Si è tenuto questa mattina a Taranto il processo a carico dell’ILVA, per disastro ambientale. Secondo l’accusa, l’inquinamento dell’acciaieria più grande d’Europa, durante la gestione privata della famiglia Riva, iniziata nel 1995, avrebbe causato la morte per tumore di 286 persone. Quarantanove le persone imputate tra politici, amministratori, funzionari di enti e ministeri, più tre società, ILVA Spa, Riva Fire (la holding del gruppo che controlla Ilva) e Riva Forni Elettrici. L’ex patron dell’ILVA Emilio Riva nel frattempo è deceduto.
I legali della difesa hanno chiesto chiarimenti in merito alla citazione del responsabile civile; il giudice delle udienze preliminari Vilma Gilli ha sospeso l’udienza riservandosi di stabilire se la citazione deve essere contestuale alla richiesta di costituzione di parte civile o meno; il gup, inoltre, dovrà sciogliere la riserva sul migliaio e oltre di richieste di costituzione di parte civile, tra le quali figurano ministero dell’Ambiente, Comune e Provincia di Taranto che hanno chiesto un risarcimento di 10 miliardi di euro ciascuno, la Regione Puglia, Comune di Statte, lavoratori, cittadini, associazioni e movimenti ambientalisti.
È stato chiesto, inoltre, ai pubblici ministeri di contestare i reati di omicidio colposo e lesioni colpose – al momento non impugnati – che “non possono essere assorbiti dal reato di disastro ambientale perché questo potrebbe causare l’esclusione dalla costituzione di parte civile”.
Preoccupazione di Peacelink per la decisione del governo di accelerare l’approvazione del disegno di legge 1.345 sui reati ambientali. «È un tentativo di riscrivere il reato di disastro ambientale – scrive il presidente dell’associazione Alessandro Marescotti – proprio alla vigilia del processo ILVA a Taranto. Il rischio – continua Marescotti – è quello di trasformare il processo in un’amnistia. Ci rivolgiamo pertanto ai senatori perché avviino una seria consultazione dei cittadini nelle realtà in cui sono in corso o stanno per avviarsi i processi per disastro ambientale».
Sono già circa 6mila i cittadini che hanno firmato la petizione di PeaceLink per fermare il disegno di legge. Il disegno di legge spiega Marescotti, «vuole sancire il danno ambientale come “alterazione irreversibile dell’ecosistema”: cosa molto difficile, se non impossibile, da dimostrare. Infatti, ogni serio intervento di bonifica può ridurre o attenuare l’alterazione dell’ecosistema. Questa formulazione limitativa è pertanto uno “sgambetto” per i magistrati che – come a Taranto – hanno dimostrato con perizie molto solide che la popolazione era stata esposta a una situazione di pericolo concreto, come confermato dall’indagine epidemiologica».
E proprio questa mattina, in occasione dell’udienza ILVA, i volontari di Peacelink hanno effettuato su Taranto cento misurazioni di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) per confrontarle con i rilevamenti del 2010, anno in cui sono iniziate le indagini sulle emissioni cancerogene dell’acciaieria, che hanno portato all’imminente processo.
Le misurazioni sono state effettuate con l’analizzatore portatile Ecochem PAS 2000, lo stesso in dotazione di ARPA Puglia. I risultati sono sconfortanti, ha illustrato Marescotti: il 92% delle misurazioni hanno superato il valore di 20 nanogrammi a metro cubo. Valore che rappresenta la media degli IPA del 2010, misurata appunto dall’ARPA con l’Ecochem PAS 2000 nel quartiere Tamburi del capoluogo jonico. La cosa ancora più grave lamenta l’ambientalista, «è che tali valori elevati sono stati riscontrati a 50 chilometri dall’area ILVA in una zona priva di interferenze del traffico».


