La maggior parte del nostro tempo la trascorriamo in luoghi chiusi. Casa, lavoro, contenitori culturali ecc. Secondo la Comunità Europea, questi luoghi indoor sono più inquinati dei luoghi all’aperto. Per un semplice motivo: i materiali di cui gli oggetti che ci circondano sono fatti emettono composti organici volatili che hanno effetti di tossicità sul nostro organismo, quindi sulla salute della popolazione.

La Commissione Europea ha quindi finanziato uno studio sulla valutazione dell’inquinamento dei luoghi confinati e per lo sviluppo di metodologie innovative per il monitoraggio ambientale. L’intervento della Regione Puglia, destinataria dei fondi europei, ha consentito prima di finanziare l’innovazione dei laboratori, poi di finanziare i ricercatori. Uno di questi laboratori è LEnviroS srl, Spin off del Dipartimento di Chimica dell‘Università “Aldo Moro” di Bari. Le Spin off sono società che utilizzano i risultati delle attività di ricerca per fare assistenza e consulenza tecnico-scientifica sia alla pubblica amministrazione sia ad aziende private.
Il direttore tecnico scientifico di LEnviroS è il dottor Gianluigi De Gennaro che ci spiega come avviene la sperimentazione.
«L’idea è quella di esporre questi materiali all’interno di una camera; c’è un sistema di aspirazione che porta i composti organici volatili in una cartuccia e poi questa viene portata in laboratorio per la determinazione gastomatografica».
Perché è importante?
«Perché molti dei produttori non conoscono la reale presenza dei composti organici volatili nei loro materiali e poi può diventare un indicatore anche per orientare gli acquisti. Cioè, io ho interesse a capire cosa mi porto in casa. Pensi all’impatto dei prodotti per la manutenzione dei mobili antichi, perché si utilizzano prodotti molto particolari; oppure pensi ai prodotti detergenti per pavimento, alle pelli dei divani. Molti di questi materiali emettono composti organici volatili e spesso gli stessi produttori non ne sono neppure a conoscenza. Oltre che i consumatori. E comunque sono indicatori della qualità dell’aria indoor».
Avete già dei clienti?
«Questo servizio lo stiamo già fornendo ad alcune aziende».
Quali materiali utilizzate per la sperimentazione?
«Noi possiamo analizzare di tutto. I materiali da analizzare che ci sono pervenuti negli ultimi tempi sono specialmente impregnanti per legno, vernici; perché in quel settore c’è un interesse maggiore dei produttori che devono sottostare ai vincoli della normativa europea già esistente».
Quindi la richiesta di analizzare i prodotti è venuta direttamente dai produttori?
«Si, qualcuno locale ma soprattutto non del luogo».
Cosa succede poi in laboratorio?
«Il materiale viene analizzato e si determina la concentrazione di ciascun composto organico presente. Poi si passa al confronto dei diversi materiali, per vedere quale emette di meno. È chiaro che all’interno di ambienti confinati, ciascuno emetterà anche in relazione alle condizioni microclimatiche dell’ambiente in cui viene esposto. Ci può battere il sole, i luoghi possono essere più o meno ventilati. Quindi, ci può essere una variabilità dell’emissione dei materiali. Però, in generale, in condizioni standard, cerchiamo di capire a parità di condizioni, quali sono i materiali che emettono di più e quelli che emettono di meno».
Uno stesso materiale, prodotto da due aziende diverse, può emanare un diverso livello di tossicità?
«Certo. Assolutamente. Come dicevo, abbiamo fatto questo tipo di lavoro per delle vernici ed è abbastanza evidente questo; due vernici diverse che emettono una più dell’altra.
È proprio questo l’obiettivo».
Quindi, i risultati delle vostre analisi li consegnate alle aziende.
«Loro si orientano. Se stanno sperimentando il prodotto, ne cambiano la composizione, se ne hanno interesse. L’interesse è di capire più o meno qual è l’impatto. Consideri che richieste di questo genere ci vengono fatte soprattutto da aziende che hanno materiali biocompatibili e che vogliono valorizzare il loro prodotto».
Si può dire che questa sperimentazione rientra nella ricerca finanziata dai privati?
«Si, certo. Anche se questa ricerca, in questo momento, è stata finanziata dal pubblico. Perché questo è un servizio che abbiamo attivato come Spin-off dell’Università di Bari. Cioè la base della ricerca è fatta nell’Università di Bari. Quindi, fondamentalmente è un prodotto della ricerca pubblica, se vogliamo. Anche se l’interesse è tutto privato».
Ma le aziende hanno finanziato in qualche maniera questa sperimentazione?
«No, la sperimentazione no. Però sono interessati ad acquistare servizi».
Il 7 dicembre a Napoli, LEnviroS srl ritira il Premio “Innovazione Amica dell’Ambiente 2010”, per aver contribuito allo sviluppo di servizi e tecnologie innovative per l’abitare sostenibile. La decima edizione del concorso organizzato da Legambiente, sotto il titolo “Green Life, dai territori la costruzione dell’economia del futuro”, ha visto la partecipazione di 225 proposte. Il Premio quest’anno è stato sostenuto da Confindustria. Grazie alle borse di studio messe a disposizione dalla Regione Puglia, molti ricercatori sono rientrati in Italia e in particolare in Puglia, dove hanno messo a disposizione le loro competenze. E oggi la Puglia possiede una rete di laboratori pubblici e pubblico-privati di ricerca efficiente che può contare su queste straordinarie competenze oltre che sull’innovazione, per proporsi alle imprese per accrescerne la competitività.







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