Ambient&Società
La Città Resiliente -1a parte

Perché il cambiamento sociale non è una maledizione (prima parte).

Il concetto di ha conquistato, in questi ultimi anni, una posizione di primo piano. Transitando dalle scienze fisiche a quelle umane e sociali, ha dimostrato, innanzitutto, quanto possa essere feconda una riflessione culturale capace di mettere in dialogo saperi scientifici ed umanistici, per superare atavici dualismi che non hanno contribuito ad uno sviluppo equilibrato dell’Occidente.

Jean Piaget

È una categoria interpretativa che ben si coniuga con il ritrovato primato della , che è capace di assimilazione e alla realtà come bene sostiene Jean Piaget ma anche di gestire consapevolmente e non soltanto subire acriticamente qualsiasi cambiamento. L’uomo, per la cultura contemporanea ma anche per buona parte della tradizione occidentale, è un essere capace di conoscere le situazioni, ma anche di manipolarle e di risolvere problemi nuovi con soluzioni inedite.

La resilienza, inoltre, oggi rappresenta un concetto cruciale, poiché viene riferita ad esperienze sociali in cui fondamentale risulta l’attitudine alla ; per questo è stata assunta in modo sempre più convinto come cifra distintiva nell’analisi della complessità e ha conquistato un ruolo importante nella progettazione finalizzata ad una .

Inizialmente applicata alla dimensione organizzativa delle imprese (e dunque assoggettata a vincoli di carattere economico e a obiettivi di tipo efficientistico), essa ha riguardato in particolar modo l’analisi sociologica del mondo giovanile e il loro problematico approccio all’ambiente della : le nuove generazioni – che sono il sismografo del cambiamento socioculturale – mostrano la loro resilienza quando riescono a vivere il duplice dinamismo di adattamento alla ma anche di partecipazione alla ridefinizione dell’ mediante la costruzione della propria identità.

Parallelamente, la categoria della resilienza è approdata direttamente allo studio dell’organizzazione ambientale, ponendo particolare attenzione ai temi dello e della vivibilità urbana.

Crawford Holling

Nella sua versione ecologica, il concetto di resilienza, pionieristicamente introdotto da Crawford Holling nei primi anni Settanta, ha tentato di evidenziare e definire la capacità dei sistemi (naturali o umani) di assorbire elementi di disturbo, dando luogo ad un processo di riorganizzazione interna che sia in sintonia con il mutamento della realtà esterna, in modo tale da preservare nel tempo, sia pure modificandole, la propria struttura e funzioni.

Dunque la resilienza è, per un sistema sociale, la capacità di affrontare il cambiamento senza perdere la propria identità; è il segno dell’intelligenza con cui una comunità affronta le proprie difficoltà, senza precludersi alle trasformazioni ma anche mantenendo salde le proprie radici, la propria storia, il tessuto connettivo che sostiene la vita quotidiana, gli scambi sociali, il sistema simbolico che sostiene l’intera collettività.

Non è difficile riscontrare come l’ambiente urbano sia particolarmente e ordinariamente sfidato dall’esigenza della resilienza, vuoi nella globalità della propria organizzazione, vuoi in ambienti specifici, che maggiormente sono sensibili e fragili di fronte al cambiamento: ad esempio, i e le . E si comprende perché queste due realtà sociali spesso sono segnate nella loro evoluzione da esiti differenti.

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Bari - un vicolo del Borgo Antico

I centri storici, infatti, spesso caratterizzati dalla presenza delle generazioni anziane o da elementi organizzativi e funzionali tradizionali o potenzialmente rigidi, rischiano la stagnazione o il degrado perché rappresentano lo spazio entro cui si esplicitano comportamenti sociali più prossimi alla resistenza che alla resilienza; il rifiuto del cambiamento e l’arroccamento sul passato spesso decretano l’agonia di ambienti che appaiono sempre più estranei o disadattati rispetto ai dinamismi di una città policentrica e cangiante.

Bari - periferia urbana

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Le periferie, invece, pur essendo investite da gravi problematiche legate alla qualità della convivenza e dei servizi, beneficiano generalmente di una consistenza demografica più giovanile, eterogenea, investita da processi di mobilità. Queste caratteristiche della popolazione consentono, nella maggior parte dei casi, una graduale rielaborazione della realtà sociale e processi sincronici di assimilazione e adattamento, che a poco a poco innervano la convivenza con una prassi funzionali alla ricerca di un rinnovato equilibrio fra tradizione e innovazione. La resilienza urbana non può però essere considerata un processo spontaneo; necessita di una chiara intenzionalità; è importante annotare come sia generatrice di speranze che, se adeguatamente supportate sul piano culturale e politico, possono preludere a forme feconde di cittadinanza.

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