Progetti di ambiente
PIRP di Lucera
Inserito da Alessandra Mastrodonato |
ottobre 14th, 2009 alle 12:23 |
Category: Progetti di ambiente |
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un’esperienza di “progettualità partecipata”.
Quasi 3 milioni euro per la sua riqualificazione: finalmente una buona notizia per il rione Cappuccini, quartiere “cenerentola” di Lucera, che nel gennaio 2006 era assurto agli onori delle cronache per avere indirizzato una lettera aperta ai Presidenti di venti Province di tutta Italia, in cui, come segno di protesta per il disinteresse e la latitanza dell’Amministrazione comunale e in virtù delle gravissime “problematiche ambientali, sanitarie, sociali e culturali del rione”, chiedeva di essere adottato da una Provincia che si dimostrasse “più sensibile alle questioni inerenti la qualità della vita”.
Se, infatti, in una prima tornata di finanziamenti, poco meno di un anno fa, il PIRP redatto da un’equipe di ingegneri, architetti e sociologi baresi per il recupero urbanistico e la riqualificazione socio-economica del quartiere Cappuccini non era riuscito ad accedere ai fondi stanziati dalla Regione, ora si prospetta una prova d’appello, dal momento che in sede regionale è stata approvata una nuova graduatoria di 99 Comuni rimasti esclusi nella prima fase e che sarebbero recuperabili in un secondo round di finanziamenti. E nell’elenco pubblicato sul Bollettino Ufficiale (BURP n.122 del 06/08/2009), Lucera figura al terzo posto, il che significa che a breve il rione Cappuccini dovrebbe ricevere dalla Regione all’incirca 2 milioni e 873 mila euro per la propria riqualificazione, cui si andranno ad aggiungere – in una logica di cofinanziamento – il milione netto messo a disposizione dall’amministrazione comunale ed altri 12 milioni di euro provenienti da soggetti privati.

Periferia di Lucera: un "non luogo" da rivitalizzare
La strategia progettuale, guidata nella primavera del 2007 dall’ing. Tommaso Farenga e dall’arch. Stefano Serpenti, prevede infatti, tra gli interventi di maggiore interesse, la ricostruzione e la riapertura della scuola elementare Bozzini, dichiarata inagibile per problemi di tenuta del sottosuolo su cui sorge, e la ristrutturazione di quattro palazzine di proprietà dello IACP (l’Istituto Autonomo Case Popolari); vi si affianca il progetto presentato dalla casa di riposo “De Peppo Serena”- insistente nell’area del quartiere – per il completamento della casa protetta e la creazione, sui terreni adiacenti all’ex convento dei Cappucini, di un parco pubblico con laboratori per giovani imprenditori e mini-alloggi destinati a famiglie con anziani e portatori di handicap.
Ma l’aspetto forse più originale e degno di nota dell’intero progetto è che questo – in linea con quella che vuol essere la logica ispiratrice dei PIRP – ha cercato di unire all’incisività di un intervento integrato di carattere urbanistico (non solo case, ma anche e soprattutto servizi e infrastrutture), un complesso di azioni di carattere sociale e occupazionale che puntano alla rigenerazione dell’area e al superamento delle cause strutturali del degrado, sulla base di un coinvolgimento diretto degli attori del processo. Non a caso, l’elaborazione del piano ha previsto un articolato lavoro di concertazione tra le istituzioni locali, i tecnici incaricati del progetto e la comunità residente nel quartiere, al fine di concordare e disegnare uno scenario di sviluppo condiviso, rilanciando l’idea di una “progettualità partecipata”.«Si è trattato di un esempio virtuoso di urbanistica partecipata – ha sottolineato, infatti, l’arch. Serpenti – perché abbiamo avuto necessità di ascoltare i contributi dei residenti, che meglio di noi conoscono la situazione del quartiere».
La partecipazione dei singoli cittadini (compresi i bambini e gli adolescenti), degli operatori economici e delle organizzazioni sociali a vario titolo impegnate nel quartiere ha, quindi, svolto un ruolo essenziale nel processo decisionale per la formulazione del piano: dal confronto e dal dialogo con la comunità locale – depositaria di energie, potenzialità e competenze, oltre che di conoscenze dei problemi quotidiani del territorio, da cui non si può prescindere se si vogliono produrre politiche rispondenti ai bisogni reali – sono emerse proposte, richieste e aspettative, che sembrano avere come comune denominatore l’aspirazione a far transitare il quartiere dalla situazione di “non luogo”, o se si preferisce di semplice periferia “dormitorio”, a quella di “luogo”, in cui si possano esprimere pienamente l’appartenenza e la socialità dei cittadini.
In questo senso, l’esperienza del PIRP, con l’impegno profuso per mettere in campo strategie di progettazione condivisa, ha inteso rappresentare per il quartiere Cappuccini anche un’occasione da non perdere per dare (o ridare) identità alla comunità locale, che tende a percepirsi come sommatoria di individui e gruppi familiari, piuttosto che come soggetto protagonista della vita del proprio territorio.




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