Temperature shock nel Mar Mediterraneo

È uno stato di allerta senza precedenti ma irrisolvibile. I dati del servizio di Copernicus indicano che nel Mar Mediterraneo è in corso un’ondata di calore marino legata ai cambiamenti climatici

Questa mappa, basata sui dati del Copernicus Marine Service (CMEMS), mostra le anomalie della temperatura superficiale del mare registrate il 22 giugno 2025. Le aree in rosso scuro indicano temperature superiori di oltre 5 °C rispetto alla media stagionale. Il riscaldamento più intenso è stato osservato nel bacino del Mediterraneo occidentale, compresi il Mar delle Baleari e il Mar Tirreno.

Allerta. Il caldo estremo che sta investendo il nostro Paese in questi giorni non risparmia il mar Mediterraneo, come avrebbe potuto? Secondo i dati più recenti del servizio Copernicus dell’Ue, la temperatura dell’acqua ha superato di ben 5°C la media climatologica di inizio giugno, un’anomalia che rientra nel fenomeno conosciuto come Marine Heatwave (MHW), ovvero un’ondata di calore marina strettamente legata agli effetti del cambiamento climatico.

Il Mediterraneo centro-occidentale è attualmente l’area più colpita: tra Sardegna e Baleari, la superficie marina ha raggiunto valori eccezionalmente elevati, che stanno contribuendo a potenziare la bolla africana in risalita sull’Europa meridionale.

Il risultato? Un weekend rovente, con temperature che cresceranno di circa 1°C al giorno, toccando i 40°C su quasi tutta la Penisola.

Ma c’è ben altro purtroppo. Il riscaldamento estremo del Mediterraneo sta innescando una vera e propria rivoluzione biologica. Quasi 1000 nuove specie invasive (di cui 126 di pesci) sono arrivate nel Mediterraneo, causando in alcune aree riduzioni fino al 40% delle specie autoctone.

È in atto un vero e proprio processo di “tropicalizzazione” che sta cambiando radicalmente l’aspetto del nostro mare

I cambiamenti climatici influenzano cicli riproduttivi, distribuzione e abbondanza delle specie marine. Diminuiscono le specie delle acque più fresche e si diffondono quelle di mari più caldi, che possono diventare invasive.

Le conseguenze sono evidenti anche per le specie commerciali: le acciughe del Mediterraneo risultano sempre più piccole e meno numerose, mentre proliferano meduse invasive provenienti dalle acque tropicali che danneggiano reti e attrezzature da pesca.

Ad oggi si calcola che più di 1000 specie marine esotiche sono state introdotte nel Mediterraneo e oltre il 75% di queste ha formato popolazioni stabili. La “gelatinizzazione” del mare, con bloom di meduse che da eventualità molto rara sono diventati la norma, sta alterando profondamente le catene alimentari.

Anche specie simbolo del Mediterraneo stanno scomparendo: si registra la mortalità di massa della Pinna nobilis, il più grande bivalve endemico del Mediterraneo, mentre le praterie di Posidonia oceanica, che ospitano il 20% delle specie marine del Mediterraneo, vengono colonizzate da nuove specie di alghe invasive.

Quali le conseguenze sulla terraferma? Devastanti, maggio 2025 è stato il secondo maggio più caldo a livello globale

un esemplare che sembra quasi scomparso nei nostri mari

Questo riscaldamento del mare sta contribuendo a innalzare le temperature sulla terraferma, con possibili conseguenze sulle ondate di calore previste per l’Europa meridionale.

Non è un caso che il mese di maggio 2025 è stato il secondo maggio più caldo a livello globale, con una temperatura media dell’aria superficiale di 15,79 gradi centigradi, 0,53 in più rispetto alla media di maggio del periodo 1991-2020, mentre è stato di 0,12 gradi più freddo rispetto record del 2024.

È quanto rileva il sistema meteorologico europeo Copernicus. Il periodo di 12 mesi da giugno 2024 a maggio 2025 è stato di 0,69 gradi superiore alla media 1991-2020 e di 1,57 gradi superiore al livello preindustriale.

Le previsioni per i prossimi mesi sono allarmanti

Secondo le ultime simulazioni dei principali modelli meteorologici stagionali, agosto 2025 potrebbe essere il mese più caldo e asciutto dell’intera estate, con l’Alta Pressione africana pienamente consolidata su tutta l’area mediterranea centrale.

Il riscaldamento del Mediterraneo sta accelerando: negli ultimi 40 anni la temperatura superficiale è aumentata di 1,5 ºC, con un incremento molto più pronunciato nell’ultima decade. Se questa tendenza continuerà, assisteremo a una trasformazione irreversibile di uno degli ecosistemi marini più ricchi e diversificati del pianeta.

I meteorologi prevedono che “di questo passo, rischiamo di superare il record degli ultimi anni e arrivare a 31°C nei nostri mari italiani: valori da zone caraibiche“. Il Mediterraneo sta diventando un mare tropicale, quanto meno sotto il profilo termico, anche se in realtà il termine “tropicalizzazione” non è del tutto corretto: è sicuramente più giusto parlare di meridionalizzazione, in quanto, per fortuna, il bacino non ha ancora acquisito una fisionomia tropicale ed alcune specie predominanti resistono ancora ai cambiamenti.

pesce tropicale avvistato nel Mediterraneo

Anche se alcune di queste specie sono commestibili, come il pesce coniglio o il pesce scorpione che però può causare punture dolorose anche dopo la morte dell’animale, in realtà non aiutano la pesca.

Queste specie provenienti da altri habitat mettono potenzialmente a rischio gli equilibri e la biodiversità del Mediterraneo, soppiantando in alcuni casi le specie autoctone, come ad esempio sta avvenendo con l’ormai famoso granchio blu.

Leggi anche: Il granchio blu invade la Grotta del Bue Marino in Sardegna, il più importante scrigno di biodiversità del mondo

Ci aspetta un’estate rovente e un mare come un brodo riscaldato. Lo sapevamo, ce lo avevano detto ma, sdraiati sul lettino o con i piedi nell’acqua, tendiamo a dimenticare spesso quello che sta accadendo e a cosa stiamo andando incontro. Ricette perfette non ce ne sono, almeno non attuabili nell’immediato, quindi l’unica cosa che forse possiamo fare è ricordarci i preziosi consigli che da molto tempo Stefano Mancuso dispenda: piantare molti alberi, sprecare meno acqua, utilizzare meno trasporti inquinanti e, per il nostro mare, inquinarlo meno con rifiuti e scarichi.

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