Economia a colori

Rimescolando i colori, l’economia diventa un capitolo ricco di sfumature nel libro della natura. E l’orizzonte del pianeta si tinge così di speranza ed allegria.

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“Per uscire dalla crisi del capitalismo dobbiamo cambiare prospettiva e proporzioni, rimettere al centro l’. L’economia dovrà essere solo una piccola parte dell’eco-mondo, la nostra grande casa. Un’idea di società fondata sull’ economia”. Preside della Facoltà di Agraria all’Università di Bologna e professore di politica agraria internazionale e comparata, è il padre del , spin-off accademico che mira a trasformare lo spreco in risorse, consentendo la gestione, e quindi il recupero, sul territorio nazionale dei beni invenduti (o non commercializzabili) di imprese e privati in favore di associazioni ed enti caritativi. Questo è il suo ultimo libro, pubblicato nella collana “Le Vele” di Einaudi; qui elenca le molteplici combinazioni di un caleidoscopico mondo, tra aggettivi e colori.

Il rosso che era la bandiera della Rivoluzione, del socialismo reale, oggi è anche il rosso del debito ecologico, dei consumi indiscriminati delle risorse naturali. Il marrone scuro, colore del , è la vera economia, quella dei rifiuti (32 tonnellate nel 2009, con la raccolta differenziata in aumento al 33,6%). Il grigio è l’economia illegale, quella delle strutture societarie opache e delle sedi disperse; il grigio della crisi, ma anche del brain power, della materia grigia, il futuro delle idee. Il nero tiene insieme le attività dell’economia sommersa, lavoro nero compreso (il 17% del Pil italiano al 2008). Il bianco è il traffico illegale d’armi che avviene alla luce del sole. Il giallo è l’economia del sottosviluppo, della invasione gialla della Cina nel continente nero dell’Africa, il neocolonialismo delle risorse. Il verde, certo, è l’emblema della , lo dice la parola stessa: il colore della natura, della speranza, del permesso. Poi però c’è anche il verdastro, il colore del , quello che si limita a dare l’illusione d’esser verde, senza esserlo realmente. E poi il blu, che riconosce un diritto universale come quello all’acqua, la . Quindi anche il trasparente, che consente di vedere il dentro dei prodotti e il fuori degli agenti economici, l’eco-trasparenza che ad esempio comunica le cifre dello spreco alimentare. Infine, lo stesso arcobaleno, che già dai tempi di Noè e della sua arca sancì l’alleanza tra gli esseri viventi e con le generazioni future.

L’economia è quella aggettivata (capitalista e non, singolare e plurale, reale e virtuale, umana…) ed è quella sostantivata (della sobrietà o dello spreco, della decrescita, lastminute…). L’economia è quella iridescente di cui l’umanità stessa regge in mano la tavolozza con le sue infinite combinazioni. Dal pavone borioso che nasconde i costi ambientali allo sfondo che amalgama il tutto, con una visione di un futuro diverso e una strategia nel medio periodo che… colori un po’ il mondo di speranza.

Andrea Segrè, Economia a colori, Einaudi, pp. 123, euro 10

 

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