Ecosostenibilità “illuminata”, il futuro è Led

 

Dalla spia rossa degli elettrodomestici all’illuminazione urbana: così cresce la lampada a LED. L’esperienza del Comune di Monte Sant’Angelo, che ora prepara anche un piano energetico per l’illuminazione del centro storico

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Se solo ne fosse stato a conoscenza, Archimede Pitagorico l’avrebbe sicuramente scelta per illuminare la lampadina-simbolo, nei fumetti, dell’arrivo di un’idea geniale. Perché la lampada , acronimo di Light Emitting Diode (diodo ad emissione luminosa), è una fonte luminosa pressappoco rivoluzionaria, tutta pregi e pochissimi difetti. Il suo sviluppo risale al 1962, ad opera di tale , ed i primi esemplari sono di colore rosso, utilizzati come indicatori nei circuiti elettronici. Negli anni novanta, poi, vengono realizzati LED in una gamma di colori sempre maggiore che, se miscelati, danno vita ad una luce bianca, perfetta per l’ urbana. Ed ecco il salto d’efficienza nel campo dell’: ci si accorge che la tecnologia LED, inizialmente usata nelle spie degli elettrodomestici, nei semafori, negli stop delle automobili, nei lampeggianti di ambulanze e polizia, se applicata all’ interna ed esterna consente una riduzione dei consumi con un risparmio energetico del 40%. Non male, considerato che il costo dell’, e parliamo solo per l’illuminazione pubblica, costituisce circa il 3,4% della spesa corrente dei Comuni italiani.

Lampada LED
Lampada LED

Incidenza, tra l’altro, che aumenta significativamente per i Comuni di dimensioni medio piccole. «Il costo dell’illuminazione da esterno in Italia è di circa 3 miliardi di euro – spiega Gianluca Artizzu, direttore Green Economy della Urmet TLC, azienda leader nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni dal 1937 – Il 90% fa riferimento all’illuminazione pubblica, il 10% ai grandi operatori privati e altri. Oltre la metà del costo, peraltro, è destinata alla manutenzione ordinaria e straordinaria, che nel caso delle soluzioni LED si riduce grazie alla maggior durata delle lampade: oltre 50.000 ore di esercizio contro un range di 6.000 – 20.000 ore delle lampade (sodio alta pressione) e le 6.000-12.000 ore delle lampade al sodio a bassa pressione. Ciò consente di ridurre gli interventi di manutenzione da due volte e mezzo a nove volte. Tutto questo – continua Artizzu – si traduce in un risparmio complessivo valutato attorno al 50% dei costi totali»

Allora: l’illuminazione a diodi, o LED che dir si voglia, consente significativi risparmi in termini di assorbimento energetico, manutenzione e maggiore efficienza luminosa. Il minor assorbimento energetico parla di risparmi valutati fra il 50 ed il 70% rispetto ai consumi delle lampade SAP (sodio alta pressione). Risparmio che corrisponde ad una proporzionale minore produzione di energia elettrica e alla conseguente minore immissione di CO2 nell’atmosfera. Le lampade LED durano di più. Non contengono mercurio. Consentono di guidare il fascio luminoso con maggiore precisione. Problema: costano. «Ma in realtà si tratta di un falso problema. – ci tiene a precisare Artizzu – I costi dell’investimento iniziale vengono ammortizzati nel tempo, grazie a tutta la serie di vantaggi dei quali abbiamo parlato»L’illuminazione pubblica in Italia consuma oltre 6,3 Twh annue di energia elettrica, pari ad una quota poco superiore al 2% del totale. I risparmi con i LED porterebbero ad un consumo finale dell’illuminazione pubblica di circa 3,15 Twh annui, quanto una centrale termoelettrica di media potenza.

Veduta panoramica di Monte Sant'Angelo, Foggia
Veduta panoramica di Monte Sant'Angelo, Foggia

«Devo riconoscere che la Puglia mi ha sorpreso positivamente – commenta ancora il direttore Green Economy della Urmet – quanto a sensibilità ambientale, ma anche competenza in materia di utilizzo di fonti di energia rinnovabile e impiego di impianti a basso ”. Una conferma arriva dal Comune di Monte Sant’Angelo, nel Foggiano. «Il primo esperimento lo abbiamo effettuato già due anni fa nella frazione Macchia – spiega Pasquale Coccia, vice presidente vicario del Consiglio comunale – e solo due mesi fa è stata avviata una sperimentazione sulla circonvallazione del paese, una strada panoramica».  Su un tratto di un tornante si confrontano proprio i due diversi fasci di luce, lampade LED e SAP. A fronte di una resa a terra analoga e a norma fra le due tipologie di lampade, il risparmio è pari al 64,8% per ciascuna lampada installata. «Siamo davvero soddisfatti; – continua Coccia – infatti stiamo preparando un piano energetico comunale che preveda l’illuminazione LED anche per il centro storico». Tra l’altro, se vogliamo dirla tutta, la luce a LED elimina l’, ovvero consente di riconquistarsi la vista di un cielo stellato, possibilità ormai scomparsa nei centri urbani. Un regalo non da poco anche per i meno romantici.

