Il 28 aprile scenderanno in piazza per una “bicifestazione”. Nel frattempo, hanno già invaso il web, le scrivanie dei sindaci di tutta Italia e persino il Parlamento, dov’è stata presentata una proposta di legge per concretizzare le loro richieste. Continuare a pensare che “Salviamo i ciclisti” sia un fenomeno limitato esclusivamente al web, dunque, è una eresia.

Da Londra a Roma, il passo è breve - Eppure, questa campagna al web deve quasi tutto: lanciata dal Times all’indomani della morte in bici di una giornalista del quotidiano londinese, si articola in un manifesto di otto punti che chiede garanzie per i ciclisti urbani, dalla riduzione del limite di velocità per le auto a 30 km orari nelle aree sprovviste di piste ciclabili, fino all’istituzione di semafori preferenziali e specchi negli incroci più pericolosi. Da Londra a Roma, il passo è breve. Così, la campagna è stata ripresa da una quarantina di blogger italiani, che sul loro diario di viaggio online, quotidianamente annotano silenziosi abusi, cattive abitudini e tragedie ai danni degli amanti delle due ruote. E otto, non sono solo i punti del manifesto, ma anche il giorno che segna l’avvio della “rivoluzione”: 8 febbraio 2012. A mezzogiorno di quella data, infatti, le principali testate giornalistiche italiane ricevono l’identica mail inviata da quaranta indirizzi di posta elettronica differenti. È l’inizio di una nuova era. La petizione online, sul modello del marketing virale, si diffonde immediatamente tra “mi piace” su facebook, followers su twitter, link sui vari blog e, soprattutto, interviste e articoli dei media tradizionali.
Linguaggio virtuale, effetti reali - “Salviamo i ciclisti”, anzi, #salvaicislisti con il cancelletto tipico delle comunicazioni di twitter, da una campagna di nicchia, diventa un fenomeno. Che si sviluppa sui social network, ma che ha immediatamente degli risultati concreti, oltre a massicce adesioni. Due esempi su tutti: a Milano giorni fa sono entrati in funzione i pannelli con i nuovi messaggi per informare e sensibilizzare gli automobilisti ad avere maggiore attenzione verso chi usa la bici (sul modello dei pannelli che in autostrada invitano ad allacciare le cinture o rispettare i limiti di velocità).

E qualcosa succede anche in Puglia: l’assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini, ha annunciato infatti che la Regione “destinerà a progetti di formazione e attivazione di buone pratiche per la messa in sicurezza degli utenti deboli della strada i 2,5 milioni di euro del finanziamento del Centro regionale di monitoraggio della sicurezza stradale”. Una scelta dettata da un’emergenza: tra il 2001 e il 2011 si sono registrati in Puglia 2mila847 incidenti in cui è stata coinvolta almeno una bicicletta con 116 morti e 3mila250 feriti. Solo nel 2010 sono stati 423, con 10 ciclisti morti e il ferimento di 463 persone. Troppe.


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