Un accordo di programma quadro sarà siglato tra Regione Puglia e Ministero dell’Ambiente che prevede un piano condiviso di mitigazione del rischio idrogeologico con un dettagliato programma di investimenti sui singoli comuni. E’ la concreta risposta al rischio idrogeologico messo in evidenza da Ecosistema Rischio 2010, il dossier sul monitoraggio delle attività dei comuni per la mitigazione del rischio idrogeologico.

La Puglia si riscopre fragile: Il 75% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 46% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, un altro 46% di municipalità ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con evidente rischio non solo per l’incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Ancora, nel 33% dei casi sono presenti in zone esposte a pericolo anche strutture sensibili, come scuole e ospedali, mentre le delocalizzazioni sono del tutto ferme. Si tratta di dati che delineano il quadro di un territorio estremamente vulnerabile, secondo il Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall’Autorità di Bacino della Regione Puglia, e dimostra come sia stata gravemente sottovalutata l’entità del rischio idrogeologico in Puglia. Nel report del Ministero dell’Ambiente e dell’UPI realizzato nel 2003, infatti, solo 48 amministrazioni pugliesi erano considerate in pericolo di frana o alluvione. Incoraggiante è anche la situazione relativa alla pianificazione dell’emergenza ed all’organizzazione della protezione civile locale: l’88% delle amministrazioni hanno approvato il Piano di emergenza e il 67% dei comuni lo hanno aggiornato nell’ultimo anno.
«In Puglia il dissesto idrogeologico è sempre più un pericolo concreto – dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – di conseguenza le amministrazioni comunali devono intervenire attraverso le attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la pianificazione urbanistica, gli interventi di delocalizzazione di abitazioni e di altri fabbricati dalle aree a rischio, la manutenzione delle sponde dei corsi d’acqua e delle opere idrauliche, ma anche attraverso la redazione dei piani di emergenza, che devono essere aggiornati e conosciuti dalla popolazione, nonché attraverso l’organizzazione locale di protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione o frana».
Per questo Fabiano Amati, assessore alle Opere pubbliche e Protezione Civile della Regione Puglia, ha detto che «in una situazione come quella che caratterizza la nostra regione dobbiamo pretendere che nasca un forte stato di indignazione, inteso come motore dell’agire e non solo come semplice protesta, che induca sia il mondo politico che quello amministrativo a mettere in campo azioni e finanziamenti utili alla realizzazione delle opere di mitigazione del rischio. Il problema consiste nel riuscire a mettersi d’accordo su quali siano le reali priorità e comportarsi di conseguenza. Purtroppo ancora oggi la politica e le amministrazioni non mi sembra che abbiano eletto l’argomento a priorità. Dobbiamo prendere atto – ha concluso l’assessore – del fatto che siamo un paese che possiede uno straordinario sistema di reazione che si attiva però solo di fronte a disgrazie».
Per combattere il rischio idrogeologico in Puglia, quest’anno è stata realizzata anche l’ottava edizione di Operazione Fiumi 2010, la campagna itinerante di sensibilizzazione e informazione sul rischio idrogeologico, promossa da Legambiente e dalla Protezione Civile.




Loading...