Ambient&Società
A Taranto mamme “alla diossina”?

Il Fondo antidiossina Taranto Onlus avvia nella città dei due mari un monitoraggio tra le future mamme per rilevare la presenza di diossina nel latte materno. Il presidente Fabio Matacchiera: «Altre iniziative entro la fine dell’anno»

Il ha iniziato a cercare donne volontarie che dovranno partorire nelle settimane di luglio, agosto e settembre, e che vorranno sottoporsi gratuitamente ad una indagine sul latte materno. I requisiti richiesti sono: una età maggiore di 33 anni, l’allattamento del primo figlio, una vita vissuta sempre a Taranto; infine, le donne in questione non devono essere fumatrici né vegetariane. Si tratta della prima indagine di accertamento sul latte che dovrà verificare una possibile contaminazione da o pcb.

<p>veduta panoramica del Borgo Antico di Taranto, tra i due mari</p>

veduta panoramica del Borgo Antico di Taranto, tra i due mari - foto di Bartolomeo Giove

In questo modo si procede con la via dei dati certi, aldilà delle rassicurazioni pervenute da più fonti dello stabilimento , vale a dire la messa a norma in materia ambientale -così come impongono le leggi vigenti- e l’utilizzo delle tecnologie disponibili per limitare le emissioni inquinanti dalle cokerie. I risultati di questa indagine pilota verranno poi divulgati nei mesi successivi a questa estate. Ma, come ha spiegato il professor Fabio Matacchiera, presidente del Fondo antidiossina, altre azioni dimostrative ed altri tipi di iniziative verranno realizzate tra novembre e dicembre, a cavallo del Referendum sull’Ilva, così da accompagnare un evento che, secondo lo stesso Matacchiera, «farà la storia di Taranto», far emergere lo stato di allerta che troppo spesso accantoniamo, e ricordare ai cittadini di non perdere questa occasione di esprimersi democraticamente. Lo scopo è che quanto emerso fino ad oggi -dalle analisi in materia ambientale- non sia più sottovalutato, non passi in secondo piano come un allarme folkloristico, non si disperda nel mormorio delle cose non certe, dei dubbi e dei forse. Del resto, sempre su iniziativa del Fondo antidiossina, gli ultimi esami -richiesti dal professor Matacchiera all’Università del Salento- effettuati su tre specie di molluschi gasteropodi terrestri (Helix aperta, Helix aspersa ed Helix lucorum) raccolti a più riprese, hanno dato un’ulteriore certezza: le lumache sono contaminate da diossine, pcb e metalli pesanti, in particolar modo quella “più appetitosa”, l’Herix aperta: per questa specie i valori riportano la presenza di “Pb, Ni, Cr.tot nell’ordine di 1 mg/Kg (su peso umido); il valore del Ferro, poi, raggiunge picchi di addirittura di 500 mg/Kg (su peso umido).

<p>Taranto - il mar Piccolo, sullo sfondo i fumi dell'ILVA</p>

Taranto - il mar Piccolo, sullo sfondo i fumi dell'ILVA

Le lumache sono state raccolte in un terreno agricolo tra Statte e il quartiere Tamburi. Inevitabile è il legame fra la contaminazione e il loro habitat di provenienza, anche perché «si tratta – dice Matacchiera – di organismi molto diffusi nelle zone di Taranto, e considerati una ‘prelibatezza culinaria» I dati, divulgati alla fine di giugno, hanno portato alla convinzione che «ci siano tutti i presupposti perché le autorità locali approfondiscano immediatamente la grave situazione e considerino anche la possibilità di emettere un’ordinanza che vieti la raccolta e la vendita di questi organismi, così come è già avvenuto per gli ovini e caprini, ai quali è stato vietato il pascolo nei terreni distanti meno di 20 km dall’area industriale».

E se da un lato parte della città non resta stupita dei risultati, per i vertici Ilva, secondo quanto dichiarano, la situazione inerente le emissioni di sostanze inquinanti è sotto controllo. Il Fondo Antidiossina Taranto Onlus ha ritenuto importante analizzare queste lumache –quindi- per verificare lo stato di contaminazione delle aree in questione. Così, data la precedente letteratura scientifica, sembrerebbe che si tratti della prima volta che organismi come queste lumache «vengano utilizzati ai fini di una valutazione circa la dispersione di microinquinanti nell’ambiente, nel terreno e sulla vegetazione». Il lavoro svolto in questa occasione dall’Università del Salento ha successivamente accolto, come ha fatto sapere lo stesso presidente del Fondo antidiossina, un altro obiettivo: «verificare l’utilizzo di queste specie di organismi come approccio e strumento per il bio monitoraggio ambientale».

<p>L'impianto siderurgico ILVA di Taranto</p>

L'impianto siderurgico ILVA di Taranto

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