Pesca, il futuro è la sostenibilità

Il progetto elaborato dall’Istituto agronomico mediterraneo di Bari Continua a leggere

Un’attività di analisi del mondo del lavoro e dell’associazionismo e formazione finalizzata allo sviluppo e sfruttamento sostenibile della pesca tra i Paesi mediterranei è la peculiarità di , il progetto sullo sviluppo della cooperazione nel settore della pesca nel Mediterraneo: mondo del lavoro, organizzazioni dei produttori, organizzazioni dei consumatori e formazione.

veduta dalle reti da pesca nel porto di Molfetta (BA)
reti da pesca nel porto di Molfetta (BA)
un branco di acciughe nel nostro mare mediterraneo
un branco di acciughe nel Mediterraneo

L’iniziativa, della durata di un anno, si articola in quattro fasi e si propone di svolgere un’accurata analisi delle attività legate alla pesca marittima, associazioni ed organizzazioni, cui farà seguito un’attività di alta formazione a supporto delle istituzioni dei Paesi mediterranei per uno sviluppo e sfruttamento sostenibile della pesca e divulgazione dei risultati, attraverso materiale informativo, incontri, workshop rivolti ai rappresentanti dei Paesi partecipanti.

Il progetto, finanziato dalla Direzione generale pesca marittima e acquicoltura del Ministero italiano delle politiche agricole, alimentari e forestali, sarà attuato dall’Istituto agronomico del mediterraneo () di Bari. Partecipano, oltre all’Italia, Croazia, Montenegro, Albania, Turchia, Siria, Libano, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. Fra le associazioni di categoria ed istituzioni coinvolte ci sono , , , Legapesca, , , -Direzione Generale Pesca e Acquicoltura, Università di TorVergata ed .

Cosimo Lacirignola, presidente della Fiera del Levante
, presidente della Fiera del Levante

«Siamo partiti già da qualche anno – ha detto Cosimo Lacirignola, direttore dello Iam di Bari – nell’affrontare un tema che a livello europeo ha portato ad un regolamento, attualmente oggetto di critiche da parte delle nostre marinerie. I due temi che abbiamo voluto affrontare sono sociali, cioè come sono percepiti i laboratori delle pesca nel Mediterraneo e sono composte le organizzazione della pesca nei vari Paesi. Si tratta di lavorare sui soggetti e protagonisti di questo mondo variegato. L’ulteriore passo in avanti è mettere in contatto questi sistemi per un lavoro che deve essere portato a conoscenza della Commissione sulla pesca e rappresenta l’istanza negoziale, da cui scaturiscono gli accordi portati a livello europeo ed euro-mediterraneo. Il concetto della sostenibilità deve entrare in tutte le politiche europee ed euro-mediterranee. Si auspica di giungere ad accordi che potranno permettere a tutti i Paesi del Mediterraneo di condividere tale risorsa».

L’evoluzione del sistema pesca nel Mediterraneo si collega oggi ad un mosaico di fattori, in cui spiccano gli effetti dell’attuazione della Politica Comune della Pesca (secondo gli indirizzi della riforma del 2002, il nuovo Regolamento Mediterraneo 1967/2006 e l’avviamento del Fondo Europeo per la Pesca); le politiche della pesca degli Stati costieri della sponda meridionale ed orientale del bacino che in diversi casi individuano nella pesca un settore strategico di sviluppo; i contenziosi e gli atti unilaterali in materia di giurisdizione delle acque (per esempio Croazia e Libia).  Il quadro si presenta, quindi, complesso e per molti versi disorganico con fattori di criticità accresciuti dallo stato di alcuni stock e da ricorrenti emergenze ambientali (mucillagini, ), in cui risulta sempre più urgente l’esigenza di ricondurre ad un comune quadro di sostenibilità la pesca mediterranea.

un peschereccio in alto mare
un peschereccio cala le reti a mare

E’ evidente, quindi, l’importanza del dialogo e della cooperazione internazionale, quale presupposto essenziale per avviare processi di armonizzazione delle misure tecniche e di gestione, soprattutto in presenza di politiche disomogenee lungo le coste del bacino (riduzione della flotta e contenimento dello sforzo di pesca nell’Unione Europea, sviluppo del settore sulla sponda Sud, Est e Nord-Est); va anche tenuto conto della crescita della categoria per rispondere sia ai nuovi scenari di mercato sia alle accresciute esigenze di tutela ambientale e di ricostituzione degli stock oggetto di attività di cattura massiva. Molto è stato fatto in materia eco-biologica – ad esempio per quanto riguarda la valutazione dello stato delle risorse -; minore è stato lo sforzo per conoscere il contesto socio economico, con particolare riferimento al mondo del lavoro ed alle organizzazioni che rappresentano le imprese della pesca.

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