
Li hanno considerati prima dei folli. Poi degli idealisti. Alla fine, addirittura la politica ha dovuto fare i conti con loro: una quarantina di blogger e opinion leader che hanno lanciato il movimento Salvaiciclisti. Fenomeno esclusivamente web? Tutt’altro, come dimostrano i 50 mila che hanno invaso (in carne e ossa) i Fori Imperiali il 28 aprile per la prima “bicifestazione” (clicca qui per leggere l’articolo).
Per mettere nero su bianco questa rivoluzione, serviva un libro. Eccolo. Un instant book edito da Chiare lettere (7,90 euro), dal titolo semplice come il concetto che esprime: Salva i ciclisti. A scriverlo, un “non autore”. Pietro Pani, il nome che campeggia in copertina, è infatti uno pseudonimo, che rappresenta un “quasi anagramma “ di Peter Pan. Peter e Pietro, entrambi eterni bambini, o meglio, eterni sognatori. Come il primo, coraggioso e irriverente, lotta senza tregua contro il vecchio e perfido Capitan Uncino, così l’autore del libro ha il suo obiettivo: promuovere la mobilità sostenibile, ciclistica innanzitutto, e potenziare il movimento dal basso.
Peter Pan, in realtà, ha un nome. È Paolo Pinzuti, uno dei leader del movimento e reale autore del libro, che sta girando l’Italia (passando anche dalla Feltrinelli di Bari), nonostante la volontà sia quella di non identificare la campagna in un solo uomo. Lui ci mette la faccia, e non solo. Come quando nel libro dedica un pensiero tutt’altro che gentile a chi lo ha snobbato: “Voglio dire una cosa alle aziende che non mi hanno voluto assumere o non mi hanno voluto dare fiducia perché troppo inesperto, troppo giovane o troppo spregiudicato: avrei potuto lanciare una campagna della portata di #salvaiciclisti per conto vostro, ma non me ne avete offerto l’opportunità per non interrompere la vostra corsa a rotta di collo verso il baratro”.
Cinico, diretto, incalzante. Come il ritmo della sua scrittura, come il senso dei suoi messaggi. Perché Pinzuti si chiede anche come mai all’indomani dell’incidente in bici occorso a una giornalista del Times, dalle colonne dello stesso quotidiano parta una campagna internazionale e l’idea di un manifesto che in otto punti tuteli i ciclisti urbani. E come mai in Italia, invece, passi sotto silenzio la morte di un giornalista della Gazzetta dello sport, investito in bici da un camion.
Il concepimento, il travaglio, la nascita e il primo percorso di crescita. Ci sono tutti questi passi della neonata creatura Salvaiciclisti nel libro, dalla mail virale alle principali redazioni italiane l’8 febbraio 2012, alle statistiche degli utenti delle due ruote, senza dimenticare qualche sortita all’estero, con riferimenti anche alle più floride situazioni, Amsterdam in cima. Cronaca e racconto si intrecciano con la letteratura. In Salva i ciclisti, infatti, la denuncia finisce per cedere il passo ad autori dalla fama indiscussa: Edmondo De Amicis, Curzio Malaparte,Dino Buzzati e Andrea Camilleri, con un intervento di Bruno Gambarotta. Tra di loro, anche Peter Pan.


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