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One Response to Ecosostenibilità “illuminata”, il futuro è Led

  1. Ettore dicono:

    Quello che scrivete è completamente falso!!!!

    Buongiorno, mi chiamo Ettore Guido Basiglio Ribaudo e sono il Vice-Presidente dell’Associazione “Ambiente Italia”, vorrei far conoscere la relazione dell’Istituto di Sanità Francese, riguardante la pericolosità della illuminazione Pubblica a Led.
    Vi invio un estratto della relazione che ho eseguito per conto del dott. Ciriani, assessore all’Ambiente della Regione FVG, in merito alla pericolosità dei Led sulla salute pubblica, a seguito di ricerca svolta dall’Istituto Superiore di Sanità Francese, tale mia relazione è stata già pubblicata su alcuni quotidiani via web e la dott. Carlotta Alaura, dell’Arpa Toscana mi ha inviato una email, dicendomi che avrebbe dato notevole diffusione, nelle strutture interne, alla mia relazione.
    Auspico che Voi vogliate dare ampia diffusione.

    Fattori di Rischio nell’illuminazione Pubblica a Led
    I principali fattori di rischio emersi sono l’elevata presenza di componente blu nello spettro delle lampade a LED usate per illuminazione e l’elevata luminanza che può produrre abbagliamento. Riguardo alla componente blu è stato appurato che il livello di rischio dipende dalla dose cumulata di luce alla quale la persona è esposta. Questo significa che non esiste una dose minima tollerabile e che l’effetto negativo è particolarmente evidente nei soggetti sensibili (bambini, persone fotosensibili, persone esposte per lunghi periodi ad illuminazione a LED). Si è riscontrata una particolare tossicità per le cellule della retina che subiscono un vistoso stress ossidativo in presenza di componente blu. Per queste ragioni l’ANSES consiglia di:

    • evitare l’uso dei LED a luce fredda in luoghi frequentati dai bambini e negli oggetti da loro utilizzati (per esempio i giocattoli);
    • informare i pazienti con particolari malattie o che utilizzano farmaci che aumentano la fotosensibilità, sui rischi dell’esposizione alla luce con componente blu;
    • realizzare appropriati dispositivi di sicurezza per i lavoratori che sono esposti per lunghi periodi ad illuminazione a LED.

    Per la luminanza ed il rischio di abbagliamento, si è visto che singole sorgenti LED possono superare anche di 1000 volte la soglia di comfort visivo sia a causa dell’errato design dei corpi illuminanti che per l’eccessiva direzionalità degli stessi. E’ quindi necessario realizzare lampade LED dal design (dal punto di vista della performance ottica) migliore e con caratteristiche ottiche in grado di rendere più diffusa la luce prodotta.
    Inoltre sono stati eseguiti studi basandosi sullo Standard Europeo per la Sicurezza Fotobiologica (NF EN 62471) che considera tutti i rischi (termici e fotochimici) che possono riguardare l’occhio esposto ad una radiazione luminosa. Secondo questo standard, esistono 4 classi di rischio (nullo, basso, moderato ed elevato). E’ stata evidenziata la presenza sul mercato di dispositivi a LED con un fattore di rischio superiore ad alcuni dispositivi tradizionali ancora in commercio. Per questi l’ANSES raccomanda che vengano tolti dal mercato e che rimangano a disposizione soltanto per uso professionale o medico. A causa della scarsità delle informazioni e della confusione riguardante i sistemi LED presenti sul mercato, l’ANSES suggerisce la realizzazione di sistemi di controllo della qualità ed etichettatura che assicurino la qualità e la sicurezza del prodotto per l’utente finale. In particolare, secondo l’ANSES, risulta necessario realizzare un’etichetta chiara che riporti tutte le caratteristiche tecniche, la classe di rischio fotobiologico ed ogni altro potenziale rischio per la salute, riguardo ai LED e ad ogni altra fonte di illuminazione.
    Grazie a questo lavoro, l’ANSES ha iniziato a colmare un vuoto informativo del quale, finora, hanno approfittato venditori senza scrupoli per promuovere dei prodotti di scarsa qualità e pericolosi per la salute. La strada del LED per illuminazione pubblica sembra ben avviata ma è necessario correggere il tiro e tornare con i piedi per terra, non facendosi trascinare dai falsi entusiasmi ma analizzando in maniera obiettiva le reali possibilità che la tecnologia offre. L’ANSES conclude il lavoro suggerendo una serie di tematiche di studio che dovrebbero essere sviluppate per comprendere al meglio la tecnologia LED e i suoi impatti. Grazie a lavori di questo tipo, anche la ricerca tecnologica potrà svilupparsi nella giusta direzione, correggendo quei problemi che oggi rendono gran parte dei LED per illuminazione pubblica pericolosi per la salute e per l’ambiente e quindi altamente sconsigliabili.

    Inoltre, vi è anche uno Studio Americano, commissionato dall’EPA (Ente Protezione Ambiente) il quale afferma che con i Led non si risparmia, potete trovare tutto su:

    http://ambienteitalia.name

    Se avete domande contattatemi pure.
    Cordialmente
    M.SC. BASIGLIO-RIBAUDO Ettore Guido
    Cell. 3346274558

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