 i pescherecci autorizzati alla pesca del tonno rosso in gran parte sono appartenenti alle marinerie campana e siciliana, uno solo appartiene alla marineria pugliese.

La maggior parte di questi tonni sono stati catturati nel 2009 senza essere venduti. Secondo Jean-Marc Fromentin, esperto dell’Istituto francese per l’utilizzo del mare (IFREMER), il tonno rosso da anni è divenuto un prodotto di alto valore, grazie alla crescente domanda del Giappone di sushi e sashimi. Per soddisfare la richiesta, nel Mediterraneo è stata sviluppata la ittiocoltura. Con il 60% della quota di settore, l’Unione Europea eccelle nel settore degli allevamenti ittici, anche grazie ai sussidi ricevuti dall’UE. Ma la crescita di quest’industria è ancora senza regole chiare. I tonni vengono, così, catturati e portati vivi in questi allevamenti, dove ricevono cibo a volontà per mesi, prima di essere definitivamente esportati, principalmente nel mercato giapponese. La necessità di un’azione riparatrice è, perciò, emersa fra eurodeputati che chiedono l’adozione di misure drastiche per ricreare una popolazione congrua di tonni rossi. Già da alcuni anni sono stati chiesti alcuni provvedimenti, come l’introduzione di quote massime, per esempio; oppure di creare zone off limit in cui i tonni rossi possano tranquillamente deporre le uova. È stata chiesta la creazione di un consiglio consultivo regionale mediterraneo (RAC) per negoziare e definire i limiti.
La protesta. E c’è chi, infine, ha richiamato gli Stati membri ad assumersi le proprie responsabilità: così come sono stati utilizzati fondi europei per finanziare l’ammodernamento delle flotte navali e incrementarne la capacità, è stato chiesto di finanziare la loro riduzione. Una decisa presa di posizione all’ICCAT può ancora salvare il tonno tosso e garantire alle generazioni future una pesca sostenibile invece di mari privi di vita.
“È arrivato il momento di imparare la lezione dagli errori del passato e invertire il processo di distruzione degli oceani”, sostiene Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace. Da anni Greenpeace porta avanti una campagna per la sostenibilità dell’industria della pesca e per la creazione di una rete di riserve marine che coprano il 40% della superficie degli oceani.




Loading...