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Merita davvero di essere visitata Tirana Fields, la mostra fotografica realizzata dai Dipartimenti di Architettura e Urbanistica dei Politecnici di Bari e  di Tirana insieme al Museo della fotografia del Politecnico di Bari e in programma nel capoluogo pugliese fino al 6 febbraio nel foyer del teatro Piccinni.

Un'immagine della mostra

La mostra nasce da un progetto di cooperazione Puglia/Albania che, utilizzando la L.R.20/2003, ha permesso ai due DAU dei Politecnici di Bari e Tirana di organizzare un corso di fotografia culminato nella prima Summer School (si spera infatti di ripetere l’esperienza, grazie a un accordo di collaborazione scientifica e didattica firmato giorni fa dalle due università) e dà il giusto rilievo al Laboratorio di fotografia di Architettura e Paesaggio, attivo dal 2005 presso il Politecnico di Bari.

Quello esposto nelle foto realizzate da ragazzi italiani e albanesi che hanno partecipato a un progetto interuniversitario culminato nella Summer School curata da Massimiliano Sordi, non è soltanto un viaggio tra cinque quartieri di Tirana fatto da allievi che mettono in pratica le loro conoscenze in tema di fotografia di architettura, ma uno spaccato di una città – e di un Paese – ancora alla ricerca di una sua identità.

La periferia di Tirana vista da Doruntina Ukimeri

Gli scatti esposti (in totale una novantina) si soffermano su un mondo ancora rurale e tradizionale: una strada che non finisce da nessuna parte, una lamiera di eternit che segna il confine tra due case, le parabole (contatto con il mondo oltre l’Adriatico) che spuntano tra i panni stesi; ragazze che passeggiano in una periferia squallida che ricorda a tratti quella delle nostre città, una donna accanto a un traliccio che sorge a 100 metri di distanza da un palazzone dai colori pacchiani. E ancora: i binari della ferrovia sommersi dall’erba ma a pochi passi dalla città, il portone sgangherato di una casa che un tempo doveva essere prestigiosa e ora è abbandonata. E poi tanti scatti di varia umanità: molti bambini, tanti giovani ripresi nelle autofficine, donne anziane, uomini che parlano tra di loro e indossano il qeleche, il tradizionale copricapo; un barbone, un cane, due anziani che guardano l’agave sotto casa con immenso affetto.

Maritè Cuonzo

Ma insieme alle immagini che descrivono una realtà così com’è,“senza zucchero”, ci sono quelle che parlano di fiducia, con i volti sorridenti dei ragazzi che hanno partecipato a questa interessante esperienza e che addirittura si sono messi in gioco in due video, frutto dei due Politecnici di Bari e di Tirana. Insomma, una maniera di raccontare la città uno sguardo fresco , per certi versi incantato e, didatticamente parlando «un’esperienza di condivisione», come precisa il capo progetto Maritè Cuonzo. Aggiunge Giambattista De Tommasi, direttore del DAU del Politecnico di Bari: «Attraverso la fotografia, sia pur realizzata da dilettanti, seguendo il degrado delle periferie e delle persone che le abitano, la mostra offre una percezione e la documentazione della realtà di altissimo significato e indica anche una scelta di trasformazione».

Scritto da: Adriana Farenga

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