“La criminalità organizzata si combatte con la legalità organizzata”, così Antonio Laudati Procuratore della Repubblica di Bari in conferenza stampa per presentare il terzo percorso didattico su “I Numeri dell’Ecomafia”, insieme con Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Massimo Blonda, Direttore Scientifico dell’Arpa Puglia. Purtroppo i reati ambientali producono profitti illegali maggiori di quelli della droga – “Un pentito vent’anni fa mi disse che la monnezza è oro”, ha raccontato Laudati e la criminalità organizzata o ecomafia, rischia molto poco rispetto al profitto, perché, per il nostro codice penale i reati ambientali sono punibili come reati minori. Un’arma, però, per contrastare il malaffare delle ecomafie esiste ed è la prevenzione. «Quello che è importante, è prevenire e intervenire prima possibile. E si può intervenire il prima possibile solamente con la collaborazione di chi vive su quel posto», ha detto il Procuratore.
La Puglia è una regione i cui reati ambientali e illeciti ambientali (per un’analisi della normativa a disposizione in tema di discariche abusive leggi l’articolo “Discarica abusiva: se la conosci la eviti”, con i relativi richiami) sono maggiormente rappresentati nel quadro nazionale.
Per quanto attiene l’illecito nella gestione del ciclo rifiuti, l’abbandono, la discarica abusiva l’interramento, dal 2004 a oggi sono state censite 1692 aree per un totale di 11 km quadrati e per un volume totale stimato di massa di rifiuti illecitamente gestiti pari a 2.263.000 di metri cubi. A fronte di questa attività, l’UE ha classificato la Puglia come la peggiore regione italiana per abbandoni di rifiuti. «Semplicemente per il fatto che la Regione Puglia li ha rilevati ed evidenziati – ha specificato il direttore scientifico dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Puglia (ARPA) Massimo Blonda -. Invece il risultato è stato molto significativo, perché il tipo di mappatura che è stata fatta, sia per via aerea sia con interventi a terra è stata poi monitorata negli anni successivi e si è potuto, quindi, verificarne l’evoluzione». Un’esperienza, questa, che dura ormai da diversi anni e che altre regioni, in qualche maniera, stanno cercando di imitare. E questo grazie all’accordo di programma quadro tra tutti i soggetti preposti alla prevenzione ambientale, l’ARPA in primo luogo, il mondo scientifico rappresentato dal CNR e gli organi di polizia giudiziaria come il NOE, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, e il Corpo Forestale dello Stato, i cui risultati sono stati riconosciuti a livello internazionale e dallo stesso ministro dell’Ambiente Corrado Clini nella sua visita ultima a Bari, in occasione di Mediterre.
L’intero territorio regionale è così sotto continua osservazione, attraverso tutte le forme di indagine, ispezione e controllo possibili, e il risultato, fondamentale, che si è prodotto è l’effetto deterrenza: «perché, ormai, si sa che in Puglia è difficile sfuggire; ovvero, è molto più facile essere individuati, mentre si compiono rati di questo genere». E poi, ha detto Blonda, «oltre che in termini di bonifica, il risultato è stato notevole anche dal punto di vista economico con notevoli risparmi nella gestione dei siti registrati».
Altra attività importante condotta dall’ARPA è il progetto Scorie, il Progetto Interreg III A Italia-Albania asse II – ambiente e sanità – misura 2.1 tutela e valorizzazione ambientale, finalizzato all’identificazione del traffico illecito di rifiuti fra la Puglia e l’Albania (diventato materiale didattico descritto da esperti della Guardia di Finanza in un capitolo del manuale “Traffico transfrontaliero di rifiuti – istituti, strumenti, spunti metodologici ed operativi”, di Adda Editore – clicca per leggere l’articolo)
Il 99% del traffico illecito di rifiuti tra Puglia e Albania consiste nella fittizia trasformazione dei rifiuto di demolizione in cemento. Un dato molto importante che ha consentito e consente alle autorità albanesi di operare quelle azioni sia in termini normativi sia di controllo, per quello che ovviamente l’Albania può fare per contrastare questo tipo di traffico.
Altro settore, importante, dell’Agenzia è quello dedicato alla formazione e all’educazione ambientale, che collabora in maniera più diretta con Legambiente, «proprio perché riteniamo che la prima prevenzione sia l’educazione alla legalità – ha concluso il suo intervento Blonda – a cominciare dalla tenera età, perché è l’unica garanzia per dei cambiamenti più significativi in futuro». Iniziativa cui plaude Laudati, perché «l’iniziativa di andare nelle scuole, rivolgersi all’informazione, creare sinergie, credo sia un tassello importante della costruzione della legalità organizzata sul nostro territorio».
«Con questa iniziativa – Francesco Tarantini in chiusura - Legambiente continua il suo forte impegno sul fronte dell’educazione ambientale, per fare crescere i cittadini di domani più sensibili e responsabili».





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