
«I rifiuti non esistono. Il rifiuto non esiste. Il rifiuto è un’ideologia. L’unico rifiuto concreto è quello nostro di misurarci con la realtà. Il nostro è un rifiuto intellettuale. Chiamiamo rifiuti il cumulo della materia. Se lo chiamassimo materia, ci accorgeremo che ogni pezzettino di ciò che chiamiamo rifiuto può essere recuperato, può essere riciclato e può essere prodotto anche in quantità più contenute». Un’ispirazione troppo lirica, forse, per inaugurare il nuovo impianto di biostabilizzazione realizzato all’interno del complesso aziendale di AMIU SpA, l’Azienda Municipalizzata di Igiene Urbana di Bari, ma questa è la filosofia, dettata dall’Unione Europea, cui il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola si è ispirato, «un’ispirazione modernamente e scientificamente ambientale», per affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti.
Un problema risolto negli ultimi cinque anni – dal 2005 al 2007 Vendola è stato commissario straordinario per la gestione dell’emergenza rifiuti – con lo sviluppo di un piano che ha previsto non la realizzazione di nuovi forni, perché «i termovalorizzatori, anche il migliore, comunque presentano delle problematiche di impatto ambientale. Comunque vengono visti dalla popolazione in maniera angosciata». Ma secondo il governatore, tre termovalorizzatori della dimensione di dieci, massimo undici megawatt di potenza ciascuno sono più che sufficienti, perché «l’eventuale bisogno di ulteriori fornaci per bruciare – i rifiuti – si può affrontare con impianti esistenti e modificabili». Bisogna avanzare velocemente sulla strada di una nuova cultura – ha detto Vendola – di una nuova economia, quella del recupero e del riciclo. Cui corrisponde appieno il progetto dell’impianto di biostabilizzazione del capoluogo pugliese.
Il biostabilizzatore sarà in grado di trattare 400 tonnellate di rifiuti il giorno, pari a circa il 90% di rifiuti indifferenziati che la città produce, «perché nel processo di biostabilizzazione – ha spiegato il presidente della municipalizzata Giuseppe Savino – si perde tra il 25 e il 30 percento del peso del rifiuto e si riduce anche il volume dei rifiuti stessi, portando anche da questo punto di vista un vantaggio notevole perché si allunga il tempo di durata delle discariche».
Di pari passo, in modo proporzionale, si abbatteranno pure i costi di trasporto e di smaltimento in discarica. Le componenti di origine vegetale e animale sono igienizzate con aria insufflata spinta da potenti ventilatori. Senza produrre odore. Alla fine di questo processo il materiale trattato giungerà all’impianto di tritovagliatura, quindi, un successivo passaggio sotto un separatore magnetico dividerà la componente organica, ottima per produrre materiale di copertura per le discariche da una componente “secca” da destinare alla produzione di C.D.R. il combustibile da rifiuto. Con la realizzazione di questo impianto, ha detto il sindaco di Bari Michele Emiliano «possiamo cominciare davvero ipotizzare la produzione di CDR di qualità – da utilizzare al posto del petrolio e del gas per produrre energia – e possiamo cominciare a immaginare la chiusura del ciclo dei rifiuti».
Per chiudere questo ciclo, secondo il presidente Savino, manca ancora il trattamento finale. «Che può essere il termovalorizzatore – per la produzione di energia elettrica o di energia termica – può essere la centrale elettrica, può essere la grande cementeria, può essere il grande sansificio, che possono usare il rifiuto trasformato in combustibile». Il CDR potrebbe essere venduto soprattutto alle centrali Enel nella regione – leggi anche
http://www.ambienteambienti.com/2010/01/21/nuovi-impianti-per-i-rifiuti-baresi/ – tuttavia al momento questa soluzione non è praticabile ha detto Savino, certamente è auspicabile. E quando il piano energetico regionale sarà realizzato e andrà a regime, è convinto il sindaco Emiliano, «noi riteniamo, in questa maniera, di poter diminuire l’immissione nell’atmosfera di CO2, dell’anidride carbonica, che è quell’inquinamento che provoca l’effetto serra con tutte le conseguenze sul surriscaldamento del pianeta».






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Tutto molto bello ma se l’ultimo residuo lo mettiamo in discarica/inceneritore/cementificio o simili, andrà inevitabilmente perduto tutto il vantaggio dei passaggi di smaltimento precedenti infatti, questi impianti sono altamente pericolosi per la salute (anche i più moderni) e sono EVITABILI usando il TMB. Il CDR è anche controproducente dal punto di vista economico visto che per bruciare certi tipi di rifiuti si richiede una dose di energia superiore a quella prodotta.