Ambienti da progettare
Sole al top (anche per le pubbliche amministrazioni)

Un accurato studio evidenzia tutti i vantaggi che derivano dall’installazione di un impianto fotovoltaico su edifici pubblici.

Le pubbliche amministrazioni hanno tutto l’interesse a far installare impianti fotovoltaici sugli edifici di proprietà; ad avvantaggiarsene infatti, non sarà solo la sostenibilità ambientale, ma soprattutto il bilancio delle stesse amministrazioni. E’ questo il risultato della ricerca Impianti fotovoltaici su immobili pubblici e risparmio energetico nelle pubbliche amministrazioni: un’opportunità per il riequilibrio dei conti (*); autore,  l’ing. Gianluca , del Politecnico di Torino – Dipartimento di Energetica e membro del ( Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia).

Gianluca Toso

Il caso di studio   Toso ha ipotizzato un impianto da 19,32 kWp da realizzare su una struttura pubblica di dimensioni medie. La scelta di questa potenza è motivata dal fatto che per impianti di potenza Pn < 20 kWp non viene richiesta la licenza d’esercizio per l’officina elettrica e pertanto non si rientra nel regime fiscale stabilito dall’agenzia delle entrate.
Sono stati quindi presi in considerazione tutti gli incentivi che una  amministrazione pubblica può ottenere, a partire dal contratto ventennale stipulato col GSE (Gestore dei Servizi Elettrici, l’ente che tra le sue attività  eroga incentivi economici e sgravi fiscali a chi decide di produrre energia da fonti rinnovabili), contratto che si caratterizza come scambio sul posto (una specie di salvadanaio che permette di mettere da parte l’energia prodotta ma non consumata, per poi utilizzarla all’occorrenza).

Questo contratto prevede che il proprietario dell’impianto FV percepisca un’incentivazione e contributi in “conto scambio”per ogni kWh prodotto e diventa per la pubblica amministrazione sempre più vantaggioso, a seconda che l’impianto risulti “non integrato”, “parzialmente integrato”,“integrato” con l’edificio  e se, p.es., l’intervento sia fatto in sostituzione di coperture in ETERNIT o su scuole.

Impianto industriale 70,56 kWp del tipo semi-integrato

Il caso di studio presentato dall’ing. Toso ipotizza che l’impianto FV sia costituito da 2 inverter trifase a cui sono collegate 3 stringhe cadauno, a loro volta costituite da 14 moduli da 230 Wp ciascuno, e che l’investimento per realizzarlo ammonti a 80mila Euro (IVA 10% esclusa); calcolando che il costo dell’energia è di 0,451 €/kWh prodotto (incentivazione), 0,14 €/kWh autoconsumato (MEE), che le spese di manutenzione straordinaria siano di 5mila euro (sostituzione inverter dopo 10 anni), mentre quelle di manutenzione ordinaria siano trascurabili, si può ragionevolmente ipotizzare che un  edificio di natura pubblica possa azzerare totalmente le spese elettriche, grazie ad un autoconsumo pari all’80% dell’energia prodotta e al “conto in scambio” per l’energia immessa. Non solo: tenendo presente l’aumento certo del costo dell’energia elettrica, inevitabilmente aumenta anche il valore dell’energia autoprodotta.

A chi vanno i vantaggi?   Toso presenta anche le cifre di questo vantaggio economico di cui le amministrazioni pubbliche potrebbero godere nel tempo se impiantassero campi FV sui loro edifici. Si va da un guadagno totale di 161mila euro circa su un ricavo annuale di quasi 13mila euro annui per impianti al Nord Italia, al guadagno di circa 211mila euro su un ricavo annuale pari a poco meno di 15200 euro annui al Sud.  L’investimento fatto viene così completamente ammortizzato in un periodo variabile tra i 7 (al Nord) e i 6 anni (al Sud).
I risultati ottenuti in questo caso di studio evidenziano come l’attuale regime d’incentivazione in Italia consenta di ammortizzare un investimento fotovoltaico in tempi relativamente brevi a fronte dell’intera durata del contratto stipulato; e i dati mostrano che l’investimento è particolarmente conveniente per le amministrazioni pubbliche del Centro-Sud.

Impianto fotovoltaico in un'azienda zootecnica 246,52 kWp del tipo integrato

Ma c’è di più: Il mercato fotovoltaico propone forme di energy business che eliminano alle amministrazioni pubbliche l’onere dell’esborso economico iniziale: infatti si possono stipulare accordi contrattuali ad hoc con società e aziende energetiche, beneficiando p. es. dell’azzeramento delle spese di energia elettrica a fronte della messa a disposizione delle superfici pubbliche. Se poi l’impianto è realizzato su scuole pubbliche/paritarie o su strutture sanitarie, o se viene realizzato da enti locali con popolazione residente inferiore a 5000 abitanti, c’è un premio all’incentivazione del 5% sulla tariffa corrispondente; c’è inoltre la possibilità di autoconsumare totalmente o in gran parte l’energia prodotta grazie ai probabili forti consumi pubblici; senza dire che a breve verrà probabilmente confermata (a livello istituzionale) la possibilità, da parte delle amministrazioni pubbliche, di beneficiare delle tariffe incentivanti relative alla massima integrazione architettonica a prescindere dalla reale tipologia d’installazione.

 *la relazione dell’ing. Toso può essere consultata sul sito www.promem.it, nella sezione “Documenti”, cliccando su Convegno. III giornata dell’energia pulita – Impianti fotovoltaici su immobili pubblici e risparmio energetico nella P.A.

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  1. [...] più recenti hanno ampiamente dimostrato – e se ne è parlato proprio su Ambient&Ambienti (“Sole al top” – in Progetti di ambiente)– che l’installazione di pannelli sui tetti degli edifici pubblici [...]

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