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Barletta: dietrofront del Comune
Inserito da Adriana Quacquarelli |
marzo 16th, 2010 alle 9:23 |
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Tra dubbi, polemiche e comitati popolari, è senza pace il tormentato iter per la creazione di una centrale a biomasse. Un approfondimento di Ambient&Ambienti anche nella sezione “l’intervista”, con il dottor Massimo Blonda, Direttore Scientifico dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, ARPA Puglia.
Continua a far discutere la proposta di costruire una centrale a biomasse liquide a Barletta che, nonostante la sospensione dell’iter procedurale per la sua realizzazione decisa dall’amministrazione comunale lo scorso 11 marzo, «ad oggi rimane soltanto un’idea progettuale autorizzata dalla delibera di giunta comunale n. 254 dell’11 febbraio 2009, ma che dovrà essere sottoposta a procedure di approvazione e verifica d’impatto ambientale che possono durare anche diversi anni». Così chiosa l’Ing. Nicola Palmieri, che nel gennaio dello scorso anno ha proposto la realizzazione di questo impianto per conto della Tre Tozzi Renewable Energy spa, la ditta per cui lavora.

Un momento della conferenza dello scorso 4 marzo a Barletta. da sinistra: Pino Curci (Gazzetta del Mezzogiorno), Alessandro Zagaria (coordinamento "No alla centrale a biomasse a Barletta"), Dr. Maurizio Portaluri (Medicina Democratica) e Bobo Aprile (Cobas Puglia).
Una centrale a biomasse liquide della potenza di 37 MW elettrici 72 MW termici che necessita di 28mila tonnellate di oli vegetali l’anno provenienti da una pianta africana, la iatrofa, da realizzarsi in via Foggia, nei pressi dell’erigendo «Green Village»: questa è l’idea progettuale approvata dalla giunta Maffei a Barletta che continua a dividere l’opinione pubblica e a muovere associazioni e coordinamenti nati proprio per dire no alla centrale. Ma c’è stata una battuta d’arresto allo stesso iter procedurale, così come testimonia la recente delibera n. 44 dell’11 marzo scorso. “Malgrado il provvedimento risulti coerente con l’assetto normativo e regolamentare di settore – si dice infatti nella delibera di giunta – non sembra offrire sufficienti garanzie a coloro che si sono espressi sull’argomento. Si ritiene opportuno – prosegue la delibera – favorire e acquisire ogni forma di espressione democratica, promuovendo momenti di incontro partecipati, anche con il coinvolgimento di esperti, al fine di approfondire tutti aspetti connessi agli eventuali impatti supportati da elementi concreti, ricerche o studi in materia”.
E’ proprio il tema dell’impatto ambientale che dal primo momento ha suscitato dubbi e reazioni sfavorevoli. A porsi sul fronte del “no” sin da subito, il Coordinamento “No Biomasse” presieduto da Alessandro Zagaria che in più occasioni ha rimarcato la pericolosità di un impianto di tale portata, sostenuto da diversi esponenti e rappresentanti del mondo politico scientifico.
E’ il caso del dott. Maurizio Portaluri, esperto di Medicina Democratica che, durante una conferenza dello 4 marzo a Barletta, ha sottolineato la pericolosità di emissioni nocive per la salute e per l’ambiente. «Gli effetti delle polveri sottili con PM10 e PM2,5, PM1 e PM0,1 contenenti metalli pesanti, formaldeide, acroleina, furani e diossine – ha detto Portaluri – possono incidere molto negativamente sull’apparato respiratorio e cardiocircolatorio, determinando inoltre problemi di inquinamento urbano a breve termine». Rassicurazioni giungono invece dalla ditta appaltatrice del progetto e dall’ing. Palmieri che, se da un lato respinge ogni accusa di pericolosità della centrale, dall’altro puntualizza sulla necessità di effettuare verifiche «perché – dice – al momento non è stato autorizzato nulla e sarà la Regione Puglia ad esprimersi sulle opportunità e vantaggi di una simile centrale sul territorio cittadino, ma almeno tra un paio d’anni. Noi siamo in pieno rispetto della legalità – continua Palmieri -; la legge regionale, in adempimento alle leggi del Governo italiano, consente di realizzare impianti di energia rinnovabile su questo territorio, benché la Puglia sia tra le regioni ad altra produttività di energia da fonti rinnovabili (6.200 MW prodotti a fronte di un fabbisogno pari a circa 3.800 MW n.d.r.)». Da non sottovalutare poi, secondo Palmieri, l’aspetto occupazionale che una centrale di questa portata senz’altro agevolerebbe: «40 persone troverebbero un impiego a tempo pieno e altrettante si muoveranno per l’indotto».





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