Rapporto Ispra sul consumo di suolo: i dati sono preoccupanti

È stata presentata ieri a Roma l’undicesima edizione del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e ambienti ecosistemici “ che analizza i processi di trasformazione del nostro territorio legati al consumo di suolo

 

Uno dei grafici presentati ieri a Roma riguardante il consumo del suolo a livello comunale

Il fenomeno rallenta, ma rimane elevato: 20 ettari ogni 24 ore, sopra la media decennale”.

I dati presentati non sono affatto incoraggianti ma, piuttosto, particolarmente allarmanti: il consumo di suolo continua a trasformare il nostro territorio con velocità elevate.

Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 72,5 km2,  ovvero, in media, circa 20 ettari al giorno. Un incremento del suolo consumato inferiore rispetto al dato dello scorso anno ma che si conferma al di sopra della media dell’ultimo decennio (2012-2022), pari a 68,7 km2 annuali.
Si è perso suolo al ritmo di 2,3 metri quadrati ogni secondo. Una crescita delle superfici artificiali solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari a poco più di 8 km2, dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (nella maggior parte dei casi grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile e, solo in piccolissima parte, per azioni di de impermeabilizzazione).Aumentano le superfici destinate a logistica, parcheggi, centri commerciali.
In calo costante di conseguenza, la disponibilità di aree verdi: meno di un terzo della popolazione urbana riesce a raggiungere un’area verde pubblica di almeno mezzo ettaro entro 300 metri a piedi.

I dati del consumo di suolo delle Regioni: si salva solo la Valle D’Aosta, però…

Il consumo di suolo a livello regionale

In 15 regioni il suolo consumato stimato al 2023 supera il 5%, con l’Abruzzo ultima regione a superare la soglia appena citata.

I valori percentuali più elevati rimangono quelli della Lombardia (12,19%), del Veneto (11,86%) e della Campania (10,57%).

Seguono Emilia Romagna, Puglia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Liguria, con valori sopra la media nazionale e compresi tra il 7 e il 9%.

In particolare la Puglia ha incrementato il consumo di suolo arrivando ad una percentuale dell’8,27%, non molto lontana dall’Emilia Romagna con l’8,91% e, se si considerano fattori come la densità di popolazione, la diversa economia e conformità del terreno, non è sicuramente un dato incoraggiante per una regione che dovrebbe aspirare a tanto altro, viste le bellezze naturalistiche e paesaggistiche di cui dispone.

La Valle d’Aosta rimane la regione con la percentuale più bassa (2,16%) ma, per tutte le regioni, va considerata sia la diversa morfologia regionale sia la storica e peculiare evoluzione del territorio nell’interpretare la rilevanza dei valori riscontrati.

Uno sguardo più nel dettaglio sui comuni

Tabella delle città per regione, dove il consumo di suolo è maggiore

Nel corso delle rilevazioni nel periodo 2022-2023, i comuni di Uta, Ravenna e Roma hanno registrato i livelli più elevati di consumo di suolo. Tra gli altri comuni con un elevato consumo di suolo nell’ultimo anno spicca Alessandria, che con un incremento di 62 ettari si discosta dai valori rilevati negli anni precedenti e si avvicina al numero della capitale. Quinto comune per incremento della superficie consumata è Reggio Emilia (+43 ettari), che supera la soglia dei 40 ettari confermando le tendenze dell’ultimo periodo. Tra i primi dieci comuni con il maggior consumo di suolo, oltre a quelli già menzionati, figurano Verona, Porto Torres, Ferrandina (provincia di Matera), ciascuno con un incremento di circa 37 ettari, seguiti da San Bonifacio (Verona) e Forlì, ciascuno con 36 ettari.

Tra i capoluoghi regionali, oltre a Roma con 71 ettari di nuovo consumo, si distinguono Cagliari (+26 ettari), Venezia (+23 ettari) e Bologna (+21 ettari), che registrano valori compresi tra 20 e 30 ettari. Seguono Milano (+19 ettari), Bari (+16 ettari), Palermo (+15 ettari), L’Aquila (+12 ettari), Trento (+11 ettari) e Perugia (+10 ettari), tutti con incrementi superiori ai 10 ettari.

Lucera, Cerignola e Ostuni sono, in Puglia i primi tre comuni con il maggior consumo di suolo in ettari con rispettivamente il 24,59, il 22,27 e il 19,39 %.

