La civiltà del riuso

Guido Viale, La civiltà del riuso – riparare, riutilizzare, ridurre

Laterza ed., 2009, pagg. 133,  € 14,00 Continua a leggere

Le cose “parlano” e raccontano di chi le ha possedute; a volte non riusciamo a staccarcene, a volte andiamo alla ricerca di oggetti posseduti da altri tra botteghe e mercatini; oppure a guidare la ricerca è lo snobismo a buon mercato che affolla da qualche tempo i mercatini dell’usato, specie dell’abbigliamento vintage (è più chic chiamarlo così piuttosto che “usato”).

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Si esalta l’usato oppure ci si vergogna, quasi che esibire oggetti del passato sia sinonimo di tarda età mentale. Guido Viale nel suo volumetto ricchissimo di considerazioni e riflessioni, spezza invece una lancia – e che lancia – a favore del . Perché? Perché si tratta di una scelta eticamente “forte”, che va incontro alle nuove esigenze del pianeta, in bilico tra la consolidata abitudine di accantonare ciò che ai nostri occhi è obsoleto e la sempre più galoppante tendenza a dare un senso agli oggetti , pensando alla fine più o meno remota delle risorse sulla terra. Il libro esamina i motivi che ci spingono a gettare (o a conservare) e coinvolge altre dimensioni: la mancanza di chi sappia riparare o trasformare le cose del passato, gli ostacoli che spesso la legge frappone a una corretta politica del , la presenza sul territorio europeo di “” o , il ruolo di fasce di età – pensiamo agli anziani- fondamentali  per capire quanto il riuso oggi sia anche una spia delle nostre condiziooni di vita. Insomma: riuso scelta etica sì, ma anche indicatore della necessità di fare i conti con quella che non possiamo più permetterci di catalogare come spazzatura.

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