La storia in Italia comincia da molto lontano, e precisamente dagli anni ’60, da quando cioè il boom economico portò con sè una nuova maniera di intendere il rifiuto, specie se di natura industriale. Se in passato infatti nulla veniva buttato, con lo sviluppo industriale su scala planetaria la logica prevalente è quella dell’occultamento. E così può accadere che nascano “Colline dei veleni” come quella della discarica Pitelli, in quel di La Spezia. Con l’aggravante che per le vittime provocate da “quei” veleni in passato sono stati in pochi a pagare.
Nasce da queste premesse Toxicitaly, il bel libro-inchiesta del giornalista e scrittore Antonio Pergolizzi. Un drammatico “giro d’Italia” che tocca l’Acna di Cengio (Savona), Porto Marghera, l’Ilva di Taranto – solo per citare alcuni casi – alla scoperta di reati ambientali di tutti i tipi e di tutte le dimensioni, che diventa poi un “giro del mondo” che coinvolge tutti i paesi, a dimostrazione che il monnezza-business fa gola a troppi interessi, non solo malavitosi ma anche e sempre più spesso politici. Come a dire, chiosando l’imperatore Vespasiano, Pecunia non olet, “Il denaro non ha odore”. Così Pergolizzi, che è dal 2006 coordinatore dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, cita in maniera circostanziata dati, rapporti, relazioni, verbali di varia origine, indicazioni dell’Unione Europea, per mostrare quanto sia complicato seguire i percorsi dei rifiuti pericolosi. Che inquinano le falde, ammorbano l’aria, insozzano i fiumi, uccidono le persone. L’autore parla di “mercanti di veleni“, e dice che «Sono essenzialmente imprenditori, possibilemnte del settore rifiuti. Affaristi. Faccendieri. Professionisti. Colletti bianchi. Mafiosi. C’è la testa, la cabina di regia, e c’è il braccio, anzi le braccia. Una filiera criminale flessibile e operativa».
Pergolizzi, passando anche attraverso le citazioni di Saul Bellow, Zygmund Bauman , Beppe Fenoglio, dedica particolare attenzione alle vittime dei reati ambientali, reati che solo adesso, tiene a precisare, sono entrati nella coscienza civica dei cittadini come un’offesa alla natura e alla persona, ma della cui gravità non si ha ancora una percezione netta per due motivi. Il primo, scrive, è che «solitamente le conseguenze di uno smaltimento illegale di rifiuti non si manifestano immediatamente. Senza forzature, si può parlare di omicidi dilazionati nel tempo, di bombe ecologiche che (…)deflagrano poco alla volta». Con la conseguenza che quella deflagrazione ”a rate” provoca morti “a rate”, lentamente, come lento è stato il tempo necessario a emanare leggi più costrittive e a creare una coscienza ambientalista più marcata. Il secondo motivo, continua Pergolizzi ,è che «i reati ambientali sono definiti “reati senza vittime”, o perlomeno reati dove le vittime non sono immediatamente individuabili. (…) Chi è la vittima di un conferimento di sostanze tossiche in mare? O in un campo coltivato a ortaggi o frumento?».
Toxicitaly si conclude però con una voce di speranza. Le ultime pagine sono dedicate ai dati positivi resi noti dall’Istat sulla raccolta differenziata, alle iniziative conme i “Comuni ricicloni”, alle aziende virtuose, che vale la pena di citare: la Ecoplan di Polistena (Gioia Tauro), la Erreplast di Gricignano di Aversa, la Calcestruzzi ericina a Trapani, la Cigno Verde a Parma. Aziende pulite che puliscono i rifiuti alla luce del sole.


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