Dispiace constatare che proprio nelle aree soggette a rischio idrogeologico, il consumo di suolo continua a crescere, contribuendo ad aumentare la fragilità del territorio e il rischio per la popolazione. Nelle aree a pericolosità idraulica media  ricade il 13,10% del suolo consumato totale, con un incremento, nell’ultimo anno, di 1.107 ettari, dei quali quasi due terzi tra Emilia-Romagna (577 ettari) e Toscana (148 ettari).

Nelle aree a pericolosità da frana si trova circa l’11% del suolo consumato nazionale (si arriva al 15,53% in Lombardia e al 15,43% in Piemonte), con un aumento di 529,8 ettari tra il 2022 e il 2023, di cui 37,7 in aree a pericolosità molto elevata (dei quali, 7,5 ettari in Emilia-Romagna) e 79,2 in aree a pericolosità elevata (dei quali 28,2 in Campania).

Perché è così importante il suolo? Magari non tutti sanno che…

Il suolo è lo strato superiore della crosta terrestre, costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi e rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua, ospitando gran parte della biosfera. È questo dovremmo averlo scoperto a scuola.

È una risorsa vitale, limitata, non rinnovabile e insostituibile perché suolo sano costituisce la base essenziale dell’economia, della società e dell’ambiente, in quanto produce alimenti, accresce la nostra resilienza ai cambiamenti climatici, agli eventi meteorologici estremi, alla siccità e alle inondazioni e favorisce il nostro benessere. Ricordiamo anche questo? Il Rapporto Ispra

Il consumo di suolo è un fenomeno legato alle dinamiche insediative e infrastrutturali ed è prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici, fabbricati e insediamenti, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio.

Il consumo di suolo analizzato nel Rapporto viene definito come la variazione in determinato periodo di tempo da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato), distinguendo il consumo di suolo permanente (dovuto alla presenza di una copertura artificiale permanente con conseguente impermeabilizzazione del suolo) e il consumo di suolo reversibile (dovuto alla presenza di una copertura artificiale reversibile con distruzione del suolo o perdita delle sue funzioni).

Possibili e probabili scenari futuri

La perdita dei servizi ecosistemici legata al consumo di suolo non è solo un problema ambientale, ma anche economico: nel 2023 la riduzione dell’”effetto spugna”, ossia la capacità del terreno di assorbire e trattenere l’acqua e regolare il ciclo idrologico, secondo le stime, costa al Paese oltre 400 milioni di euro all’anno. Un “caro suolo” che si affianca agli altri costi causati dalla perdita dei servizi ecosistemici dovuti alla diminuzione della qualità dell’habitat, alla perdita della produzione agricola, allo stoccaggio di carbonio o alla regolazione del clima.

Considerando il complesso e articolato sistema di obiettivi, politiche e azioni esistenti a diverso livello, è difficile realizzare una valutazione realistica degli scenari di trasformazione del territorio italiano” – si legge nel RapportoDi certo, nel caso in cui la velocità di trasformazione dovesse confermarsi pari a quella attuale anche nei prossimi anni, si potrebbe stimare il nuovo consumo di suolo, che sarebbe pari a 1.739 km2 tra il 2023 e il 2050 e a 451 km2 se l’azzeramento fosse anticipato al 2030 (Figura 6). Se invece si dovesse tornare alla velocità media registrata nel periodo 2006-2012, si sfiorerebbero i 3.000 km2”.

E concludono scrivendo che :”Nel caso in cui si attuasse una progressiva riduzione della velocità di trasformazione, ipotizzata nel 15% ogni triennio, si avrebbe un incremento delle aree artificiali di 371 km2, prima dell’azzeramento al 2030, o di 910 km2, prima dell’azzeramento al 2050”.

Chiaro che sono tutti valori molto lontani dagli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 che, sulla base delle attuali previsioni demografiche, imporrebbero addirittura un saldo negativo del consumo di suolo.
Valori ancora del tutto insufficienti per raggiungere l’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo netto.
La domanda che sorge spontanea è sempre quella “Cosa stiamo aspettando per cambiare la nostra vita e quella delle generazioni future?”

Ad accompagnare il report, l’Eco Atlante il quale, oltre a rappresentare un vero e proprio viaggio nell’ambiente italiano, consente di consultare e scaricare le mappe dettagliate del consumo di suolo e di personalizzarle in base alle proprie esigenze. Disponibile per tutti.

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