Plastic Free onlus: un movimento che cresce a Bari e in Puglia

Ph Plastic Free

Il simbolo è una tartaruga ma l’associazione ha un obiettivo ambizioso che vuole andare molto lontano camminando sulle gambe di 260mila volontari, in continua crescita con uno slogan: “Liberiamo il mondo dall’inquinamento da plastica”.

 

Organizzazione di volontariato apartitica, indipendente e senza scopo di lucro, Plastic Free è impegnata in cleanup, passeggiate ecologiche e progetti di educazione ambientale per ridurre gli accumuli altamente inquinanti di bottiglie, flaconi, contenitori e qualsiasi oggetto indebitamente lasciati in natura. Nata nel 2019, oggi è una partecipata realtà sul territorio italiano che conta una sostanziosa presenza di volontari in oltre 30 nazioni dall’Argentina alla Bulgaria, dal Brasile al Ghana, dall’India alla Nuova Zelanda. Entro il 2030, l’obiettivo è ridurre l’utilizzo di plastica, in particolare monouso, sensibilizzando 1 miliardo di persone in tutto il mondo.

Nanoplastiche e salute umana: servono 100mila euro

Il prof. Ennio Tasciotti con il presidente Luca De Gaetano nei laboratori dell’Università San Raffaele di Roma (Ph Plastic Free)

Non solo la plastica soffoca i mari, inquina l’ambiente e deturpa il paesaggio ma fa male anche a noi. Proprio per capire in che modo le nanoplastiche riescano a superare la barriera ematoencefalica e a interagire negativamente con il nostro corpo, la onlus in collaborazione con l’Università San Raffaele di Roma ha promosso una ricerca scientifica per analizzare gli effetti che queste particelle hanno sul funzionamento dei neuroni, indagare la relazione tra la loro presenza nel cervello e lo sviluppo di processi infiammatori alla base di patologie neurodegenerative. Alla guida dello studio ci sarà Ennio Tasciottidirettore scientifico dell’associazione e professore ordinario presso l’Università San Raffaele di Roma, tra i massimi esperti di nanotecnologie applicate alla salute umana. La ricerca sarà avviata non appena raggiunto il primo obiettivo economico della raccolta fondi: 100.000 euro, necessari per acquistare i materiali, finanziare le analisi e coprire i costi di utilizzo delle strutture e delle tecnologie di laboratorio.

L’urgenza di uno studio dedicato è emersa con forza dopo la pubblicazione di un recente articolo su Nature, che ha rilevato la presenza di nanoplastiche nel tessuto cerebrale umano. I risultati mostrano un’accumulazione crescente negli ultimi otto anni, con frammenti microscopici, in particolare di polietilene, rinvenuti in proporzioni significative anche nei soggetti affetti da demenza. “Finora abbiamo lavorato per togliere la plastica dall’ambiente. Oggi iniziamo un percorso per capire cosa accade quando quella plastica finisce dentro di noi” dice Luca De Gaetano, presidente e fondatore di Plastic Free.

Per aderire e partecipare alle attività di clean-up, nella sezione eventi di plasticfreeonlus.it vengono settimanalmente inseriti le attività di sensibilizzazione.

Ambient&Ambienti ha intervistato le referenti di Plastic Free Puglia Silvana Ferrante e del comitato barese Silvana Mitolo.

Plastic Free Puglia, Silvana Ferrante: da gennaio raccolte 52 tonnellate

Ferrante, quali sono i risultati di Plastic Free?

“Dal 2020 a livello nazionale abbiamo coinvolto oltre 260mila volontari, realizzato più di 9.200 appuntamenti di pulizia ambientale e rimosso 4.750.000 chili di plastica e rifiuti. Inoltre abbiamo realizzato 4mila appuntamenti di sensibilizzazione nelle scuole che hanno coinvolto 310.500 studenti e firmato con le amministrazioni locali di tutta Italia 502 protocolli d’intesa.

In Puglia invece, nell’ultimo anno, si sono già svolti 131 clean up, 19 appuntamenti di raccolta dei mozziconi di sigaretta e 30 passeggiate ecologiche per un totale di 180 iniziative che hanno coinvolto oltre 6.000 volontari e consentito di rimuovere dall’ambiente 52 tonnellate di plastica e rifiuti. Ottimi risultati se si considera che mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno. A questi si aggiungono 56 attività di sensibilizzazione nelle scuole che hanno raggiunto 4.576 studenti e 45 incontri pubblici di sensibilizzazione durante i quali sono state coinvolte quasi 4mila persone. Sono numeri molto importanti e in continua crescita. Siamo contenti da una parte perché ovviamente sempre più gente è sensibile all’argomento e partecipa con entusiasmo alle nostre iniziative, ma dall’altra parte vorremmo che ci fossero meno rifiuti da raccogliere, che non sono solo di plastica”.

