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Le città nel tempo e nello spazio

Sin dalla loro fondazione, le città sono, sono state e saranno sempre, in continua trasformazione; cambiano perché la società cambia.

Sin dalla loro fondazione, le sono, sono state e saranno sempre, in continua trasformazione. Ciò non è, però, dovuto al caso. La città cambia, è vero, ma non soltanto sotto l’aspetto a noi più evidente, cioè la costruzione di nuove strutture abitative o commerciali, bensì anche sotto l’aspetto sociale e culturale. O, per meglio dire, le città cambiano perché la società cambia. Nel corso dei secoli, la struttura urbana è mutata molto frequentemente e rapidamente soprattutto in seguito a guerre o epidemie, come quella che colpì la «bel albergata di molti belli palagi e case» (come scrive Giovanni Villani) Firenze nel corso del ‘300. Era sì bella, ma di funzionale aveva ben poco, viste le scarse condizioni igieniche. 

<p>Firenze, Porta  S.Niccolò  - nel Medioevo la città era dotata di una cortina muraria che racchiudeva quello che oggi è il centro storico.</p>

Firenze, Porta S.Niccolò - nel Medioevo la città era dotata di una cortina muraria che racchiudeva quello che oggi è il centro storico.

Sono avvenuti, dunque, radicali cambiamenti che hanno portato la città a evolversi sino ad arrivare ai più moderni modelli urbani. Ciò non significa, tuttavia, che le città abbiano finito la loro trasformazione o tantomeno che non esistano più problemi di alcun tipo all’interno delle più moderne metropoli. Difatti, con l’evolversi della società, si ottiene, inevitabilmente, un evolversi dei problemi che questa porta con sé.

E possiamo in effetti affermare che l’odierna metamorfosi delle città sia dovuta proprio alla necessità di risolvere questi più complessi problemi. E, di conseguenza, volendo aprire una piccola parentesi, anche la figura dell’architetto è cambiata, dovendosi adattare ai tempi; infatti, come sostiene l’architetto Philippe Rahm, «l’architetto classico non esiste più: adesso è un chimico, un biologo, una specie di scienziato visionario e “sensitivo”».

Perché ormai le preoccupazioni a proposito delle moderne città non riguardano più le condizioni igieniche né tantomeno la fastosità degli edifici; ciò che più preoccupa è la necessità di nuovi spazi che soddisfino le diverse esigenze dei cittadini; perché, come sostiene, non a caso, Franca Miani, in Italia «il cambiamento riguarda prevalentemente il passaggio dalla città compatta a morfologie urbane più estese, frantumate e policentriche» e, di conseguenza, come afferma Carmen Mariano, «le tradizionali forme di pianificazione vengono sostituite da un’ più strategica».

Volendo meglio spiegare, al giorno d’oggi si cerca, in maniera sempre più efficiente, di creare questi nuovi spazi, magari utilizzandone alcuni già esistenti che svolgevano solo una funzione di divisione tra i quartieri della città o che non portavano che a un aumento del degrado di quei rioni.Ciò è avvenuto, per citare un esempio fra i tanti più significativi, nella zona tra il Grande e il Piccolo a , dove è stato realizzato un parco multifunzionale, grazie al quale è stato possibile collegare i due quartieri; o, ancora, si potrebbe citare il progetto realizzato da un’azienda barese con alcuni studenti del linguistico Marco Polo, per creare un parco nella lama che intercorre tra i quartieri Poggiofranco e Carbonara a Bari.   

<p>Berlino, Porta di Brandeburgo vista dal lato orientale</p>

, Porta di Brandeburgo vista dal lato orientale

 

<div  mce_tmp="1">Italo Calvino - la prima copertina de "Le città Invisibili"</div>

- la prima copertina de ""

Oppure, per voler allargare il nostro sguardo al resto dell’Europa, si potrebbe citare il parco di 4 kmq “Ein Platz für Marie” realizzato a Berlino, nel giovane quartiere , che, proprio grazie a questi cambiamenti, è riuscito a uscire dalla situazione disagiata in cui si trovava dopo la caduta del muro.  

Per voler concludere, siamo noi che con le azioni, le esperienze e le esigenze, cambiamo la nostra città; e, per voler citare Le città invisibili di Italo Calvino, «restano il nome, l’ubicazione, e gli oggetti più difficili da rompere».

 

FONTI:

  1. Nuova Cronica, III , G. Villani
  2. Le città invisibili, I. Calvino
  3. Intervista a , “IL” Novembre 2009
  4. Franca Miani
  5. G. Corbetta – B. Cremeschi

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  1. [...] sulla necessità di “ripensare” gli spazi urbani. Oggi tocca a Sara Hamed Adibpoor e a Michele Ventrella, del Liceo Linguistico “Marco Polo” di Bari Tag: città, Liceo linguistico Marco [...]

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