Ambienti da progettare
Costruire il moderno

In mostra a Bari mezzo secolo di architettura attraverso l’opera di Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano

Il grande critico e storico dell’ Bruno Zevi li definì . Qualcun altro ha detto di loro che sono stati gli artefici di un’architettura e di una civiltà urbana declinata al futuro anteriore.

Ma una cosa è certa: Vittorio Chiaia e Massimo Napolitano, con il loro sodalizio professionale durato quasi cinquant’anni, hanno segnato in maniera indelebile la cultura della progettazione architettonica non solo a Bari, ma in tutta la Puglia.

Ora, a pochi anni di distanza dalla scomparsa dei due grandi architetti, una mostra presso l’ di Bari offre al pubblico la possibilità di intraprendere un percorso inedito ed affascinante tra le carte e i disegni dello studio da loro condiviso dal 1954 al 2001, generosamente donati dagli eredi di Chiaia al di Bari e allo stesso .

La mostra – promossa dalla e dal Dipartimento di Architettura e Urbanistica del Politecnico di Bari, sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica – si intitola significativamente . Un titolo che allude alla complessa storia di Chiaia e Napolitano, che seppero sapientemente intrecciare attività professionale, lavoro didattico, ricerca scientifica ed impegno politico e civile.

Nella produzione dello studio si riflettono, infatti, i grandi dibattiti dell’architettura del secondo Novecento: l’epoca aurea del Funzionalismo, il passaggio dal Razionalismo all’International Style, la crisi del Movimento Moderno e l’opzione organicista, la contraddittoria stagione del Neorealismo. Mezzo secolo di architettura torna a rivivere attraverso le fotografie originali, le tavole tecniche, i plastici, gli schizzi e gli acquerelli che compongono la mostra, proponendo una rassegna a 360 gradi dell’ampio raggio di attività della coppia.

<p>Panoramica della mostra</p>

Panoramica della mostra

 

<p>Un angolo della mostra</p>

Un angolo della mostra

<p>Alcune realizzazioni</p>

Alcune realizzazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I progetti e le realizzazioni dello studio Chiaia-Napolitano spaziano, infatti, dall’edilizia residenziale a quella industriale, dall’arredamento all’architettura religiosa, dal turismo alla sanità, alla scuola, passando per esperienze esemplari di . E non mancano neppure significative testimonianze dell’impegno accademico di Vittorio Chiaia, per svariati anni docente di Composizione architettonica presso la Facoltà barese di Ingegneria, attraverso l’esposizione di alcune tesi di laurea da lui seguite e dei plastici realizzati dagli allievi nell’ambito del corso universitario.

Palazzo dell'ENEL

Palazzo dell'ENEL

Così accanto alle realizzazioni più conosciute e ammirate dai critici, come il palazzo dell’Enel a Bari (1957), l’hotel Il Faro a Pugnochiuso (1963), la chiesa della Madonna dello Sterpeto a Barletta (1972) e la Questura di Foggia (1980), l’esposizione organizzata all’Archivio di Stato accompagna il visitatore alla scoperta di progetti meno noti, tra cui l’arredamento disegnato nel 1963 per il ristorante del transatlantico Michelangelo e i bozzetti realizzati per il concorso Ina Casa e per la costruzione della chiesa di San Ciro nella borgata operaia di Mungivacca (1959). Comprese alcune opere del tutto inedite, perché mai realizzate, come il palazzo Guaccero sulla Muraglia di Bari (1971), il Tribunale di Lecce (1962) o la sistemazione pensata nel 1961 dai due architetti per Piazza del Ferrarese.

La mostra – inaugurata lo scorso 13 gennaio alla presenza delle autorità e visitata in forma privata dal Presidente Giorgio Napolitano, fratello del grande architetto scomparso nel 2004 – resterà all’Archivio di Stato fino a lunedì 25 gennaio e successivamente sarà trasferita presso il Politecnico di Bari, come contributo prezioso per la formazione civile e professionale degli studenti della Facoltà barese, che molto hanno da imparare da questi due grandi maestri dell’architettura e dell’urbanistica pugliese.

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Un commento
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  1. Articolo molto interessante, ben strutturato e con una sintesi esplicativa di forte impatto.
    I miei complimenti alla dottoressa Mastrodonato
    Silmas

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