
Chi di noi non conosce la favola dei tre porcellini che si costruivano una casa per vivere? Senza addentrarci troppo nella storia, ci soffermiamo sul primo dei tre, che la costruì con la paglia, ma il lupo con un soffio la buttò giù e si mangiò il povero maialino. Una favola, certo, che oggi – anno 2012 – si avvicina ancor più alla realtà, alla nostra realtà. È notizia recente, infatti, un interessantissimo quanto ambizioso progetto che sta sorgendo nel quartiere “Quadraro” di Roma e che, dati alla mano, andrà a concludersi il prossimo luglio, dopo sette mesi di lavoro.
La casa di paglia… in città – Si tratta di una vera e propria casa edificata con balle di paglia – reperite dai contadini delle zone limitrofe, che rivestono l’inusuale ruolo di fornitori edili –; queste andranno semplicemente a sostituire i mattoni, anche per quel che concerne la disposizione (impilate una sopra e accanto all’altra); le assi portanti, rigorosamente in legno, sono state già innalzate nel quartiere capitolino. A concludere il tutto, l’intonacatura: non secondo le modalità classiche, ma utilizzando il cocciopesto impastato a mano, come vuole la tradizione ormai perduta che giunge a noi dai gloriosi antenati romani e che, secondo gli esperti, è più “impermeabile e traspirante”.
Il risultato sarà un successo sotto ogni punto di vista, tanto economico – il costo delle balle di paglia si aggira intorno ai 1000-1200 euro per metro quadro, molto meno rispetto agli altri materiali edili – quanto soprattutto a livello di prestazioni: anzitutto perché la paglia è un materiale molto maneggevole e per niente pericoloso in fase di costruzione, e poi perché sarà una casa «efficiente e autonoma dal punto di vista energetico, calda d’inverno e fresca d’estate, completamente naturale e realizzata a km zero» – come riportato dall’Adnkronos – che prevede, pertanto, il ricorso al fotovoltaico, al solare termico e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. Senza tuttavia tralasciare la sicurezza.
Un progetto firmato BAG – A portare avanti questo progetto ci ha pensato l’azienda BAG-officinamobile, nella persona dell’architetto Paolo Robazza, che ha invitato giovani professionisti del settore a cimentarsi con nuove tecniche e nuovi materiali, dopo un preliminare tirocinio formativo di quattro week-end: «si tratta di un cantiere condiviso -spiega – che permette a giovani professionisti, desiderosi di apprendere questa tecnica nuova, di partecipare ai lavori di costruzione dell’edificio».
BAG – acronimo del suo nome inglese Beyond Architecture Group – si è segnalato diverse volte negli ultimi anni per idee a scarso impatto ambientale e, sebbene in Italia si contino già una trentina di edifici in paglia, questa – ed è la vera sfida di BAG – è la prima in assoluto a livello nazionale realizzata in un contesto urbano piuttosto che rurale.
A questo punto non ci resta che attendere la fine dei lavori in estate, per poter valutare qualitativamente il prodotto edile. Nel frattempo possiamo solo riportare il pensiero a quello sfortunato porcellino e a chissà come sarebbe andata la sua vita se avesse incontrato Robazza e il suo team di BAG officinamobile…




Loading...