Se la sporcizia purtroppo non diminuisce, dal vostro osservatorio percepite una maggiore sensibilità al tema ambientale? Chi partecipa a un cleanup, poi ritorna o fa un’esperienza estemporanea?

Dal 2020 a livello nazionale Plastic Free ha coinvolto oltre 260mila volontari

“Abbiamo molti volontari che ciclicamente partecipano alle nostre iniziative e questa è la parte più semplice. Il problema è coinvolgere sempre più persone ancora non sensibili all’argomento. Per questo serve il passaparola, sensibilizzare sui social, farci vedere in giro quanto più possibile e arrivare anche a quelle fasce di popolazione più marginali rispetto al focus. In molti casi le persone non sono sufficientemente informate sui danni ambientali, sulla pericolosità della plastica dispersa in mare o nell’ambiente, sulle microplastiche. Molti non sanno fare bene neanche la differenziata o non pensano che una borsa in tela invece di 10 buste di plastica o una borraccia piuttosto che dieci bottigliette possano qualcosa di molto importante per l’ambiente”.

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Con le scuole avete dei buoni numeri anche in Puglia ma con i bambini forse è più facile lavorare.

“I bambini sono attenti e sensibili ma è fondamentale lavorare con il supporto delle famiglie e delle scuole dove facciamo attività di sensibilizzazione. Alla nostra attività in classe, deve infatti seguire un impegno giornaliero per questo è importante il supporto degli insegnanti e della famiglia. Come dico sempre, deve essere un lavoro congiunto: dobbiamo lavorare tutti insieme”.

Come avvicinate i nuovi soci?

“Lavoriamo discretamente con i piccoli comuni ma anche con le grandi amministrazioni, come Bari, sensibili al tema ambientale. Costruire la rete di volontariato dipende molto dai referenti locali, dall’energia e dalla voglia di fare la differenza sul territorio facendosi portavoce delle nostre iniziative. Più siamo presenti sul territorio e più possiamo coinvolgere altri volontari. Lavoriamo molto attraverso i social ma molto fanno gli eventi: chi partecipa alle nostre iniziative di solito prende a cuore la causa”.

Sono tante 52 tonnellate raccolte in Puglia da gennaio…

“Sì, ma questa raccolta è stata possibile perché siamo cresciuti in termini di volontari. Al di là di riuscire a raccogliere sempre più platica il vero punto di svolta sarebbe ridurre a monte i rifiuti. Quando si entra nelle scuole, le insegnanti sono spesso portate a dire che dobbiamo riciclare e io dico sì, è vero, ma prima dobbiamo ridurre il numero dei rifiuti che produciamo e poi in seconda battuta, riciclare. Il messaggio che Plastic Free lancia è proprio questo: partiamo da un consumo e da un uso più consapevole della plastica per cercare di ridurla così da raccogliere meno rifiuti”.

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Ph Plastic Free

La plastica dispersa nell’ambiente è ancora tanta.

“Sicuramente c’è da raccogliere ancora tanto perché ci portiamo dietro una catena di rifiuti cominciata con la produzione della plastica negli anni ‘50-60, con l’uso indiscriminato del materiale e il disinteresse sull’impatto ambientale. Ce lo dimostrano i cleanup dopo le mareggiate quando ritroviamo grandissimi quantitativi di bottiglie e barattoli spiaggiati. Ultimamente ho trovato a Costa Ripagnola un flacone degli anni 70 perfettamente intatto ma non è un caso raro, ne troviamo tantissimi di questi “reperti storici”. Dobbiamo fare un lavoro di pulizia profonda di tutto quello che è stato lasciato nell’ambiente in tutti questi anni e poi la speranza, chiaramente, è che si riduca il consumo e il rilascio dei rifiuti nell’ambiente: ne potremmo giovare noi ma soprattutto le future generazioni”.

Ripulire il mare e l’ambito costiero, obiettivo importante in una regione come la Puglia.

“Flaconi di detersivi, giocattoli, utensili, spazzolini, bottiglie di plastica, sacchetti e oggetti in plastica si trovano un po’ dappertutto. In mare abbondano anche cassette di polistirolo e reti di plastica. Se ne trovano tantissime soprattutto là dove ci sono le coltivazioni ittiche. Sul Gargano, ad esempio, ne abbiamo trovate moltissime disseminate su un tratto del lago di Varano dove abbiamo fatto una raccolta ad aprile. Era pieno zeppo di queste reti colorate che poi con il tempo si disgregano tanto che in alcune zone del lago, sulla superficie dell’acqua, si vedevano a pelo d’acqua, si era creata polvere di microplastiche.

