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Sicilia, a rischio 21 riserve naturali

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Nel tratto di mare tra la punta e l'isola si vengono a scontrare le onde provenienti da direzioni opposte.
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Torre Salsa è una delle 21 riserve naturali siciliane a rischio chiusura per mancanza di fondi

Sono 72 le riserve naturali in Sicilia, di cui 27 quelle gestite da associazioni ambientaliste –  tra queste Legambiente, Italia Nostra e WWF; e delle 72 riserve, 21 rischiano di chiudere alla fine di giugno per mancanza di fondi. Addirittura sui è temuto che le riserve chiudessero due mesi prima, dal momento che gli 859mila euro stanziati inizialmente bastavano a coprire le spese appena fino al 16 aprile.

Una petizione per salvare le riserve naturali – Dopo che il quotidiano La stampa aveva diffuso la notizia, Change.org ha lanciato sul web una petizione da presentare al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, per impedire la chiusura delle riserve. La petizione è ancora attiva, dato che il problema è solo rimandato. In un incontro tenutosi infatti lo scorso 14 aprile, gli assessori al Territorio Maurizio Croce e all’Economia Alessandro Baccei hanno trovato un accordo con i gestori delle riserve e sono stati sbloccati ulteriori fondi, fino a raggiungere un totale di circa 1 milione e 811mila euro; si è ancora in attesa, tuttavia, della ratifica dell’accordo da parte della Ragioneria generale e della giunta della Regione Sicilia. Questo accordo tuttavia, come si è detto, permetterebbe alle 21 riserve di restare aperte solo fino al 30 giugno: è perciò fondamentale che si trovi quanto prima una soluzione. Ma cosa  potrebbe accadere se la giunta non ratificasse l’accordo – che dovrebbe tuttavia arrivare entro una decina di giorni, durante i quali le riserve resteranno comunque aperte, non è dato saperlo.

Le riserve naturali destinate alla chiusura a meno che ulteriori fondi non siano sbloccati sono: Isola di Lampedusa, Macalbue di Aragona, Grotta di Santa Ninfa, Lago Sfondato, Grotta di S. Angelo Muxaro, Grotta di Carburangeli, Grotta dei Puntali, Grotta della Molara, Grotta Conza, Grotta d’Entella, Monte Conca, Capo Rama, Lago Preola e Gorghi Tondi, Saline di Trapani e Paceco, Torre Salsa, Isola delle Femmine, Biviele di Gela, Saline di Priolo, Monte Pellegrino, Complesso Immacolatelle e Micio Conti e Isola Bella.

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I fondi stanziati dalla Regione sicilia per salvare le riserve naturali a rischio ammontano a circa 1milione e 811mila euro (nella foto, la riserva naturale orientata di Isola Bella)

I conti non tornano – C’è un altro problema: da novembre 2015 i 90 operatori delle 27 riserve gestite dalle associazioni ambientaliste non percepiscono lo stipendio. Occorre dunque sicuramente, oltre all’impegno nello sblocco di nuove risorse, trovare soluzioni congiunte che permettano di controllare le spese integrandole con le risorse della regione. Eppure, sembrerebbe che gli organi regionali non tengano conto delle competenze e peculiarità delle associazioni ambientaliste, come sembrerebbe suggerire Rosario Crocetta, Governatore della Regione, che afferma: «Parchi e riserve senza personale? Lo trovo veramente surreale in una Regione che ha 24 mila forestali, 1.200 guardie armate del corpo forestale e altre migliaia di precari. È vero, c’è un problema di contributi ai gestori, ma certamente non di personale». In pratica, il suggerimento è di integrare il personale delle riserve con il corpo forestale. Una posizione del genere, tuttavia, a nostro avviso suona come un’ingerenza da parte della Regione Sicilia nei riguardi delle associazioni ambientaliste (che difatti non hanno preso molto bene la dichiarazione di Crocetta), sminuendone i compiti e le competenze: associazioni del calibro di Legambiente, Italia Nostra e WWF sanno quello che fanno, e se evidenziano una carenza di personale e difficoltà di gestione dovute ai tagli pari a quasi il 60% delle risorse apportati dalla legge di stabilità, come rileva il Presidente del Consiglio Regionale di Italia Nostra Sicilia  Leandro Janni, una ragione ci sarà.

Regione Sicilia, se ci sei batti un colpo –  Il dubbio invece, posto anche da Emilio Giudice (direttore della Riserva naturale orientata Biviere di Gela) è che il governo regionale non finanzi solo alcune delle aree protette, ovvero quelle gestite dalle associazioni ambientaliste, non controllabili politicamente: «Noi da anni – afferma Giudice – facciamo quello che avrebbe dovuto fare lo Stato. E’ assurdo: chi lavora ogni giorno sul territorio e per il territorio non avrà più fondi, mentre le aree gestite dalla Regione Siciliana e dalle ex Province ottengono un incremento dei finanziamenti. La Lipu, l’associazione che gestisce la riserva naturale Biviere di Gela, riceve annualmente circa 200 mila euro, sia per le attività da svolgere sia per la copertura dei costi del personale. E’ una spesa che incide pochissimo sul bilancio regionale, ma la Regione decide comunque di tagliare i finanziamenti alle associazioni ambientaliste. Andare avanti in questo modo diventa impossibile. Per anni, abbiamo dovuto sostituirci allo Stato. Abbiamo denunciato gli abusi subiti da questo territorio, abbiamo chiesto di far luce sulle attività di bonifica. Abbiamo presentato denunce che hanno consentito di evidenziare tante anomalie e adesso rischiamo di dover abbandonare tutto».

Petizione, strada per la democrazia – E questo rischio ancora c’è: per questo è importante firmare la petizione – strumento piccolo, ma sempre un punto di partenza per far sentire il coinvolgimento della popolazione su queste tematiche. Dobbiamo però aggiungere, all’indomani del referendum no-triv dello scorso 17 aprile che ha evidenziato un alta percentuale di astenuti, che la via della petizione online non può essere l’unica. Il riferimento al referendum non è qui casuale, visto che Ambient&Ambienti si è fatta carico anche in quel caso di mostrare come il problema risiedesse in quella legge. Se la strada referendaria corre il rischio di essere improduttiva, dunque, quello cui la petizione dovrebbe mirare è fare in modo che si chiami il Parlamento al voto circa una modifica nella legge di stabilità, per poter sbloccare ulteriori fondi, e contemporaneamente istituire momenti di dialogo in cui sia ridiscussa congiuntamente la gestione delle riserve e delle risorse economiche assegnate, in modo tale da ottimizzare le spese ed evitare gli sprechi.

Una soluzione c’è – Nello stesso momento, noi di Ambient&Ambienti ci associamo alle parole di Leandro Janni: «Se la Regione Siciliana si decidesse a sciogliere ambiguità e contraddizioni, una possibile soluzione potrebbe essere costituita da un Ente o Agenzia unica regionale che, all’insegna di una virtuosa razionalizzazione e programmazione, di una maggiore efficacia ed efficienza del servizio, riassuma, valorizzi il personale operante nelle riserve naturali – così come è stato fatto in altre regioni d’Italia e in Europa. Le associazioni ambientaliste, i centri di ricerca dell’Università potrebbero comunque continuare a svolgere un ruolo tecnico-scientifico importante, fondamentale. E’ indubbio, infine, che la competenza maturata dalle associazioni ambientaliste nel corso degli anni, con la gestione delle aree protette, costituisce una peculiare risorsa, un ineludibile riferimento nel complesso passaggio dalla gestione di parchi e riserve naturali alla gestione della Rete ecologica europea».

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