Bari: l’Ospedale CTO di Giuseppe Samonà

Recuperiamo, per il Piano Strategico Bari 2015, l’Ospedale CTO costruito nel 1948: un’opera architettonica di Giuseppe Samonà, uno dei maestri dell’architettura italiana della seconda metà del Novecento

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La facciata dell' di

Bari, silenziosamente, possiede un’opera architettonica, l’Ospedale CTO di Bari (1948), di Giuseppe Samonà uno dei maestri, insieme a Carlo Scarpa, dell’Architettura Italiana della seconda metà del Novecento. Frutto di una stagione eccezionalmente felice, l’architettura immaginata di Samonà nel 1948, ancorché un’opera giovanile, è già interessata di verità antiche reinterpretate, rese contemporanee, difficilmente leggibili ad una mente distratta.

Egli era fortemente legato al dibattito culturale degli anni ’50, in una difficile dialettica fra il conoscere e l’agire che imponeva agli architetti impegnati, all’indomani della Liberazione, di dare risposte alla nuova realtà italiana; difficile a causa delle contradittorie basi su cui si poggiava la tradizione disciplinare, ma anche a causa della molteplicità di livelli conoscitivi imposti da quel conoscere, procedendo in una ricerca d’identità architettonica e individuando nel rapporto con la storia, il filo rosso che lega le ricerche e gli esiti dei viaggi della memoria. In quell’ambiente egli elaborò alcune opere, tra cui l’Ospedale CTO di Bari, fondate sulla composizione delle frasi aperte. Il suo modo di comporre architettura è sempre stato affrontato procedendo per frammenti elaborati e resi nuovi ma che, ancorché moderni, conservassero una dignità d’altri tempi, rinnovando così la memoria di un’arte antica l’Architettura, con forme e termini molto contemporanei, elaborando così composizioni architettoniche tra storicismo e antistoricismo tra materialità e immaterialità. Volontà di forma e leggerezze sintattiche strutturano le sue opere fatte di citazioni così deformate da essere rese moderne. Un comporre architettura che incontra l’arte della scomposizione prima e composizione delle forme dopo, cercando nel contempo di abbandonare ogni inibizione delle opere architettoniche del passato, senza ricorrere ad un ermetismo illeggibile, ma sviluppando un approccio all’autonomia della lingua propria della sua architettura.

Un dettaglio della facciata del CTO

Un’architettura, quella di Samonà, che è composizione di segni architettonici, netti, freschi, leggeri, senza volontà espressionistiche ma fondate su riferimenti a Poelzig, Van de Velde e Le Corbusier, anch’essi maestri europei dell’Architettura del Novecento; frammenti di una propria autobiografia culturale intrisa di passione per l’architettura che spazia, come lui ha sempre fatto, tra Architettura e Urbanistica, tra opere e territorio in un universo cercato di totalità urbana che caratterizzano le sue opere e il territorio circostante. E noi oggi dovremmo comprenderne tutta la portata storica nel momento in cui la città di Bari, attraverso il Piano Strategico per la Metropoli di Bari 2015, si accinge alla costruzione nel quartiere fieristico, a poca distanza dall’Ospedale CTO, del nuovo edificio polifunzionale denominato Palazzo degli Eventi, in prossimità dell’ingresso Italo-Orientale. Ne nascerebbe un confronto che potrebbe porre le basi innanzitutto per un restauro conservativo dell’opera di Giuseppe Samonà e iniziare, con la nuova opera, un nuovo ciclo di vera architettura contemporanea nella città, archiviando definitivamente l’oscurantismo degli ultimi 20 anni in Puglia, in cui l’architettura è precipitata.

Bibliografia essenziale:

Manfredo Tafuri, Storia dell’Architettura Italiana, 1944-1985, Giulio Einaudi Editore, Torino,1986.

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A proposito di Domenico Tangaro

www.domenicotangaro.it/biografia
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