Siamo attenti al mare sporco d’estate forse solo perché lo frequentiamo di più, ma la concentrazione di plastica dispersa non cambia tra l’estate e l’inverno

In inverno il mare è possibilmente più sporco perché con le mareggiate si spiaggiano quantitativi di plastica esagerati sulle coste e se nelle spiagge private viene ripulito in quelle pubbliche resta lì o si accumula nei tratti di costa particolarmente impervi. D’estate si aggiunge la cattiva abitudine di gettare i mozziconi nella sabbia”.

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Plastic Free Bari, Silvana Mitolo: vorremmo essere inutili ma ci sono tante emergenze ambientali

Mitolo, quali sono i risultati e le attività di Plastic Free a Bari?

“Da ottobre dell’anno scorso, abbiamo fatto partire un’iniziativa pilota sul territorio italiano, un tour di clean up in tutti i quartieri della città, a cadenza mensile, che ha cercato di coinvolgere non solo i residenti ma tutta la città per ripulire e prenderci cura di zone abbandonate. Poteva essere un parco, una spiaggia, una piazza, l’obiettivo era sempre lo stesso: pulirlo e restituirlo all’uso di tutti. Sabato 11 ottobre partecipiamo ad All In Festival ma da novembre ripartiremo con il nostro tour da Ceglie del Campo. Selezioniamo ogni volta luoghi simbolici o andiamo in un posto perché abbiamo ricevuto una segnalazione dai cittadini o perché ci sembrano zone critiche: l’obiettivo è dare una seconda vita a una porzione di città, a beneficio della comunità. Con il passare dei mesi la partecipazione è aumentata sempre di più tanto che abbiamo eliminato dall’ambiente quasi tre tonnellate di rifiuti che poi sono stati smaltiti grazie alla collaborazione con Amiu”

Qual è il messaggio di questi clean up?

“L’obiettivo è fare la differenza rispetto all’indifferenza ma anche sensibilizzare il più possibile per far capire che l’importante, più che ripulire (che comunque è utile) è non sporcare o comunque bisogna cercare di evitare che si creino situazioni critiche e quindi imparare a smaltire correttamente i rifiuti. Molto spesso si fa confusione, c’è tanta pigrizia e superficialità e quindi cerchiamo di dare il buon esempio per diffondere i giusti messaggi”.

Importanti in questo senso i tour scolastici per seminare buone pratiche nei cittadini di domani.

Lo scorso anno scolastico Plastic Free Bari è stata in quasi tutti le scuole dell’infanzia della città e anche in alcune scuole primarie e secondarie con cui attua campagne di sensibilizzazione e progetti di educazione civica e ambientale

“Lo scorso anno scolastico siamo stati in quasi tutti le scuole dell’infanzia della città e anche in alcune scuole primarie e secondarie con cui attuiamo campagne di sensibilizzazione e progetti di educazione civica e ambientale. Sono giornate in cui incontriamo i ragazzi e ci scambiamo delle idee su come poter attuare gesti più corretti nel quotidiano per ridurre l’impatto dell’inquinamento della plastica, come non usare oggetti in plastica monouso oppure sostituire le bottigliette con delle borracce, oppure non disperdere i rifiuti ma raccoglierli e smaltirli nel luogo più idoneo, insomma piccoli accorgimenti che con il passaparola possono estendersi e diffondersi a cominciare dalle loro famiglie. Abbiamo anche collaborato con varie aziende del territorio organizzando dei team building aziendali in cui i dipendenti hanno passato una giornata con noi formandosi su questo tema e poi concretamente sono venuti a ripulire un’area verde”.

E’ stata molto visibile e partecipata la vostra attività estiva a Pane e Pomodoro.

“Abbiamo dedicato varie giornate alla sola raccolta dei mozziconi di sigaretta, che è un’altra battaglia che portiamo avanti. Quest’estate abbiamo fatto un ciclo di aperitivi ecologici sulla spiaggia di Pane e Pomodoro, durante i quali i volontari potevano raccogliere un bicchiere pieno di cicche – e le assicuro che ci mettevano cinque minuti perché purtroppo erano ovunque – e avere in cambio un drink. Volevamo incentivare i bagnanti, i turisti ma soprattutto i nostri concittadini a prendersi cura di un luogo comune per far capire che la spiaggia non è terra di nessuno ma è un luogo di tutti e quindi ciascuno di noi può, nel suo piccolo, fare la differenza in positivo o in negativo. A tutti abbiamo distribuito dei portacicche di cartone per lanciare il messaggio che non ci vuole molto a non sporcare, nel senso anche se si è fuori casa comunque una soluzione per non inquinare c’è”.

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Avete anche collaborazioni istituzionali.

