Quarantotto ore. È quanto è durata l’illusione di San Vito dei Normanni di essersi trasformato in un paese a misura di bici. Quarantotto ore, la distanza temporale tra il successo del Full bike day, una giornata interamente dedicata alla mobilità sostenibile e l’amaro risveglio con l’apparizione del segnale di divieto di transito alle bici, nel centrale corso Leonardo Leo.

Un provvedimento vissuto come una beffa soprattutto dalle associazioni, talmente attive sul territorio da riuscire a ospitare a San Vito, in esclusiva nazionale, il celebre blogger americano Eben Weiss, autore di Bike snob. Manifesto per un nuovo ordine universale della bicicletta. E un nuovo ordine lo volevano anche le decine di persone presenti all’incontro con Weiss, a cui hanno manifestato perplessità per la gestione della mobilità di San Vito dei normanni. È mancato il contraddittorio con i vertici istituzionali in quell’occasione e ora è chiaro il motivo: era già pronto un provvedimento, che oltre a non prevedere alcun percorso facilitato alle bici, arriva addirittura a vietare il transito alle due ruote in una zona a traffico limitato.
«Sembra incredibile – tuonano in una nota le associazioni ‘Dateci Strada’, ‘Biciclub San Vito’, ‘Aeneis 2000’ – che nella nostra San Vito si vada in controtendenza. Quando in molte altre città italiane, per non parlare di quelle nord-europee si estende la rete delle piste ciclabili e si favorisce il transito delle biciclette nelle Ztl e nelle isole pedonali, da noi invece lo si impedisce». Ciclisti bersagliati, nonostante il Codice della strada sia dalla loro. «A nostro avviso – prosegue la nota – non c’è alcun bisogno di interdire la circolazione alle biciclette in una delle poche zone del paese dove si può circolare in sicurezza insieme ai pedoni, che come noi ciclisti sono gli utenti deboli della strada (art 208 c. 4 punto c del codice della strada). È alquanto illogico – ribadiscono – permettere il transito delle auto nella ZTL e non alle bici. Ora i residenti possono scegliere di raggiungere la propria abitazione in bici? Oppure i vigili dovrebbero mettersi a controllare la carta di identità di tutti i ciclisti?».
Dietro la scelta dell’amministrazione comunale, ci sarebbe una reazione immediata a uno spiacevole incidente che ha coinvolto una bambina, investita da una bici. Ma anche in questo caso, il divieto di transito appare la scorciatoia più semplice per aggirare l’ostacolo. «La soluzione non è nei divieti – evidenziano le associazioni – ma nel potenziamento dei controlli: i ciclisti indisciplinati vanno puniti. Poi, non ci sembra che si vieti la circolazione delle auto sulle strade allorquando viene investito un pedone». Da “salviamo i ciclisti” a “evitiamo i ciclisti”: ecco la nuova campagna made in San Vito dei normanni.
(le foto sono di Carlo Scaglioso)




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Fermo restando il fatto che in un paese come S. Vito l’uso della bicicletta andrebbe promosso e supportato con delle piste ciclabili e, allo stesso tempo, quello delle auto scoraggiato allargando le aree pedonali soprattutto in centro, ritengo che la polemica sul divieto posto al transito delle biciclette nel corso di San Vito sia alquanto sterile e fuori luogo. Il divieto c’era anche prima che comparisse il segnale e c’era per un motivo tutt’altro che futile: la sicurezza. Parliamo di un corso popolato da grandi e piccini a tutte le ore, con negozi, bar e attività varie. Parliamo di una stradina larga pochi metri dove passeggiano gruppi di anziani così come bambini che giocano correndo in ogni dove incuranti. Chi usa la bicicletta non è solo il ligio sostenitore della cultura su due ruote ma anche lo scalmanato di turno che sfreccia tra la gente. Il problema del divieto nel corso quale sarebbe? Scendere dalla bici e farsi 100 metri con la bici a mano? Beh, direi che camminare è almeno altrettanto salutare che pedalare quindi non vedo dove sia questo scandalo. L’articolo è corretto: San Vito purtroppo è un paese senza bici e bisogna lottare per cambiare le cose, ma prendere il sacrosanto divieto in una stradina del centro come baluardo di questa lotta non ritengo sia la via giusta.