
Se esiste un’immagine che indiscutibilmente può considerarsi come una delle icone e degli emblemi più rappresentativi del Rinascimento italiano, questa è la tavola dipinta, conservata nella collezione della Galleria Nazionale delle Marche, nota come La città ideale. L’opera, 70 cm di altezza per quasi 2 m e 40 di lunghezza, costituisce un enigma affascinante. Di essa si sa pochissimo, a cominciare dall’autore, per il quale si sono ipotizzati i nomi dell’architetto Luciano Laurana, cui si deve il palazzo di Federico da Montefeltro a Urbino, sede della Galleria Nazionale, di Piero della Francesca e, più di recente, di Leon Battista Alberti: un’ipotesi, quest’ultima, che sembra trovare elementi di riscontro negli esami strumentali cui è stata sottoposta la tavola che, con le riflettografie, hanno rivelato la presenza di un accuratissimo disegno architettonico. Gli interrogativi di fondo, però, sono rimasti ancora senza risposta. Quale funzione aveva? Dove era collocata in origine? Si tratta di una scenografia teatrale, come hanno ipotizzato alcuni studiosi? Chi ne fu il committente? E l’autore?
A riproporre tutte queste questioni, ora, ad Urbino, in quel medesimo palazzo, è una grande mostra, “La città ideale: l’utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello”, a cura di Lorenza Mochi Onori e Vittoria Garibaldi, che pone al centro dell’attenzione il celebre dipinto, affiancandogli per la prima volta un’altra Città ideale, di impostazione analoga, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora (una terza conservata a Berlino non può purtroppo viaggiare per le sue pessime condizioni conservative). Un’occasione più unica che rara, per approfondire la conoscenza di opere così singolari e misteriose, per esplorare il significato dell’idea di città che si riflette in quelle architetture dipinte, per cogliere il senso delle utopie che vi sono rappresentate.
Un viaggio affascinante tra architettura, urbanistica e utopia – Corredata da un bel catalogo edito da Electa, la mostra ospita, accanto alle due celebri tavole, oltre 50 pezzi fra dipinti, sculture, tarsie, disegni, medaglie, codici miniati e trattati di architettura, che illustrano a tutto campo la felicissima stagione vissuta dalla piccola capitale urbinate, esplorando sotto molteplici prospettive quell’ideale estetico del Rinascimento che ha nella Città ideale la sua sintesi più alta. Articolata in nove sezioni, l’esposizione accompagna il visitatore in un viaggio suggestivo, che parte dalla città medievale per snodarsi fra i monumenti pittorici di Domenico Veneziano, Beato Angelico e Filippo Lippi, testimoni attenti e perspicaci dei profondi cambiamenti in atto. Estremamente interessante è, poi, il confronto fra le cosiddette Tavole Barberini e quelle di San Bernardino, nelle quali sono state identificate le vedute ideali del Palazzo Ducale di Urbino, di quello di Pesaro e del Tempio Malatestiano. Non manca, inoltre, un’acuta riflessione sul rapporto tra corpo umano e corpo dell’edificio, che si svolge intorno a un topos pittorico ricorrente nel Rinascimento italiano, quello della Flagellazione, il cui esempio più alto è indubbiamente rappresentato dall’omonima tela di Piero della Francesca. Degna di nota, infine, la presenza di opere del Mantegna, del Perugino, del Bramante e di Raffaello, che, formatosi pienamente nella cultura urbinate, diverrà uno dei più grandi “pittori-architetti” del Cinquecento. Quest’ultimo è presente in mostra con un disegno e con la predella della Pala Oddi, gentilmente concessa dai Musei Vaticani. Per non parlare dell’esposizione di un capolavoro conclamato, ma circondato di mistero e ancora senza una paternità certa, come la celeberrima Tavola Strozzi, straordinariamente giunta ad Urbino dal Museo di San Martino a Napoli.
Contenitore e, nello stesso tempo, elemento costitutivo della mostra è la splendida architettura del Palazzo Ducale di Urbino, vera e propria traduzione architettonica delle istanze teoriche della città ideale, riprese, peraltro, in esempi urbanistici più o meno coevi, come Pienza, Palmanova o Sforzinda, che fu però soltanto immaginata da quel funambolico ed arguto architetto che risponde al soprannome di Filarete. Di certo non si poteva pensare ad una cornice più adatta per una riflessione a 360 gradi sulla città ideale, attraverso l’esposizione ed il confronto tra due suggestivi e misteriosi capolavori come le tavole di Urbino e di Baltimora, sorprendente e affascinante compendio di arte, scienza e speculazione filosofica.
La mostra, promossa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche e dall’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, oltre che dalla Regione Marche, dalla Provincia di Pesaro e Urbino, dal Comune di Urbino, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e da Banca Marche, resterà aperta fino all’8 luglio prossimo e, a giudicare dall’amplissima affluenza di pubblico già registrata in queste prime settimane di apertura, si candida ad essere uno degli eventi più importanti e significativi del calendario culturale proposto dalla Regione Marche per il 2012.




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Articolo attento ed esaustivo su questo capolavoro. Anche noi di Art in Marche abbiamo dedicato una scheda alla Città Ideale http://www.artinmarche.com/ideal-city/?lang=it