Ambient&Società
Ecologia e questione morale

Quando le cose della terra vengono considerate da una prospettiva più alta

Ormai non si contano più le occasioni in cui si deve piangere e pregare di fronte a coloro che sono morti a causa dell’ e dell’inerzia che spesso caratterizza, nel nostro paese, l’azione urbanistica. Quando la rincorsa delle emergenze si fa più spasmodica e disperata, è sufficiente  prendere atto di disastri in cui è troppo facile attribuire la al destino, piuttosto che a quanti avrebbero dovuto progettare, realizzare, vigilare sulla qualità della vita di una ?

<p>L'edificio crollato a Favara (Ag)</p>

L'edificio crollato a Favara (Ag)

Solo pochi giorni fa il crollo di una casa fatiscente a Favara, che ha sepolto due bambine: storia di povertà, ma anche di una colpevole disattenzione verso le condizioni strutturali dell’abitare; qualche mese fa l’alluvione di Messina, con il fango che, dilagando, ha pietrificato la quotidianità semplice e caotica di famiglie arroccate intorno al letto di un fiume che avrebbe dovuto ricevere maggiore cura e rispetto da parte di tutti; prima ancora L’Aquila con i suoi morti, vittime di errori progettuali e di disonestà nel costruire.

Di queste vicende così ritmate nel tempo e sempre più ravvicinate – segno di un Paese che sta franando non tanto per l’inadeguatezza legislativa, quanto per la mancanza di una seria applicazione delle norme che regolano la convivenza e indicano il bisogno e il valore di un’ – restano, apparentemente, le parole dolenti e solenni pronunciate da sacerdoti e vescovi per consolare la rabbia dei poveri che svolgono un ruolo di comparse in un copione già troppe volte andato in scena per un pubblico distratto.

Ma se è forse possibile archiviare la trama narrativa di un’omelia funebre, deve restare nell’attenzione collettiva l’impegnativo percorso intellettuale e la riflessione proposta a tutti gli uomini di buona volontà da chi, nella , insegna da sempre la necessità di considerare le cose della terra da una prospettiva più alta, anche per quanto riguarda il rapporto con l’ambiente.

<p>L'alluvione a Giampilieri (Me)</p>

L'alluvione a Giampilieri (Me)

<p>Un'immagine del terremoto in Abruzzo</p>

Un'immagine del terremoto in Abruzzo

 

 

 

Non è cosa recente la preoccupazione del nei confronti della salvaguardia del creato; è una responsabilità che da sempre appartiene all’etica sociale cristiana, ma che oggi si fa più appassionata e intensa, non solo perché i disastri ecologici diventano sempre più numerosi e diversificati, quanto perché, nell’epoca della globalizzazione, la sfida ambientale si è radicalizzata.

C’è solo l’imbarazzo della scelta per chi voglia confrontarsi con questa elaborazione culturale: dall’incisivo pensiero di che, nella indica i cambiamenti climatici in atto, la desertificazione del pianeta, l’inquinamento come i grandi peccati sociali del ventesimo secolo, al Catechismo della Chiesa Cattolica che cataloga gli attentati contro la natura nell’ambito delle violazioni al comandamento “non uccidere”; da Giovanni Paolo II che ricorda a tutti nella come la difesa della vita ambientale costituisce un impegno inderogabile per la solidarietà fra le persone e i popoli insieme ad un elemento cruciale per il dialogo e la collaborazione fra le grandi religioni della terra, a Benedetto XVI, che ancora recentemente ha insistito sulla , come segno tangibile della capacità dei credenti di costruire la pace nel rapporto fra civiltà e natura.

Non si tratta di richiami generici, quanto discrezionali, ma della sottolineatura di un principio di responsabilità che chiama in causa l’equità fra i singoli e le comunità e, soprattutto, ricorda l’esigenza di rispettare il debito che ogni generazione ha nei confronti di quella successiva per quanto riguarda la relazione con il mondo. A queste sollecitazioni così chiare e incisive, provenienti da una cultura cattolica che ancora ha largo credito culturale fra gli italiani, non si può restare indifferenti; ed ogni omissione va considerata un peccato vero e proprio. Un peccato sociale, che ricorda come pubblico e privato sono indissolubilmente legati nella comprensione di un’ecologia della mente e del cuore.

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