“A partire dallo scorso settembre abbiamo stretto un protocollo d’intesa con il Comune di Bari che non solo patrocina le nostre iniziative cittadine ma si dimostra sempre molto sensile ai nostri obiettivi, e con la Città Metropolitana di Bari. Questo patto a doppio senso ci consente di avere una collaborazione operativa e una sinergia con le istituzioni e le amministrazioni locali. Vorrei sottolineare anche un grande risultato: per la prima volta Bari è stata premiata come Comune virtuoso Plastic Free: non significa che non c’è plastica in città, ma che la città si è distinta per la cura del territorio. Ci ha fatto molto piacere perché in pochi mesi dalla stipula del protocollo siamo riusciti a iniziare un percorso virtuoso. E’ stata l’unico capoluogo premiato insieme a Milano, un riconoscimento che vale tanto perché, è intuibile, nelle città un po’ più piccole è un po’ più semplice operare cambiamenti”.

Quali i criteri che hanno decretato l’assegnazione del riconoscimento?

“Per esempio il numero di iniziative attuate a tema ambientale, il livello di sensibilizzazione cittadina o scolastica, il numero di clean up, passeggiate ecologiche, raccolte mozziconi che si sono fatte sul territorio e che hanno prodotto una partecipazione notevole dei cittadini. Alle nostre iniziative hanno partecipato tanti volontari, anche 100-200 persone, e questo vuol dire che la cittadinanza risponde positivamente. Oppure le ordinanze comunali come quella sul divieto del rilascio dei palloncini in volo, che è un’altra battaglia ambientalista o la collaborazione in termini di segnalazioni di zone critiche dove poi l’amministrazione interviene con Amiu per la rimozione dei rifiuti. Importante non è tanto il premio in sé ma il fatto che è un segno tangibile di sinergia con le istituzioni che si rendono conto che la cittadinanza è attiva sul tema ambientale”.

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Quali sono le aree cittadine a vostro parere più critiche sul fronte ambientale?

Il “bottino” di rifiuti raccolto da 70 tra volontari e associati a Plastic Free nel Sea & Rivers del 28 settembre sulla spiaggia di San Girolamo (Bari)

“Le zone balneari innanzitutto. Per questo ci siamo concentrati principalmente sulla spiaggia di Pane e Pomodoro dove, ritornandoci a cadenza quasi settimanale, riscontravamo comunque che la situazione non cambiava nel senso che trovavamo magari un po’ meno sporcizia della settimana precedente ma comunque c’era. Reiterare gli appuntamenti nello stesso luogo serve per creare una coscienza civica per chi frequenta quotidianamente la spiaggia, per non abbassare l’attenzione. Poi siamo stati a San Girolamo dove non è facile operare e coinvolgere il quartiere. Un’altra area critica è il quartiere San Paolo che abbiamo ripulito a febbraio e dove siamo tornati per l’inaugurazione di Corte Don Bosco. Anche il quartiere Japigia ha tante zone completamente abbandonate che purtroppo rischiano di diventare discariche a cielo aperto. Un’altra zona veramente molto critica che il parco Punta Perotti che abbiamo direttamente segnalato alla Polizia locale: c’è un accumulo di rifiuti ingombranti e organici pericolosi o ancora Lama Valenzano, un luogo dove la gente va a scaricare rifiuti in maniera illecita”.

I vostri prossimi eventi?  

Sabato 11 e domenica 12 ottobre saremo ad All In Festival al Parco Don Tonino Bello di Bari, un festival ecologico inclusivo e universale dedicato un po’ a tutte le tematiche dall’ecologia alla sicurezza stradale alla non violenza. Avremo uno stand in cui faremo sensibilizzazione, giochi per bambini come il “Canestro ecologico” dove i bambini faranno centro nel corretto bidoncino per imparare a differenziare, un clean up del parco libero aperto a tutti con tanti ragazzi delle scuole che parteciperanno insieme a Retake Bari, il picnic senza plastica e poi un talk a tema ambientale dal titolo “Naufraghi in un mare di plastica”. A novembre ripartiremo da Ceglie del Campo con il tour nei quartieri che continuerà fino a giugno. A dicembre saremo di nuovo a Pane e Pomodoro per un’attività di animazione delle spiagge nel periodo”.

Sta crescendo la partecipazione cittadina a Free Plastica Bari?

“Mediamente alle nostre attività partecipano tra i 50 e i 100 volontari, a volte siamo arrivati anche a 300 perone, a volte siamo meno, dipende dalle condizioni climatiche, dalle disponibilità di ciascuno ma diciamo che un buon numero partecipa sempre. Noi in realtà speriamo sempre di essere inutili ma purtroppo ci scopriamo necessari, saremmo più contenti di non servire ma per ora ci diamo da fare il più possibile per togliere quanta più plastica possibile”.

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