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Terremoti: ricostruzione per preservare l’esistente

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Conoscere il nemico per affrontarlo al meglio durante la ricostruzione. Su questo fronte si stanno muovendo i ricercatori italiani al fine di fronteggiare le criticità che si presentano quando la Terra si muove, per riqualificare il patrimonio edilizio esistente in tempi più rapidi anche nel caso di edifici storici.

La scienza sembra pronta a fronteggiare i terremoti con cui il nostro Paese si trova, ormai, a convivere. E la ricerca italiana fa la sua parte con una serie di interventi mirati per operare a monte ma anche durante e dopo l’emergenza, in fase di ricostruzione. Lo sa bene l’Enea che, presso il Centro Ricerche della Casaccia a Roma, ha messo a punto delle tavole vibranti, sulle quali sono state riprodotte le scosse di terremoto più devastanti degli ultimi decenni nell’area degli appennini, da quello dell’Irpinia nel 1980 a quello più recente di Amatrice del 24 agosto scorso.

Sulle tavole vibranti sono state sistemate due pareti di due tonnellate ciascuna, una in tufo e l’altra in pietra, vincolate alla base e in sommità. Con due obiettivi: valutare la resistenza delle costruzioni tipiche dell’Italia centrale e stabilire l’efficacia dei rinforzi strutturali adottati nei casi di danni al patrimonio edilizio. (guarda il video)

«I recenti eventi sismici dell’Italia centrale hanno mostrato la drammatica vulnerabilità delle pareti murarie che si disgregano e crollano per azioni sismiche fuori dal piano e per noi capire come gli edifici vengono danneggiati dalle scosse è fondamentale», spiega Gianmarco De Felice, docente all’Università di Roma Tre e coordinatore del progetto.

ricostruzione - tavole vibranti enea
Le tavole vibranti sperimentate dall’Enea

«Le nostre tavole vibranti – aggiunge Gerardo De Canio, responsabile del Laboratorio Tecnologie per l’innovazione sostenibile dell’Enea – sono in grado di muoversi nelle sei dimensioni spaziali, cioè le tre direzioni di spostamento e tre rotazioni, e rappresentano un’infrastruttura unica in Italia a disposizione del Sistema Paese per la sperimentazione delle tecnologie più mature per applicazioni ai Beni Culturali nei settori della diagnostica, acquisizione dati di spostamento tramite il sistema 3D Vision motion capture, sperimentazione condivisa a distanza tramite piattaforma virtuale DySCo e repository dei dati».

In pratica un sistema unico in Italia, con cui è possibile la condivisione in remoto della sperimentazione sulle tavole vibranti, con scambio delle informazioni e dei dati in tempo reale. «Dopo la sperimentazione – conclude De Canio – le due pareti sottoposte a stress sismico saranno riparate con tecnologie innovative offerte dall’industria e verranno poi sottoposte a nuovi test con l’obiettivo di avere maggiori indicazioni su come intervenire per recuperare parte del patrimonio edilizio danneggiato dal terremoto».

E sempre a proposito delle tecnologie antisismiche applicate anche alla ricostruzione l’Enea è intervenuta alla 16th World Conference on Earthquake Engineering – XVI Conferenza mondiale sull’Ingegneria Sismica che nei giorni scorsi ha riunito a Santiago del Cile oltre tremila esperti da tutto il mondo. Per l’occasione sono stati illustrati gli ultimi sistemi di protezione sismica e i vantaggi, anche in termini economici, dell’isolamento sismico.

Quando ricostruzione fa rima con resilienza

«I nostri studi dimostrano che l’isolamento sismico conviene anche dal punto di vista economico – chiarisce Paolo Clemente, dirigente di ricerca nel laboratorio “Ingegneria sismica e prevenzione di rischi naturali” -. Infatti, se ben progettato, l’isolamento consente di ridurre il costo di costruzione, almeno nelle aree a maggiore pericolosità sismica, ed è sempre conveniente in un’ottica di lungo periodo: un edificio isolato sismicamente, al contrario di un edificio tradizionale, non si danneggerà nemmeno in occasione di terremoti violenti e non necessiterà di interventi di ricostruzione totale o riparazione a seguito di eventi sismici durante la sua vita utile».

Centro regionale protezione Civile Foligno
Vista aerea del nuovo Centro regionale di protezione Civile di Foligno

Concreti gli esempi a sostegno della necessità di interventi sul fronte della prevenzione, come nel caso del modello offerto dal Centro di Protezione Civile di Foligno, che ha resistito senza alcun danno anche alle recenti forti scosse di terremoto. Alla conferenza sono state illustrate poi le metodologie di analisi della vulnerabilità di edifici industriali, spesso più ‘fragili’ per l’assenza di connessioni efficaci tra i vari elementi strutturali, come evidenziato dal sisma dell’Emilia nel 2012.

Interessanti anche le innovazioni nell’ambito dell’isolamento sismico per impianti a rischio di incidente rilevante e per gli edifici di interesse storico e artistico. Al riguardo l’Ente ha presentato la Struttura di isolamento sismico per edifici esistenti, brevetto internazionale messo a punto con il Politecnico di Torino, che prevede l’inserimento dei dispositivi di isolamento sismico al di sotto della fondazione, senza interferire con la struttura sovrastante.

Tecnologie che offrono tutti gli strumenti per intervenire prima che si possa parlare di emergenza. Perché se è vero, come ha evidenziato la conferenza di Santiago, che una delle parole chiave del futuro sarà resilienza (capacità di affrontare e superare un trauma o difficoltà) è vero anche che la prevenzione da sola non basta ed è necessario il contributo di altre competenze.

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