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Città vive, città in movimento

Rendiamo “vere” le nostre città

innovative, , trasformazioni urbane, impegno comune: non sono solo parole scritte a caso o pronunciate da politici che vogliono fare bella figura; sono la dimostrazione che il mondo e la società sono in continua evoluzione e che dobbiamo rimanere al passo se non vogliamo restare troppo indietro.
Cambia la società, cambiamo noi, cambiano i luoghi in cui viviamo: e le si trasformano.

MILANO 1573

planimetria storica della città di Milano del 1573

Si è passato in pochissimo tempo da una città compatta, unica, centrale a realtà urbane sempre più estese, policentriche, che rispecchiano una concezione diversa del nostro stile di vita. Non c’è più posto per il “bello”, la parola d’ordine è “funzionalità”: Giovanni Villani, nella Nuova Cronica, ci descriveva una Firenze ricca di edifici imponenti, di cattedrali e «monisteri magnifici e ricchi»;  se adesso si potesse rivedere ciò che ha scritto, probabilmente lo scenario sarebbe completamente diverso. L’urbanistica, infatti, è ormai un gioco di strategia in cui bisogna essere pronti ad adattarsi a qualsiasi situazione o evento imprevisto: gli architetti, per continuare ad essere “giocatori” attivi devono evolversi. Philippe Rahm, uno degli architetti più in vista del momento, afferma in modo piuttosto originale: «L’architetto “classico” non esiste più: adesso è un chimico, un biologo, una specie di scienziato visionario e “sensitivo”».

Il parco pubblico "Parc de la Villette", una popolare attrazione di Parigi, architetto Bernard Tschumi
Il parco pubblico “Parc de la Villette”, una popolare attrazione di Parigi, architetto Bernard Tschumi

E il quarantaduenne svizzero, da esperto giocatore, vince e convince, mettendo in pratica le sue idee, e lascia esterrefatto il pubblico, che può solo ammirare i suoi capolavori, come è accaduto in occasione della Biennale d’arte a Parigi, la scorsa estate. Alla conclusione della mostra, l’ architetto ha voluto dare ai giovani decisi ad intraprendere la sua stessa carriera una “dritta”: «la nostra principale funzione è ricreare mini-paradisi per la gente, in cui sentirsi liberi, nudi, a livello psicologico e anche sensuale. Bisogna partire dall’idea che la casa è un insieme complesso di varianti energetiche e ambientali».
Avere un occhio di riguardo per la variabile energetica è perciò una carta vincente da utilizzare nel nostro “gioco”. L’hanno capito subito in Puglia, regione che produce molta più energia rinnovabile di quanto ne consumi. Lucia Schinzano (leggi l’articolo “Aree PIP: si cambia pagina”) afferma che l’ interazione tra paesaggio ed energie rinnovabili nel territorio è possibile e va messa in atto. Il modo migliore è sicuramente ridurre l’impatto ambientale e il numero di impianti sul territorio ma, ancor più, quello di avviare forme reali e durature di . Il che non è poco. È necessario infatti un forte impegno da parte di tutta la popolazione, senza il quale ogni progetto è destinato a fallire. Perché, va ricordato, noi abitanti e cittadini costituiamo il nucleo fondamentale di ogni città, senza il quale vedremo soltanto case aggiunte a case, e niente di più. Perché anche alcuni progetti sulla “forma urbis”, come il progetto Neopolis, in un’area industriale dismessa di Parma, non hanno senso se alla base manca la volontà nostra di migliorarci e migliorare il mondo in cui viviamo, per renderlo funzionale alle nostre esigenze: in questa luce va intesa la governance locale.
Nel Decameron, Boccaccio delineava una città intesa come luogo di incivilimento, o come teatro nel quale il singolo individuo affronta le diverse situazioni che gli si presentano. Più in generale la città è il luogo in cui la vita si forma e in cui si evolve, cambia: «le popolazioni e le costumanze cambiarono più volte: restano il nome, l’ ubicazione e gli oggetti più difficili da rompere» (I. Calvino, Le città invisibili). Ma un nome senza identità è come un guscio vuoto; un guscio all’avanguardia, urbanisticamente perfetto, certo, ma pur sempre privo di vita. Perciò fondamentale soprattutto è lavorare al massimo per rendere unica e “vera” la nostra città: perché se il nostro impegno, la nostra partecipazione, il nostro essere vivi al suo interno venisse meno, allora non rimarrebbe niente; o meglio, rimarrebbero solo città fantasma, città invisibili.

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  1. [...] che si interrogano sul futuro e sul ruolo della città. Questa volta tocca a Marcello Farenga e ad Angelo Lorusso del Liceo scientifico “G: Salvemini” di [...]

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