Ambient&Società
Viale Giotto, dieci anni dopo

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Sono passati dieci anni e lì dove sorgeva un palazzo oggi c’è un giardino, il Giardino della memoria, un grande prato con 67 piante di camelie che fioriscono d’inverno e due lapidi di granito nero che ricordano quello che successe la notte tra il 10 e l’11 novembre 1999.
Foggia, Viale Giotto 120. Una palazzina di 6 piani accartocciata su se stessa in 19 secondi. 67 vittime, 28 sopravvissuti. I numeri della tragedia ci sono tutti. C’è anche tutto l’armamentario delle responsabilità che vengono fuori in occasioni come queste: il materiale costruttivo di scarsa qualità, l’approssimazione nell’esecuzione dei lavori, la disinvoltura nella distribuzione delle concessioni edilizie.  C’è  la prima, intensa solidarietà dei concittadini, l’indignazione di gente comune, delle istituzioni e dei politici.  E oggi, a distanza di dieci anni, c’è anche un giardino a ricordare quello che è stato.

Foggia- i primi soccorsi Foggia- i primi soccorsi

L’idea del parco è nata come “Memoriale”, come testimonianza che renda vivo il passato,e che permetta di guardare al futuro: Per non dimenticare, come si dice in queste circostanze, anche se è passato troppo tempo e per lunghi anni la voragine del crollo è stata pietosamente recintata da lamiere su cui, ogni anno, i parenti delle vittime hanno affisso i necrologi che ricordavano le messe in suffragio, anno dopo anno. Lo stesso concorso di idee per la realizzazione di una struttura che coprisse  macerie e corpi (4 persone non furono mai più ritrovate) fu bandito con questo intento. Finalmente, a distanza di dieci anni, il giardino ha preso vita, superando anche le polemiche sulla scelta del progetto vincitore (che può essere visionato insieme agli altri progetti digitando su Google “concorso viale Giotto a Foggia”).
C’è anche un’altra considerazione. Immediatamente dopo il crollo del palazzo molte furono le ipotesi sulla tragedia: lavori di ampliamento dei box, pilastri tagliati male, si parlò anche di una falda acquifera che correva sotto lo stabile. Molto più semplicemente il palazzo si accartocciò su se stesso perché ferri, cemento, mattoni, tutto era di cattiva qualità. Eppure la garanzia di sicurezza era data dal fatto che il costruttore stesso ci abitava.  Fu proprio quella l’occasione per lanciare il “Fascicolo del fabbricato”, un libretto che attestasse la sicurezza dell’edificio e inchiodasse alle proprie responsabilità costruttori e tecnici. In quel fascicolo ci sarebbe dovuto essere tutto il processo costruttivo di un edificio: numero di ferri utilizzati, quantità di cemento impegnata, spessore dei pilastri, ecc., ma soprattutto la documentazione che riportasse la storia della costruzione, i futuri cambiamenti e i lavori che si sarebbero fatti di volta in volta, aggiornando così la carta di identità del fabbricato.
Non ci sono colpevoli per la tragedia di Foggia; costruttore e ingegnere capo sono morti. Forse, se ci fosse stato qualche fascicolo, si sarebbe potuto capire di più e forse, prevenire il crollo.
Tre anni fa, a Corato, crollava  uno stabile in via Alemanni a causa di un cedimento strutturale; fortunatamente non ci furono vittime. Il fascicolo di costruzione non era stato ancora approvato. Oggi si ricordano le vittime di Viale Giotto con un giardino. Quel fascicolo non c’è ancora. Perché? Cominciamo a discuterne?

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