La Direttiva Zoo dell’Unione Europea stabilisce che i delfinari devono essere regolamentati come giardino zoologico. Quindi, queste strutture devono partecipare ad attività di conservazione, ricerca e divulgazione scientifica, a beneficio della conservazione della specie.
Oggi, 5 novembre, Fondazione Marevivo e LAV (Lega Anti Vivisezion) hanno presentato un rapporto sulle violazioni dei delfinari italiani ed europei. Il Rapporto è stato elaborato dalla Whale and Dolphin Conservation in collaborazione con Born Free Foundation, ENDCAP. In conferenza stampa, presso il Senato della Repubblica, il presidente di Marevivo Rosalba Giugni ed il vicepresidente della LAV Roberto Bennati (foto).
Tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli Italiani, danno uno scarso contributo alla conservazione della diversità biologica. Decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione ex situ della popolazione di delfini tursiopi; nessuno degli attuali delfinari dell´UE ha effettuato reinserimenti nell’ambiente naturale.
Altra anomalia riscontrata, la scarsa divulgazione scientifica. Su 13 delfinari solo 4 disponevano di cartelli informativi sulle specie di cetacei esposte. Su 18 spettacoli analizzati presso 17 delfinari di 10 Stati Membri dell´UE, solo il 12% in media ha fornito informazioni sulla biologia e sul comportamento dei cetacei esibiti, mentre 2 spettacoli non hanno fornito alcuna informazione del genere. Su 18 spettacoli, 17 non hanno informato il pubblico sulle zone di distribuzione in natura delle specie custodite, mentre 8 non hanno precisato che i delfini sono mammiferi e nessuno dei 18 spettacoli ha fatto riferimento allo stato di conservazione delle specie. Fra i 34 delfinari considerati nel Rapporto, soltanto 14 promuovono attivamente, sui loro siti internet, la loro partecipazione a ricerche sui cetacei.
Nessuno dei cetacei tenuti in cattività nell´UE ha la libertà di esprimere un comportamento normale, un principio-guida per il benessere degli animali. Fra i cetacei tenuti in cattività, sono comuni situazioni di stress e comportamenti stereotipati.
La situazione dei delfinari italiani è oggetto di due interrogazioni parlamentari, avanzate al ministro dell’Ambiente dall’onorevole Brambilla (PdL) e dalla senatrice De Petris (Sel).
LAV e Marevivo sollecitano il ministero dell’Ambiente al rispetto (seppur tardivo) della direttiva europea: «In Italia, i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie, cioè non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo. Un inganno inaccettabile». Le associazioni, infine, invitano la Commissione UE a garantire il rigoroso rispetto della normativa da parte degli Stati Membri.


