
Grande successo delle giornate della geo- e biodiversità a Bari. L’Italia è tra i Paesi europei con maggiore biodiversità, ma per l’ISPRA è minacciato o a rischio di estinzione il 43% delle specie di piante protette dall’UE
«È la strada che attraversa il bosco, non gli animali che attraversano la strada: siamo noi che stiamo a casa loro», spiega un carabiniere del raggruppamento biodiversità al capannello di persone che si è raccolto intorno al suo stand. Sono le giornate della geo- e biodiversità a Parco 2 Giugno, il polmone verde di Bari. L’evento, organizzato dai Carabinieri e dall’Università di Bari, ha preso vita dal 4 al 7 ottobre nel capoluogo pugliese.
Alla ricerca dei palchi caduti

Il militare sottolinea anche l’importanza della convivenza con gli animali selvatici (convivenza a cui ci siamo progressivamente disabituati), e dà qualche indicazione su come comportarsi in loro presenza (mai scappare). Il banchetto che presidia comprende un’esposizione di piume di rapaci e di palchi – comunemente assimilati alle corna – di diversi animali: daini, mufloni, caprioli. I palchi, spiega, sono delle appendici di tessuto osseo: a differenza delle corna, tipiche invece dei bovini, al loro interno non sono cavi, e vengono ricambiati annualmente alla fine della stagione degli amori. Quando cadono, poi, diventano fonte di cibo per altri animali; dalla loro dimensione e dalle ramificazioni, inoltre, è possibile stabilire l’età approssimativa dell’individuo.
In questi giorni il parco si è riempito di conoscenze diverse e diverse flora e fauna: da specie di piante nostrane, a esemplari di testuggine sarda e tartarughe di terra; da sabbie da osservare al microscopio, alla produzione di energia da fonti rinnovabili. In bella mostra persino una postazione con una farfalla del Vulture con un corredo genetico risalente al Mesozoico – praticamente viveva con i dinosauri. Quello dei palchi caduti, insomma è solo il primo degli stand che si incontrano lungo il viale del parco.
Italia regina della biodiversità, ma fino a quando?
Attratti soprattutto bambini e bambine, che correvano dalle testuggini al poster con i più comuni ragni della Murgia, impressionati da quella che ritengono una tarantola o in cerca del ragno violino. Lo scopo di queste giornate, che sì passa dal divertimento, è però un altro: sensibilizzare alla protezione dell’ambiente. L’Italia è infatti tra i Paesi europei con maggiore biodiversità e con i più elevati tassi di endemismo, ossia la presenza di specie che vivono solo all’interno del territorio italiano. Tale caratteristica è però in pericolo: l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), per esempio, riporta che in Italia è minacciato o a rischio di estinzione il 43% delle specie di piante protette dall’UE.
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D’altra parte, in campo ambientale la prevenzione e l’educazione sono l’unica possibilità dato che, una volta fatto, il danno è irreversibile. Basti pensare agli incendi boschivi e al conseguente pericolo per la biodiversità. Nel 2023 hanno colpito il 36% di superficie in più rispetto all’anno precedente. Le regioni con i numeri più alti sono al Sud: Sicilia, Calabria, Sardegna e Puglia, che pure è tra le regioni italiane con l’area boschiva meno estesa. Ci sono casi in cui la situazione diventa più complessa: è l’esempio della Sardegna, dove la necessità di proteggere il territorio dal fuoco si scontra con la pratica culturale dei pastori di bruciare i pascoli per rinnovarli, consuetudine oggi illegale.
Ma non basta una mostra…
L’evento ha riscosso grande successo. Ora, però, si torna alla città di sempre: una tra le meno verdi in Europa, e al 90° posto nel rapporto Legambiente “Ecosistema urbano”, che valuta 19 indicatori di sostenibilità nei capoluoghi italiani. Che la biodiversità si possa proteggere anche nella quotidianità?


